Dal libro allo schermo: dopo “Il racconto dell’ancella” arriva “I Testamenti”. 

4 Febbraio 2026

Dalla distopia letteraria di Margaret Atwood alla serie cult "Il racconto dell'ancella" fino a "I testamenti": un viaggio tra libro e schermo che interroga potere, corpo e libertà femminile.

Dopo il racconto dell'ancella arriva i testamenti

“Il racconto dell’ancella” non è soltanto uno dei romanzi distopici più influenti del Novecento, ma un dispositivo narrativo che ha saputo attraversare il tempo, trasformarsi e riattivarsi ogni volta che la realtà ha mostrato il suo volto più regressivo. Pubblicato nel 1985, il romanzo di Margaret Atwood è diventato prima un longseller internazionale, poi una serie televisiva di culto, infine un universo narrativo espanso capace di riflettere, con lucidità inquietante, le dinamiche del potere contemporaneo.

Dopo il successo globale di “The Handmaid’s Tale”, in Italiano: Il racconto dell’ancella la storia di Gilead, è pronta a tornare sullo schermo con “The Testaments”, I testamenti sequel ispirato al secondo romanzo della saga,

Dalla pagina allo schermo: The Handmaid’s Tale, una distopia che è diventata linguaggio visivo

Dal libro allo schermo, Il racconto dell’ancella e The Testaments dimostrano che la grande narrativa non invecchia: si trasforma. Ogni nuova trasposizione non è un adattamento, ma una risposta al presente. E il fatto che Gilead continui a tornare, a mutare, a parlare, dice molto più su di noi che sul futuro immaginato da Margaret Atwood.

Quando The Handmaid’s Tale debutta come serie televisiva, l’impatto è immediato. Le immagini delle ancelle vestite di rosso, i copricapi bianchi, la ritualità ossessiva del regime di Gilead diventano simboli globali, adottati nei cortei, nelle proteste, nei movimenti per i diritti civili. La distopia di Atwood smette di essere solo letteratura e diventa immaginario politico condiviso.

Prodotta da Hulu e interpretata da Elisabeth Moss, la serie non si limita a tradurre il romanzo: lo espande, ne esplora le zone d’ombra, insiste sul trauma, sulla memoria, sulla sopravvivenza. La figura di Offred non è più soltanto una testimone silenziosa, ma una coscienza ferita che si muove tra adattamento e resistenza.

Ed è proprio qui che la forza dell’opera si rivela: The Handmaid’s Tale non parla di un futuro remoto, ma di un passato che può sempre tornare.

Il libro: “Il racconto dell’ancella”, Margaret Atwood, Ponte alle Grazie

Pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie, “Il racconto dell’ancella” è ambientato in una teocrazia totalitaria sorta sulle ceneri degli Stati Uniti. A causa di una catastrofe ambientale e della conseguente crisi della fertilità, il corpo femminile diventa proprietà dello Stato. Le donne fertili, le Ancelle, sono ridotte a strumenti di riproduzione per l’élite dominante.

Offred vive in uno spazio sospeso tra obbedienza e memoria. Ricorda il mondo di prima, ma è costretta a sopravvivere in quello di adesso. Atwood costruisce una distopia che non ha bisogno di tecnologie futuristiche: le sue armi sono la religione piegata al potere, il controllo del linguaggio, la cancellazione dell’identità.

Il romanzo funziona perché non estremizza: ricombina elementi già esistenti nella storia, mostrando quanto sia fragile il confine tra civiltà e barbarie.

Dopo Gilead: “I testamenti”, Margaret Atwood, Ponte alle Grazie

Con “I testamenti”, Atwood torna a Gilead quindici anni dopo gli eventi del primo romanzo. Ma lo fa cambiando prospettiva. Non c’è più una sola voce, bensì un coro di testimonianze femminili che raccontano il sistema dall’interno e dall’esterno.

Il sequel non è una semplice continuazione narrativa: è una riflessione sul dopo, su cosa resta quando il potere comincia a incrinarsi. Le protagoniste sono donne che hanno imparato a muoversi tra compromesso, strategia e ribellione silenziosa. Gilead non è più un monolite, ma una struttura che mostra le sue crepe.

Ed è proprio questa complessità a rendere I testamenti un testo profondamente politico: il male non crolla mai di colpo, ma si consuma dall’interno.

The Testaments: la nuova serie e il ritorno a Gilead

Prodotta ancora una volta da Hulu, The Testaments arriverà su Disney+ nel mese di aprile. Ambientata quindici anni dopo la serie originale, vedrà il ritorno di Ann Dowd nei panni di Zia Lydia, uno dei personaggi più ambigui e disturbanti dell’intero universo narrativo.

Accanto a lei, un cast rinnovato porterà in scena una nuova generazione di personaggi, chiamati a confrontarsi con l’eredità di Gilead. Elisabeth Moss torna come produttrice esecutiva, confermando la volontà di mantenere una forte coerenza tematica e stilistica con la serie madre. The Testaments non promette redenzione facile. Promette complessità.

Corpo, potere e memoria

Alla base dell’opera di Atwood c’è una domanda radicale: chi controlla il corpo controlla il futuro. Gilead non nasce dalla forza militare, ma dalla normalizzazione dell’orrore, dalla trasformazione della violenza in dovere morale.

La filosofia politica che attraversa Il racconto dell’ancella e I testamenti è una riflessione sul biopotere, sul modo in cui lo Stato si arroga il diritto di decidere chi può nascere, chi può desiderare, chi può parlare. La memoria diventa allora l’unico spazio di libertà possibile. Ricordare è resistere.

In questo senso, la serie televisiva amplifica ciò che il romanzo suggerisce: la distopia non è una parentesi, ma un rischio strutturale delle società che rinunciano alla complessità in nome dell’ordine.

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