Ci sono autori che cambiano registro a ogni film. E poi c’è Pif. Pierfrancesco Diliberto, regista, autore e attore, è uno di quei narratori riconoscibili al primo sguardo. Non tanto per uno stile visivo, quanto per una voce precisa: ironica, disillusa, profondamente legata alla realtà italiana.
Dopo aver raccontato la mafia con il tono sorprendente de La mafia uccide solo d’estate, e dopo aver esplorato guerra, tecnologia e lavoro nei suoi film successivi, Pif torna al cinema nel 2026 con un nuovo progetto che sembra segnare un’altra evoluzione del suo percorso.Il titolo è già tutto un programma: “…che Dio perdona a tutti”. Una commedia, sì. Ma anche qualcosa di più.
Il ritorno al cinema: il quarto film di Pif
Con “…che Dio perdona a tutti”, Pif firma il suo quarto film da regista, tornando dietro la macchina da presa dopo E noi come stronzi rimanemmo a guardare (2021). Pif continua così un percorso coerente, in cui il cinema diventa uno spazio per interrogare il presente. Il film è arrivato nelle sale italiane il 2 aprile 2026, in pieno periodo pasquale, un dettaglio che non è affatto casuale.
Ancora una volta, Pif sceglie di essere non solo regista, ma anche protagonista della storia, mantenendo quel legame diretto tra autore e personaggio che è diventato una delle sue cifre distintive.
La trama: una storia d’amore e di fede
Al centro del film c’è Arturo, un agente immobiliare apparentemente soddisfatto della propria vita. Non cerca grandi cambiamenti, non ha ambizioni esagerate. Vive in una sorta di equilibrio tranquillo, fatto di routine e piccole certezze. Poi incontra Flora.
Flora è tutto ciò che Arturo non è: credente, convinta, radicata in una dimensione spirituale che lui ha abbandonato da tempo. Tra i due nasce un amore immediato, ma anche un conflitto inevitabile. Perché tra loro non c’è solo una differenza di carattere. C’è Dio. Per conquistare la donna che ama, Arturo decide di fingere una fede che non sente davvero.
Ma quella che nasce come una strategia sentimentale si trasforma presto in qualcosa di molto più complesso: un percorso interiore, una crisi, una domanda. E come spesso accade nei film di Pif, il punto non è la trama in sé. Ma ciò che la attraversa.
Tra commedia e riflessione: il marchio di Pif
Definire “…che Dio perdona a tutti” una semplice commedia sarebbe riduttivo. Certo, ci sono i momenti leggeri, le situazioni paradossali, l’ironia che ha reso Pif così amato dal pubblico. Ma sotto questa superficie si muove una riflessione più ampia. Il film parla di fede, ma non in senso religioso tradizionale. Parla di coerenza. Di ciò che diciamo di essere. E di ciò che siamo davvero.
Lo stesso Pif ha sottolineato come il tema non riguardi solo la sfera privata, ma anche quella pubblica: le scelte individuali hanno sempre una ricaduta collettiva. E così, ancora una volta, il suo cinema si muove su un confine sottile: quello tra intrattenimento e impegno.
Sicilia
Un elemento fondamentale del film è l’ambientazione. La Sicilia, e in particolare Palermo, non è solo uno sfondo, ma una presenza viva. I dolci, le pasticcerie, i sapori diventano parte integrante del racconto, quasi un linguaggio parallelo attraverso cui si esprimono i personaggi. Arturo ama i dolci. Li usa per riempire un vuoto.
E in questo dettaglio apparentemente secondario si nasconde una delle intuizioni più interessanti del film: il modo in cui le piccole ossessioni quotidiane possono diventare rifugi emotivi. Ancora una volta, Pif racconta l’Italia partendo dai dettagli. Da ciò che sembra marginale. E che invece è centrale.
Un cast corale
Accanto a Pif troviamo Giusy Buscemi nel ruolo di Flora, insieme a Francesco Scianna e Carlos Hipólito. Il cast contribuisce a costruire un equilibrio tra leggerezza e intensità, senza mai scivolare nella caricatura. I personaggi restano sempre ancorati a una dimensione reale, riconoscibile. E questo è uno dei punti di forza del film: nonostante i temi complessi, non perde mai il contatto con il quotidiano.
Un cinema che guarda alla realtà
Guardando la filmografia di Pif, emerge una linea chiara. Dal racconto della mafia a quello della guerra, fino alla critica sociale e tecnologica, ogni film nasce da una domanda. “…che Dio perdona a tutti” non fa eccezione. Questa volta, però, la domanda è più intima: è possibile cambiare davvero?
E soprattutto: quanto siamo disposti a mettere in discussione noi stessi per amore? Il film non offre risposte definitive. Ma costruisce uno spazio in cui queste domande possono esistere.
Con “…che Dio perdona a tutti”, Pif torna al cinema confermando la sua capacità di raccontare storie che fanno sorridere e pensare allo stesso tempo. Un film che parla di amore, ma anche di identità. Di fede, ma anche di contraddizioni. E che dimostra, ancora una volta, come il cinema possa essere uno strumento leggero e potente insieme. Perché, in fondo, la vera domanda non è se Dio perdoni tutti. Ma se siamo disposti a perdonare noi stessi.
