Mauro D’Avino, ”Il nostro libro fotografico riscopre angoli scomparsi di Milano”

La macchina fotografica cattura i cambiamenti intercorsi dagli anni Trenta a oggi nel volume ''Milano si gira!'', opera di Mauro D'Avino, Lorenzo Rumori, Simone Pasquali, Roberto Giani e Andrea Martinenghi. Le location che hanno ospitato scene della grande cinematografia italiana - Milano ha fatto da sfondo a opere di De Sica, Visconti, Antonioni, Paolini, Lizzani - vengono oggi riesplorate dagli autori, in un confronto tra i fotogrammi dei film di allora e le foto di oggi...
Uno degli autori del volume “Milano, si gira!” spiega come la fotografia possa documentare i cambiamenti della città milanese attraverso il tempo
 

MILANO – La macchina fotografica cattura i cambiamenti intercorsi dagli anni Trenta a oggi nel volume pubblicato da Gremese Editore, "Milano si gira!", opera di Mauro D’Avino, Lorenzo Rumori, Simone Pasquali, Roberto Giani e Andrea Martinenghi. Le location che hanno ospitato scene della grande cinematrografia italiana – Milano ha infatti fatto da sfondo alle opere di registi come De Sica, Visconti, Antonioni, Paolini, Lizzani – vengono oggi riesplorate dagli autori del libro, in un confronto tra i fotogrammi dei film di allora e le foto di oggi. D’Avino ci parla del libro, che verrà presentato ai Frigoriferi Milanesi, nel capoluogo lombardo, il 14 marzo.

Come è nato il progetto del libro? “Milano, si gira!” segue l’altro volume già edito, ossia "Roma, si gira!". Quali sono le motivazioni che vi hanno portato a entrambi?
L’operazione, prima per Roma e poi per Milano, nasce originariamente dal sito www.davinotti.com, che si occupa di recensioni cinematografiche ma è nello stesso tempo un enorme database di location in cui autentici specialisti riescono a trovare i luoghi in cui i film sono stati girati a volte anche solo dall’osservazione di un portone o di un riflesso. Un "pool" di straordinari ricercatori che ha portato alla compilazione di un database enorme e senza eguali non solo in Italia, arrivato ormai alla catalogazione di migliaia e migliaia di location (senza contare quelle doppie, triple o anche presenti decine e decine di volte). Quando l’editore Gremese mi telefonò offrendomi la possibilità di ricavare da tutto questo un libro decisi di accettare. Assieme a Lorenzo Rumori, uno dei più collaborativi utenti del sito (grafico come me) ci siamo imbarcati nell’impresa sudando le proverbiali sette camicie per selezionare, trovare ex-novo alcune location, fotografarle personalmente e riunirle in un libro che abbiamo organizzato, studiato, progettato e impaginato. Il libro era "Roma, si gira!" e si occupava dei film ambientati nella Capitale dagli Anni Quaranta ai Sessanta. Dal momento che il libro è piaciuto e ha avuto ottimi riscontri di vendita, abbiamo replicato con Milano, collaborando questa volta con tre ragazzi milanesi che conoscevo fin da quando ci incontravamo sul Davinotti: Simone Pasquali, Andrea Martinenghi e Roberto Giani, gestendo un sito dedicato al cinema girato a Milano (www.squadravolanteligera.com), avevano già molto materiale relativo alla città e insieme abbiamo potuto completare "Milano, si gira!", che riprende lo spirito della collana e cioè l’analisi di location in cui sia possibile osservare una certa differenza rispetto alle stesse fotografate oggi.

