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Cime Tempestose dal libro al film cosa aspettarsi dal nuovo adattamento

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Cime Tempestose dal libro al film cosa aspettarsi dal nuovo adattamento

Cime Tempestose ha avuto tantissimi adattamenti, ma cosa aspettarsi dal nuovo adattamento? Un amore feroce, una storia senza redenzione e un magnetismo che passa dalla pagina allo schermo

Cime Tempestose dal libro al film cosa aspettarsi dal nuovo adattamento

“Cime tempestose” pubblicato nel 1847 e accolto inizialmente con scandalo e incomprensione, il libro di Emily Brontë ha cambiato per sempre il modo di raccontare la passione, la violenza emotiva, l’ossessione. Non è una storia d’amore consolatoria, ma una discesa negli abissi del desiderio e della perdita, dove i personaggi non cercano la salvezza, ma la sopravvivenza.

Il cinema, da sempre attratto dalle storie estreme, non ha resistito al richiamo di “Cime tempestose”. Nel corso dei decenni, il romanzo è stato adattato più volte, ma ogni versione si misura con la stessa sfida: come rendere visibile l’energia distruttiva che Emily Brontë ha inciso nella parola scritta? Il film di cui parliamo oggi, prodotto da Warner Bros affronta proprio questo nodo, puntando non solo sull’atmosfera gotica e selvaggia, ma soprattutto sul magnetismo tra gli attori, diventato uno degli elementi più commentati della produzione.

Cime Tempestose: Margot Robbie e Jacob Elordi un adattamento bollente

Dal romanzo di Emily Brontë al film Warner Bros, “Cime tempestose” continua a dimostrare perché è un classico scomodo, ancora oggi necessario. Non offre modelli, non consola, non redime. Racconta l’amore come forza distruttiva, l’identità come conflitto, il desiderio come qualcosa che può sopravvivere persino alla morte.

Il film riesce nell’impresa più difficile: tradurre questa ferocia in immagini senza tradirla. E lo fa grazie a una regia asciutta, a un uso intelligente dello spazio e, soprattutto, a un cast capace di incarnare un legame che non chiede di essere capito, ma sentito. Come il romanzo, anche questo adattamento non lascia indifferenti. E forse è proprio questo il segno più autentico della sua riuscita.

Il romanzo: una passione che diventa destino

In “Cime tempestose” non esistono eroi positivi. Heathcliff non è un amante romantico, Catherine Earnshaw non è una vittima innocente. Sono due forze primordiali che si attraggono e si respingono, incapaci di convivere ma impossibilitati a separarsi davvero. Emily Brontë costruisce un romanzo fatto di crudeltà morale, vendetta, sadismo emotivo, dove l’amore non redime ma condanna.

La struttura narrativa, affidata a più voci e a un gioco di racconti incastonati, amplifica il senso di claustrofobia: tutto accade in pochi luoghi, battuti dal vento, isolati dal mondo, come se la brughiera fosse un personaggio a sé. È qui che Heathcliff cresce, soffre, si trasforma; è qui che Catherine comprende troppo tardi che rinnegare una parte di sé significa distruggersi.

Il romanzo, spesso frainteso come storia d’amore gotica, è in realtà una riflessione feroce sulla proprietà, sull’identità sociale, sulla violenza dell’esclusione. Heathcliff non viene mai perdonato perché non viene mai davvero integrato: resta sempre “altro”, estraneo, anche quando acquisisce potere. Ed è proprio questa dimensione politica e psicologica che il cinema fatica, ma deve, affrontare.

Il film: tradurre l’ossessione in immagini

L’adattamento cinematografico targato Warner Bros. sceglie una strada precisa: ridurre l’enfasi melodrammatica e aumentare la tensione fisica ed emotiva. La regia lavora per sottrazione, lasciando spazio ai silenzi, agli sguardi, ai corpi che si cercano e si respingono. La brughiera non è uno sfondo romantico, ma un ambiente ostile, quasi violento, che rispecchia lo stato interiore dei personaggi.

Il film non tenta di “addolcire” Heathcliff né di rendere Catherine più comprensibile. Al contrario, li mostra per quello che sono: due individui incapaci di adattarsi a un mondo che impone regole, classi, ruoli. La fotografia cupa, i colori freddi, l’uso della luce naturale contribuiscono a restituire quella sensazione di incomunicabilità e urgenza che attraversa il romanzo. Ma ciò che ha colpito maggiormente pubblico e critica è stata la chimica tra gli interpreti principali.

Il magnetismo tra gli attori: quando la tensione diventa credibile

Uno degli aspetti più interessanti di questo adattamento è il modo in cui gli attori che interpretano Heathcliff e Catherine hanno raccontato il loro lavoro sul set. Diverse interviste e materiali promozionali sottolineano come il magnetismo tra loro sia nato quasi immediatamente, non come costruzione artificiale, ma come conseguenza di un’immersione totale nei personaggi.

Non si tratta di una “chimica romantica” nel senso classico, ma di una tensione costante, fatta di attrazione e fastidio, vicinanza e rifiuto. Lo stesso Elordi ha affermato che Margot Robbie è un’attrice così brava da essersi innamorato veramente di lei e di volere stargli accanto ogni momento del film.

Gli attori hanno lavorato molto sul corpo: posture, distanza, contatto fisico spesso brusco, non idealizzato. Questo ha permesso al film di evitare il rischio più grande di Cime tempestose: trasformare un rapporto tossico in una storia d’amore esteticamente affascinante ma moralmente innocua.

Il risultato è una relazione che disturba, proprio come nel romanzo. Guardando il film, non si “tifa” per Heathcliff e Catherine: si assiste al loro legame come a un fenomeno naturale incontrollabile, un incendio che consuma tutto ciò che tocca. Ed è qui che il magnetismo degli attori diventa fondamentale: senza quella tensione reale, il film perderebbe la sua ragion d’essere.

Libro e film a confronto una fedeltà emotiva più che narrativa

Ogni adattamento di Cime tempestose deve fare i conti con una scelta inevitabile: essere fedele alla trama o allo spirito. Questo film sceglie la seconda via. Alcuni passaggi vengono semplificati, alcuni personaggi secondari ridimensionati, ma ciò che resta intatto è il nucleo emotivo del romanzo: l’idea che l’amore, quando diventa identità assoluta, può trasformarsi in una forma di violenza.

Il film riesce là dove molte versioni precedenti hanno fallito: non cerca di spiegare Heathcliff, non lo giustifica, non lo assolve. Lo osserva. E osserva Catherine con la stessa lucidità spietata. In questo senso, l’adattamento dialoga con il romanzo in modo maturo, consapevole del fatto che Cime tempestose non è una storia da “attualizzare”, ma da attraversare senza filtri.