I celebri fratelli belgi Jean‑Pierre Dardenne e Luc Dardenne tornano in sala con “Giovani Madri”, un film drammatico che affronta con rigore e delicatezza il tema della maternità precoce, all’interno di un contesto sociale segnato dalla solitudine, dalla povertà e dalla fragilità affettiva. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2025, il film ha ottenuto il premio per la miglior sceneggiatura.
“Giovani madri”: un film sulla maternità precoce
In un panorama cinematografico spesso dominato da narrazioni “forti” o da generi più convenzionali, “Giovani Madri” rappresenta un ritorno al cinema civile, al volto, al passo lento che ascolta.
I fratelli Dardenne, con la loro macchina da presa discreta e intensa, ci invitano a stare accanto a ragazze che cercano non solo di diventare madri, ma prima ancora di essere donne, di costruire una identità, di cambiare una storia. Il film non dà certezze facili: non promette riscatti fulminei né soluzioni pronte.
Ma propone un percorso di verità. E nel farlo ci restituisce la forza della fragilità: perché spesso, come mostra quel mondo silenzioso eppure pulsante della casa famiglia, è proprio lì, nella quotidianità fatta di gesti piccoli, sguardi, panini preparati, passeggini spinti, che si genera la speranza.
Se sei sensibile alle storie che parlano del nostro tempo, della maternità, dell’educazione, delle seconde chance, allora “Giovani Madri” merita di essere visto. Con calma. Con rispetto. Con lo sguardo pronto ad incontrare chi ha perso molto e tuttavia non ha smesso di desiderare.
Trama
La vicenda si svolge in un centro di accoglienza per giovani madri nei pressi di Liegi. Le protagoniste sono cinque adolescenti: Jessica, Perla, Julie, Ariane e Naïma, tutte ospiti della struttura e tutte alle prese con un figlio, o in procinto di diventare madri, in un contesto in cui la maternità si è impressa troppo presto nella loro storia.
Il film segue la loro quotidianità: i pannolini, le prime notti insonni, le lezioni di cura, i contrasti con il passato, l’assenza paterna, le madri spesso assenti, la casa famiglia come rifugio in bilico tra protezione e prigione. Ognuna delle ragazze porta con sé un bagaglio di difficoltà, ma anche una forza che le spinge avanti. E la domanda costante è: cosa significa diventare madre quando si è ancora figlia? Come costruire un futuro nonostante l’eredità del dolore e delle carenze?
Lo stile dei Dardenne: realismo umano
Eletti tra i più coerenti registi contemporanei a sondare il sociale, i Dardenne adottano qui un approccio che privilegia il pedinamento della vita reale piuttosto che la costruzione drammatica classica. Si percepisce forte il respiro del reale: lunghi piani sequenza, inquadrature appena mosse, luci naturali, ambienti spesso spartani che non nascondono la fatica quotidiana.
In “Giovani Madri” il contesto della casa famiglia è più che un ambientazione: diventa linguaggio, mappa delle relazioni, dei limiti, delle speranze. I Dardenne non “raccontano” la storia: la vivono, la accompagnano. Come sottolinea una recensione: «Il cinema che abbiamo imparato ad amare: sonda intima, rabdomante capace di percepire il respiro nascosto del mondo là dove il mondo smette di guardare».
Le protagoniste: cinque voci, un destino
Il film non sceglie un’unica protagonista: ognuna delle ragazze ha il suo percorso, la sua inquietudine, la sua reazione al presente. Jessica sogna un legame con la madre biologica che l’ha data via; Perla cerca un riscatto; Naïma decide di crescere il bambino con la madre; Julie e Ariane vivono tra attese, scelte, indecisioni.
Questa pluralità di sguardi può essere ambiziosa: alcuni critici segnalano che l’intreccio risulti meno coeso rispetto al cinema precedente dei Dardenne, ma la forza sta nella verità degli incontri, nei gesti semplici, nei silenzi che dicono di più delle parole.
Temi e riflessioni
Al centro del film ci sono alcuni interrogativi: come si cresce quando hai già dovuto crescere? Che identità assume una giovane madre in un contesto in cui tutto sembra contro? Quanto il passato familiare, assenze, abusi, fragilità, condiziona la vita che si tenta di costruire? Vi è inoltre un tema della “seconda possibilità”: la casa famiglia non è un rifugio ideale ma un luogo dove può iniziare un altro corso. E il film lascia una nota di speranza, pur nella consapevolezza della difficoltà: non una redenzione facile, ma uno sguardo aperto verso il futuro. Una speranza che non cancella il dolore, ma lo attraversa.
Interpretazione e accoglienza
La scelta di attrici in gran parte non professioniste, la recitazione “rivale” della verità naturale, l’assenza di artifici scenografici, contribuiscono a costruire un’esperienza immersiva e umana.
I Dardenne mostrano il loro cinema più autentico e generoso. Criticamente, Giovani Madri ha ricevuto elogi per la sua sensibilità e per il rigore etico. Sebbene alcuni recensori segnalino che la pluralità delle storie renda meno incisivo il singolo filo drammatico, la generale opinione è che si tratti di un film importante, capace di parlare al presente.
Perché non perderlo
Perché tratta un tema urgente e poco rappresentato: la maternità adolescenziale nelle sue sfumature sociali e personali.
Perché siamo davanti a registi che hanno segnato il cinema contemporaneo e continuano a farlo con coerenza. • Perché il film è un atto di presenza: non giudica, non spiega, accompagna.
Perché offre al pubblico uno sguardo sull’altro che chiede attenzione, senza retorica, senza banalità. Destinazione in sala
“Giovani Madri” sarà distribuito in Italia da BIM Distribuzione e Lucky Red a partire dal 20 novembre 2025. Durata: 104‑105 minuti circa.