Quali sono state le trasformazioni più significative avvenute a Milano e messe in rilievo da questo libro?
Impossibile riassumere qui tutte le grandi diversità che una città moderna come Milano evidenzia rispetto al proprio passato; non solo nell’architettura ma anche nei mezzi pubblici, nelle fabbriche, nelle sue tendenze… Nella sezione curiosità, ad esempio, si possono ritrovare immagini della piazza Duomo con le insegne al neon che chiunque abbia vissuto a Milano fino al 1999 (quando la giunta Albertini le fece rimuovere) non può non ricordare. O la scalinata che portava al Burghy di Corso Vittorio Emanuele oggi inglobata all’interno di un negozio. Più in generale ogni immagine racconta una sua storia, che si fonde con il racconto della scena del film da cui è stato preso il fotogramma con l’intento di suscitare in chi legge un sentimento di nostalgia e di curiosità, che cresce nel caso in cui si sia visto il film a cui si fa riferimento e si riesca a ricordare la scena.

Secondo lei, qual è l’importanza dell’immagine, ferma nel caso della fotografia,  in movimento nel caso del cinema, per raccontare un luogo e in particolare per ricordare e documentare la sua storia?
Direi fondamentale. Non potendo basarci unicamente sui ricordi o sulle testimonianze scritte per "rivedere" un luogo, non restano che fotografie e filmati per documentare la reale esistenza e l’esatta "forma" di luoghi scomparsi o profondamente modificati. Il valore del ricordo personale, senza doverci lanciare in ardite considerazioni filosofiche, va di pari passo con quello storico e insieme contribuiscono a creare la memoria, non solo individuale ma collettiva. Per questo io credo che un libro come "Milano, si gira!", studiato con l’intento di ritrovare angoli di Milano oggi scomparsi per mostrarne i cambiamenti, sia una bella testimonianza da aggiungere in tema. Perché non dimentichiamo che la sensibilità di chi dirige un film ci permette di osservare la città da un punto di vista privilegiato, quello di chi ha il talento di saper cogliere l’immagine suggestiva, d’effetto, senza limitarsi a filmare la città come potremmo fare tutti. Non si trovano nel libro le solite inquadrature del Duomo o dei Navigli, ma soprattutto strade e vie di un tempo che i libri storici della città spesso trascurano.

Dal momento che Lei è un grafico, quali sono le nuove possibilità che il digitale ha apportato nella fotografia rispetto al semplice scatto? Cosa c’è in più ora, o in meno?
Soprattutto in un libro come il nostro, in cui uno degli obiettivi è quello di replicare quanto meglio possibile l’immagine voluta dal regista (per la quale vengono utilizzate lenti speciali che modificano spesso le distanze impedendo una perfetta restituzione della medesima inquadratura), il lavoro di perfezionamento delle fotografie, con la sovrapposizione ad esempio di più scatti per ampliare il quadro e simulare una panoramica, è la norma. Un "fish-eye" non potrebbe mai offrire qualcosa di simile, per cui capita che una sola fotografia sia composta anche da dieci scatti "incollati" in modo certosino con conseguente correzione dei difetti. Non parliamo poi dei fotogrammi, che per quanto siano ricavati da dvd hanno regolarmente bisogno di una correzione cromatica che ne restituisca per quanto possibile i colori e l’impatto originale. Insomma, per quanto possa non sembrare a chi lo prende in mano, il libro nasconde un lavoro molto lungo operato da chi, come noi, essendo del campo sa fortunatamente come farlo.

A proposito della domanda precedente, in che modo queste "alterazioni" di cui si avvale la fotografia digitale possono modificarne il suo valore in qualità di veicolo di comunicazione?
Parlando soprattutto in termini pubblicitari ci sarebbe ovviamente da parlare per ore, sul tema. In realtà la nostra non è pubblicità e compito nostro non è quello di "abbellire" ciò che la macchina fotografica scatta. Certo, qualche modifica nelle luci viene fatta se la fotografia evidenzia dei difetti, ma tutto rientra nella "normale amministrazione". Le alterazioni maggiori possono avvenire nella creazione della copertina, ma anche qui abbiamo preferito mantenere il più possibile inalterati i fotogrammi originali.

4 febbraio 2013

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