”Spirito del Giappone”, scatti che propongono il volto più vero dell’Oriente

Il Museo d'Arte Orientale di Torino ospita sino al 12 gennaio prossimo ''Spirito del Giappone. Fotografie di Suzanne Held'', la mostra che propone oltre 40 fotografie dedicate al Giappone e realizzate dall'artista francese Suzanne Held...

L’esposizione, allestita presso il Museo d’Arte Orientale di Torino, propone gli scatti dell’artista francese Suzanne Held, e che propongono un interessante viaggio alla scoperta dei luoghi e della cultura orientali

MILANO – Il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino ospita sino al 12 gennaio prossimo “Spirito del Giappone. Fotografie di Suzanne Held”, la mostra che propone oltre 40 fotografie dedicate al Giappone e realizzate dall’artista francese Suzanne Held, già esposte al Musée d’Arts Asiatiques di Nizza.

USI E COSTUMI DEL GIAPPONE – Negli scatti giapponesi Suzanne Held sceglie di rappresentare un Paese abitato dalla tradizione, nel quale ogni istante si veste del silenzio del rituale. Si tratta di un Paese popolato tanto dagli uomini quanto dagli “spiriti” dello Shintō e dalle grandi figure del Buddhismo. Il grande formato delle fotografie consente al visitatore di immergersi in un Giappone senza tempo, lontano dalle megalopoli e dalle loro industrie. Si tratta di un Giappone nel quale l’estetismo è un’arte di vivere e nel quale l’armonia e la delicatezza del gesto si mescolano al rigore e alla precisione dei riti ancestrali.

L’ESPOSIZIONE – Le immagini in mostra si articolano attorno a quattro grandi temi: la geisha, i giardini, i luoghi di culto dello Shinto e del Buddhismo. L’obiettivo dell’artista. Attraverso questi scatti, è quello di sfatare i falsi miti occidentali che sono maturati riguardo l’Oriente. Tra gli aspetti della cultura giapponese più noti e più fraintesi dall’Occidente vi è la figura della geisha. I giardini, elemento essenziale della cultura nipponica, sono di solito presenti nell’immaginario occidentale nella forma del giardino secco. La realtà è tuttavia molto più varia. Per i Giapponesi, tutto è abitato, anche una porzione di natura che agli occhi di un Occidentale può apparire casuale è in realtà un giardino minuziosamente organizzato, sistemato in modo da riprodurre lo spazio naturale nel quale vivono gli spiriti, con lo scopo di attirarli e di assicurarsene la benevolenza. All’insegna della perfetta integrazione tra uomo e natura, alle foto di giardini si affiancano le suggestive immagini di luoghi di culto legati allo Shintō e al Buddhismo.

IL CALENDARIO DEGLI INCONTRI – Per tutta la durata della mostra, un ricco calendario di eventi consentirà di immergersi totalmente nell’atmosfera giapponese, apprezzando dal vivo alcuni dei gesti che caratterizzano la cultura del Paese. Accanto alla cerimonia del tè, all’ikebana, alla calligrafia e alla danza butoh, troveranno spazio conferenze dedicate alla concezione e creazione dei bonsai, alla carta e alla figura del guerriero giapponese. Per consolidare e ribadire il rapporto di gemellaggio di Torino con la città di Nagoya, dall’inizio della mostra al 10 novembre verrà proiettato il cortometraggio “Knights and Noodles”, realizzato con il sostegno del Ministero del Commercio, dell’Economia e dell’Industria giapponese. Infine dal 14 dicembre al 16 febbraio 2014, in occasione della mostra Origami – spirito di carta, realizzata dall’Associazione Yoshin Ryu nel vicino Palazzo Barolo, il MAO ospiterà un video dedicato all’arte tradizionale giapponese della  piegatura della carta.

L’ARTISTA – Interessata alla fotografia sin dall’infanzia e iniziata all’arte dalla frequentazione dei musei e dalla passione per il disegno, dopo qualche anno di impegno nel giornalismo fu in modo del tutto naturale indirizzata alla carriera di fotoreporter dalla sua doppia formazione in Storia dell’Arte e in Scienze Politiche. A partire dagli anni ‘60 percorre ed esplora la terra intera, in un’epoca in cui erano ancora possibili reportages inediti da parti del mondo sconosciute al grande pubblico. Il suo stile facilmente riconoscibile e la qualità alta del suo lavoro fotografico tradizionale ai sali d’argento le valgono ben presto un vivo successo. Grandi riviste come VSD, Grand reportage, le Figaro Magazine, Connaissance des Arts le dedicano regolarmente ampio spazio. La sua capacità di cogliere la luce naturale e di apprezzarne le sfumature, abbinata alla sua notevole pazienza, le permette di cogliere e identificare l’istante magico e unico che congiunge luce e soggetto. Pubblica più di una trentina di albums che documentano i suoi quarant’anni di viaggi solitari alla ricerca dei più bei paesaggi – lei direbbe delle luci più belle – e dei popoli che li abitano. Le sue fotografie obbediscono quasi tutte alla preoccupazione di rivelare l’osmosi tra la natura e la creazione umana.

1 novembre 2013

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