Dal libro allo schermo “Finding her edge” Passione sul ghiaccio, amore e competizione
Scopri come il libro “Finding her edge” esplora la passione sul ghiaccio, l’amore e la competizione nella nuova serie Netflix

“Finding Her Edge. Passione sul ghiaccio” un romanzo young adult che lavora sul confine tra ambizione e sentimento, tra performance sportiva e vulnerabilità emotiva, e che trova nella trasposizione televisiva una naturale estensione visiva del suo immaginario.
Scritto da Jennifer Iacopelli e pubblicato in Italia da Rizzoli, il libro è diventato una serie TV Netflix, rinnovata per una seconda stagione, confermando il successo di una storia capace di parlare a un pubblico giovane ma non solo. Perché al centro non c’è soltanto una love story sul ghiaccio, bensì una riflessione più ampia su chi siamo quando smettiamo di essere solo ciò che gli altri si aspettano da noi.
Il romanzo: “Finding Her Edge. Passione sul ghiaccio”
Nel cuore del romanzo c’è Adriana Russo, promessa del pattinaggio artistico, cresciuta sotto il peso di un’eredità quasi schiacciante. Figlia di campioni olimpici, sorella di una pattinatrice di talento, Adriana vive in un mondo in cui il futuro sembra già scritto prima ancora di poter essere desiderato. Vincere i Mondiali Juniores a Parigi non è un sogno: è un dovere.
Il pattinaggio, in “Finding Her Edge. Passione sul ghiaccio”, non è solo uno sport. È una disciplina del corpo, un linguaggio silenzioso fatto di equilibrio, cadute, ripetizioni ossessive e controllo assoluto. Adriana pattina per non deludere, per restare all’altezza di un nome, per dimostrare di meritare lo spazio che occupa sul ghiaccio. Ma quando la pista storica della sua famiglia rischia di chiudere, qualcosa si incrina: non solo nella sua carriera, ma nella sua percezione di sé.
L’arrivo di Brayden, nuovo partner di danza, introduce una tensione doppia. Da un lato la chimica sportiva, necessaria per competere; dall’altro l’idea di una relazione costruita a tavolino, pensata per attirare sponsor e attenzione mediatica. Una finzione che funziona fin troppo bene, fino a quando dal passato riemerge Freddie, primo partner e primo amore, figura che riapre ferite e possibilità mai davvero risolte.
Il romanzo lavora così su un triangolo emotivo che non è mai puro melodramma, ma diventa un dispositivo narrativo per interrogare il rapporto tra autenticità e immagine, tra ciò che si mostra e ciò che si prova davvero.
Dalla pagina allo schermo: la serie “Finding Her Edge. Passione sul ghiaccio”
La serie “Finding Her Edge. Passione sul ghiaccio”, prodotta da Netflix, traduce questo universo interiore in immagini fortemente simboliche. Il ghiaccio diventa superficie narrativa: lucida, riflettente, pericolosa. Ogni caduta è visibile, ogni esitazione è amplificata, ogni sguardo rubato tra un passo e l’altro assume un peso emotivo preciso.
A differenza di molte serie young adult sportive, l’adattamento televisivo sceglie di non semplificare i conflitti. La competizione non è solo una gara da vincere, ma un sistema che chiede sacrifici costanti: il corpo disciplinato, la vita privata esposta, le emozioni trasformate in spettacolo. La serie mostra con chiarezza quanto lo sport agonistico, soprattutto femminile, sia spesso un terreno di controllo e aspettative, più che di pura libertà.
Il rinnovamento per una seconda stagione conferma che la storia di Adriana non è stata esaurita. Anzi, la serie sembra voler spostare sempre di più il baricentro dal “chi vincerà” al “chi diventerà”, interrogandosi su cosa significhi crescere quando l’identità è sempre stata definita dall’esterno.
Il ghiaccio come metafora: corpo, desiderio, controllo
Uno degli elementi più interessanti, sia nel libro sia nella serie, è l’uso del ghiaccio come metafora esistenziale. Il ghiaccio è bellissimo, ma instabile. Richiede grazia e forza insieme. Non perdona l’errore, ma lo rende visibile a tutti. Pattinare significa esporsi, accettare il rischio, trovare un equilibrio sempre provvisorio.
In questo senso, “Finding Her Edge. Passione sul ghiaccio” racconta una storia profondamente contemporanea. Adriana è una protagonista che incarna le contraddizioni di una generazione cresciuta tra performance e giudizio, tra il bisogno di eccellere e quello di sentirsi autentica. L’amore, qui, non è salvezza romantica, ma spazio di possibilità: qualcosa che può aiutare a riconoscersi, ma anche a perdersi.
La serie rafforza questa dimensione mostrando come il corpo femminile sia costantemente osservato, valutato, misurato. Ogni salto è un voto, ogni gesto una prova. In questo contesto, scegliere chi amare – e come amare – diventa un atto di autodeterminazione tanto quanto scegliere che tipo di atleta essere.
Perché funziona: tra young adult e racconto di formazione
Il successo di “Finding Her Edge. Passione sul ghiaccio” sta proprio nella sua capacità di andare oltre l’etichetta di romance sportivo. È una storia di formazione che parla di pressione, identità, fallimento e desiderio, usando il linguaggio accessibile dello young adult senza rinunciare a una certa complessità emotiva.
Il passaggio dal libro alla serie amplifica questi temi, offrendo una narrazione che dialoga con altre produzioni contemporanee incentrate su corpi performanti, competizione e costruzione dell’immagine pubblica. Ma qui c’è qualcosa in più: una consapevolezza sottile del fatto che crescere significa, prima o poi, scegliere se restare nella coreografia scritta dagli altri o provare a inventarne una propria.
Dal romanzo alla serie, “Finding Her Edge. Passione sul ghiaccio” dimostra come certe storie funzionino perché parlano di fragilità sotto forma di forza, di cadute trasformate in possibilità. Sul ghiaccio, come nella vita, non esiste equilibrio definitivo: esiste solo il coraggio di continuare a muoversi, anche quando il terreno è scivoloso.
Ed è forse proprio questo che rende Adriana Russo una protagonista così riconoscibile: non la sua perfezione, ma il suo continuo tentativo di trovare, e difendere, il proprio margine, il proprio “edge”, tra ciò che è stata e ciò che potrebbe diventare.