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”Percorsi di luce”, scatti d’autore e di giovani talenti per esplorare la fotografia

Un grande autore e due giovani talenti per esplorare i diversi linguaggi della fotografia. E' questo il programma di ''Percorsi di luce'', una mostra promossa dall'AFI – Archivio Fotografico Italiano...
Il Comune di Castellanza (Va), nel suggestivo scenario di villa Pomini, ospita fino al 28 ottobre 2012 la mostra “Percorsi di luce”, con gli scatti d’autore di Piergiorgio Branzi e dei giovani artisti Emanuele Carpenzano e Giorgia Carena

MILANO – Un grande autore e due giovani talenti per esplorare i diversi linguaggi della fotografia. E’ questo il programma di “Percorsi di luce”, una mostra promossa dall’AFI – Archivio Fotografico Italiano, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Castellanza, in provincia di Varese, e con il supporto tecnologico di EPSON. La rassegna fotografica ospiterà gli scatti del reporter del Tg1 Piergiorgio Branzi, che in “Diario moscovita” ha narrato la Russia con rispetto e sensibilità, tra la quotidianità e lo spettro della guerra fredda. Ad accompagnarlo in questa esposizione saranno due giovani fotografi, Emanuele Carpenzano e Giorgia Carena, che con i loro rispettivi lavori – “Nel grembo” e “Immagini dal silenzio” – reinterpreteranno in modi diversi il tema del nudo. La mostra sarà in esposizione presso la storica villa Pomini di Castellanza fino al 28 ottobre 2012.

DIARIO MOSCOVITA
– Nel 1962 Piergiorgio Branzi – fotografo colto e sperimentatore, grande innovatore dei codici linguistici della fotografia – viene mandato a Mosca da Enzo Biagi, a quel tempo direttore del Telegiornale RAI, come giornalista-reporter, per fare delle riprese filmate accompagnate da un testo di commento. Ufficialmente fotografare a Mosca in quei tempi di guerra fredda non è permesso e la situazione per un reporter straniero è molto difficile, anche perché non gli viene reso facile coltivare contatti privati. Dal punto di vista di un osservatore silenzioso, Branzi riprende la vita quotidiana delle persone in un suggestivo bianco e nero: la fila davanti ai negozi, il correre nelle strade o sulle ampie piazze innevate, prendere un Tjai nei Magazzini Gum, il bagno alla domenica nella Moscova in costume da bagno. Branzi osservava tutto questo con la sua Leica, i quartieri nuovi, il museo della rivoluzione, il monastero dei vecchi credenti, il negozio d’antiquariato su l’Arbat, la lezione di valzer, l’Università Lomonosov, costruendo a poco a poco il suo "Diario Moscovita", uno spontaneo reportage, tributo nostalgico per un popolo e per la sua città. Dopo l’esperienza moscovita lascia la fotografia per dedicarsi alla pittura e all’incisione, ma vi ritorna nel 2007 sperimentando le possibilità della tecnica digitale, nella consapevolezza che attraverso la sua insita utopia di democratizzazione possa, e debba aprire un cambiamento epocale, un giro di boa e di rotta nella pratica e nel codice linguistico del fare fotografia.

NEL GREMBO – La ricerca realizzata da Emanuele Carpenzano presenta una particolare sensibilità nell’affrontare attraverso il mezzo fotografico il tema del nudo. Come commenta Roberto Mutti, critico fotografico, “ “Nel grembo” esclude da subito il puro esercizio di stile, perché quello che interessa al fotografo è raccontare una storia con la spontaneità di un racconto, con il graffiante vigore di un aforisma. Il corpo della donna è imprigionato in una stanza dalle pareti nere che caratterizza un design modernissimo ed essenziale: questo diventa il luogo teatrale ossessivo e claustrofobico al cui interno la ragazza si muove come volesse liberarsi di una sofferenza che emerge nei suoi gesti rapidi e disperati, nel suo moltiplicarsi in superfici specchianti, nel suo rannicchiarsi su se stessa, nel suo abbandono. Poi, quando tutto sembra chiudersi su di lei, improvvisa arriva la liberazione: il cielo si allarga espandendosi, la luce domina ogni cosa e il corpo della donna sembra ritrovare la sua serenità fin quasi a confondersi con l’acqua, con la sabbia, con la roccia che con la loro vicinanza le conferiscono una flessuosità e una delicatezza nuove. E’ allora che il fotografo rivela il suo vero ruolo di demiurgo, colui che con la sua presenza ha consentito alla vicenda di svolgersi, alla donna di rinascere”.

IMMAGINI DAL SILENZIO
– Il progetto nasce dalla passione di Giorgia Carena per le poesie di Emily Dickinson, che immediatamente evocano in lei immagini ricche di significato, difficili da dimenticare. Tutto caratterizzato da scatti in bianco e nero, “Immagini dal silenzio” svela un corpo di donna capace di evocare le parole tanto sofferte e tanto necessarie di una poesia fuori dal tempo. Ogni scatto è una ricerca difficoltosa e lunga, estenuante, che coinvolge Giorgia Carena in un vero e proprio percorso di introspezione.

11 ottobre 2012

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