Willy Ronis, il reporter della quotidianità

Willy Ronis è stato un fotografo francese che ha dedicato la sua intera carriera alla fotografia dal vivo, sempre e rigorosamente in bianco e nero. Attraverso la sua opera ha attraversato buona parte del Novecento come figura centrale della fotografia umanistica francese...

Fotografo umanista, Ronis ha dedicato quasi tutta la sua carriera alla fotografia aneddotica, attraverso scatti raffiguranti la semplicità del vivere quotidiano

MILANO – Willy Ronis è stato un fotografo francese che ha dedicato la sua intera carriera alla fotografia dal vivo, sempre e rigorosamente in bianco e nero. Attraverso la sua opera ha attraversato buona parte del Novecento come figura centrale della fotografia umanistica francese. Il suo sguardo, nelle sue fotografie, è quello di un reporter amante ed affascinato dall’apparente semplicità della quotidianità.

WILLY RONIS – Ronis nacque a Parigi il 14 agosto 1910. Il padre, ebreo ucraino, arrivò in Francia sei anni prima della nascita del figlio e qui aprì uno studio di fotografia. Ronis studiò, seppur con scarso profitto, al Liceo Luis-le-Grand. Grande appassionato di arte, disegno e musica, per il sedicesimo compleanno chiese in regalo la sua prima macchina fotografica, una Kodak dall’insolito formato 6,5×11. Le prime esperienze da fotoamatore si svolsero nello studio del padre. Lo interessavano soprattutto i ritratti ma, non avendo a disposizione modelli, si dovette accontentare di autoritratti e scatti in esterni, che sviluppava e stampava da sé, avendo appreso sin da piccolo l’arte grazie all’osservazione del padre al lavoro. Nonostante fosse grande amante della musica, per accontentare i desideri dei genitori che lo volevano funzionario, nel 1929 Ronis si iscrisse alla facoltà di diritto. L’anno seguente fu costretto ad intraprendere il servizio militare. Ritornato a casa dovette sostituire al lavoro il padre gravemente malato. Il lmestiere non lo entusiasmava affatto, se non quando doveva assolvere alle commissioni di fotografie industriali. Questa esperienza, tuttavia, lo avvicinò fortemente al mondo della fotografia. Nei momenti liberi, Ronis cominciò a girare la sua Parigi a caccia di immagini. Durante le vacanze in montagna iniziò a costruire quella che in seguito chiamò “fototeca sulla neve”, un archivio che, anno dopo anno, si arricchì a tal punto da garantirgli collaborazioni con riviste specializzate.

I PRIMI PASSI NEL MONDO DELLA FOTOGRAFIA ILLUSTRATA – Alla morte del padre, avvenuta nel 1936, Ronis chiuse lo studio per dedicarsi a tempo pieno al mestiere di fotografo illustratore, poiché considerava intollerabili le discrepanze tra la propria concezione di fotografia e le richieste della clientela. L’incontro con due mostri sacri come Chim Seymour e Robert Capa fece comprendere a Ronis come la fotografia fosse davvero la sua vocazione primaria. La sua amicizia e collaborazione con il fotografo Naf gli permise di realizzare progetti ambiziosi, tra cui il primo scatto a Guernica di Picasso, in mostra all’Expo 37. Le sue prime personali furono “Neige dans le Vosges” e “Paris la nuit”. La guerra costrinse il fotografo ad una lunga pausa dalla sua attività, durante la quale fu costretto ad improvvisarsi in vari mestieri. Dopo la liberazione, tornò a fotografare a pieno regime.

LA NOTORIETA’ – La notorietà di Willy Ronis aumentò di pari passo con gli apprezzamenti del suo lavoro. Insignito di vari e diversi premi, negli anni Cinquanta intraprese un nuovo e stimolante progetto, quello della fotografia di moda. Nota è la sua collaborazione con la celebre rivista Vogue. In questo periodo cominciò anche a lavorare nel campo della pubblicità. Nei suoi libri e nelle interviste rilasciate il maestro francese ribadì spesso quello che si poteva ben intuire dalla sua fotografia, cioè una passione profonda per la narrazione aneddotica, sviluppata negli anni andando a caccia di immagini, soprattutto per le strade di Parigi. Nel 1983, su consiglio di Guy Le Querrec, Claude Nori pubblicò la prima monografia intitolata “Sur le fil du hasard”. L’opera ottenne il premio Nadar, e fu una nuova spinta per il fotografo ad intraprendere nuovi progetti. Ronis morì nella notte tra l’11 ed il 12 settembre 2009, all’età di 99 anni.

LA FOTOGRAFIA COME SPACCATO DI VITA QUOTIDIANA – Tutta la fotografia di Ronis è incentrata sul suo vivo e sincero interesse per la condizione umana. Questo ha portato il fotografo a porsi in maniera empatica di fronte alle più semplici azioni d’ogni giorno, per scoprirvi un significato esistenziale universale. Tutto ciò ha reso Ronis un grande fotografo umanista più che un semplice reporter sociale. Forma e tempo sono due concetti chiave nella sua arte . Come nella realtà circostante, anche nel proprio esprimersi fotograficamente egli cercò sempre la semplicità, ma nell’accezione più alta del termine, quella cioè di chiarezza ed immediatezza. Nei suoi scatti l’attenzione alla forma diventa ricerca continua e tenace di un equilibrio, non da intendersi come pura perfezione tecnica, quanto piuttosto come geometria interamente dettata dal cuore e dai sentimenti.  “Una foto significativa è una foto funzionale. La funzione di una foto consiste nella sua capacità immediata di sintetizzare la propria intenzione”.


16 luglio 2013    

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