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Urban survivors: l’inferno delle baraccopoli negli scatti dei fotografi dell’agenzia Noor

Sopravvivere nelle baraccopoli, vere e proprie ''bombe a orologeria'' umanitarie. Luoghi ''invisibili'' al mondo esterno, che è possibile avvicinare attraverso la mostra multimediale Urban survivors, frutto della collaborazione fra MSF e l'agenzia fotografica Noor, visitabile sul sito www.urbansurvivors.org...
Nata dalla collaborazione tra MSF e Noor, la mostra multimediale Urban Survivors è stata inaugurata venerdì a Internazionale a Ferrara
FERRARA – Sopravvivere nelle baraccopoli, vere e proprie “bombe a orologeria” umanitarie. Luoghi “invisibili” al mondo esterno, che è possibile avvicinare attraverso la mostra multimediale Urban survivors, frutto della collaborazione fra MSF e l’agenzia fotografica Noor, visitabile sul sito www.urbansurvivors.org. I cinque fotografi Stanley GreeneAlixandra FazzinaFrancesco ZizolaJon Lowenstein e Pep Bonet hanno visitato i progetti di MSF nelle bidonville di Dacca (Bangladesh), Karachi (Pakistan), Johannesburg (Sud Africa), Port-au-Prince (Haiti) e Nairobi (Kenya).
L’INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA – L’inaugurazione della mostra si è tenuta venerdì 5 ottobre al Festival di Internazionale a Ferrara, in un incontro moderato da Edoardo Vigna, di Sette – Corriere della Sera, con Sergio Cecchini, Direttore comunicazione MSF Italia, e Stanley Greene, fotografo dell’agenzia Noor, pluripremiato al World press photo, che ha lavorato in tutti i contesti di conflitto e ha fatto parte delle Black panthers. Greene ha raccontato a Ferrara la sua attività di fotografo e il lavoro di documentazione svolto a Dacca con MSF. 
LE CONDIZIONI DI VITA NELLE BARACCOPOLI – Le fotografie e i video-documentari che i fotografi hanno realizzato accendono un riflettore sulle fasce di popolazione più povera che emigrano in massa dalle regioni rurali verso le città, nella maggior parte dei casi finendo nelle bidonville che crescono in modo esponenziale. I visitatori potranno entrare nel cuore di immense baraccopoli “invisibili” al mondo esterno e toccare con mano le  condizioni di vita estreme e le sfide che MSF sta affrontando, ogni giorno, per assistere la popolazione: malnutrizione, acqua contaminata, mancanza di servizi igienico-sanitari, infezioni, HIV/AIDS. 
GLI INTERVENTI UMANITARI – “C’è un crescente bisogno di interventi umanitari nelle baraccopoli. Pertanto stiamo aumentando le nostre risorse per lavorare in molti di questi luoghi dove la situazione è estremamente grave ed esplosiva: attualmente abbiamo progetti in più di 20 città nel mondo. Sopravvivere è una sfida quotidiana, come evidenzia con forza la mostra Urban Survivors”, dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale di MSF Italia. 
I PROGETTI FOTOGRAFICI – In Asia, il fotografo Stanley Greene documenta la vita nella baraccopoli di Dhaka (Bangladesh),  tra malnutrizione infantile, assenza di servizi igienico-sanitari e vulnerabilità alle catastrofi naturali; Alixandra Fazzina racconta attraverso i suoi scatti la baraccopoli di Karachi (Pakistan) dove MSF assiste le persone affette da HIV/AIDS e tubercolosi. L’Africa è invece vista attraverso l’obiettivo dei fotografi Francesco Zizola che ha viaggiato a Nairobi (Kenya), fra gli abitanti di Kibera, la maggiore baraccopoli della capitale, e Pep Bonet che documenta la vita degli immigrati dello Zimbabwe presenti a Johannesburg (Sud Africa) e di coloro che vivono nella baraccopoli della città, lottando contro HIV/AIDS e tubercolosi multiresistente ai farmaci. Infine, Haiti, dove Jon Lowenstein racconta la violenza e le difficoltà di Martissant, baraccopoli della capitale Port-au-Prince, colpita anche dal colera.
7 ottobre 2012 

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