Le forme evocative del corpo umano e della natura nelle fotografie di Walter Chappell

Si inaugura venerdì 13 settembre 2013, negli spazi espositivi dell'ex Ospedale Sant'Agostino di Modena, ''Walter Chappell. Eternal Impermanence'', una retrospettiva dedicata a uno fra i protagonisti più controversi della fotografia americana del XX secolo...
Al grande fotografo statunitense è dedicata la retrospettiva “Walter Chappell. Eternal Impermanence” allestita dal 13 settembre 2013 al 2 febbraio 2013 nell’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena
MILANO – Si inaugura venerdì 13 settembre 2013, negli spazi espositivi dell’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena, “Walter Chappell. Eternal Impermanence”, una retrospettiva dedicata a uno fra i protagonisti più controversi della fotografia americana del XX secolo, la cui opera, intensamente provocatoria così come la sua vita, è rimasta celata a lungo.
L’ESPOSIZIONE –La visione unica di Chappell, capace di trascendere il tempo e i soggetti ritratti, sarà presentata in anteprima mondiale attraverso un’ampia ricognizione. La retrospettiva comprende oltre 150 fotografie vintage, realizzate tra gli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta, e la maquette originale di “World of Flesh”, libro rifiutato da vari editori americani – e dunque mai pubblicato – perché ritenuto all’epoca troppo esplicito nella sua celebrazione della vita e della natura. La mostra, prodotta da Fondazione Fotografia Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, è a cura di Filippo Maggia. L’inaugurazione avverrà in occasione del Festivalfilosofia, che si svolgerà dal 13 al 15 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo e sarà dedicato al tema “amare”. 
IL PERCORSO ARTISTICO – Il pensiero e la visione del mondo di Walter Chappell (1925‐2000) muovono dalle ricerche spirituali ed intimiste sviluppate tra gli anni Cinquanta e Settanta da artisti come Minor White, di cui Chappell fu allievo e amico, e Paul Caponigro. Approdano poi a un territorio personalissimo, in cui la fotografia diventa la narrazione di un’esperienza di vita a stretto contatto con la natura e il mondo, intesi come campo d’azione e specialmente d’interazione. Nato a Portland, nell’Oregon, Chappell si stabilisce nel 1957 a Rochester, New York, dove studia tecniche di stampa sotto la guida di White, conosciuto nel 1942. Collabora poi con la rivista “Aperture”, importante pubblicazione di fotografia artistica diretta da White, sia in qualità di fotografo sia di autore. Nel 1962, insieme ad altri importanti artisti di New York, tra i quali Paul Caponigro, fonda la Association of Heliographers di cui mantiene la direzione fino al 1965. Nel 1963 si trasferisce in California, dove gli viene commissionata una serie di ritratti a Sharon Tate, Elizabeth Taylor e Richard Burton. Questo lavoro segna una svolta nella sua ricerca, da quel momento in poi sempre più attratta dal corpo umano e dalla sua corrispondenza con le forme della natura.
UNA VITA DA BOHEMIEN – Prototipo dell’artista hippie, Chappell ha sempre rifiutato il concetto di arte come business, tenendosi lontano da gallerie e circuiti commerciali. Ha condotto un’esistenza appartata, bohemien e primitiva, all’insegna della celebrazione dell’amore come energia che regola il cosmo e della vita come flusso ciclico.
IL LAVORO FOTOGERAFICO – La carriera di Chappell nel campo della fotografia d’arte prende avvio dall’intuizione di una realtà più profonda, combinata con una tecnica fotografica estremamente precisa, che culmina in ciò che lui stesso definisce camera vision. Spirito curioso e anticipatore dei tempi, Chappell ha fotografato numerosi soggetti, ma a stimolare più di ogni altra cosa la sua visione interiore è stata la natura evocativa del corpo umano, spesso in associazione alle forme del paesaggio e della vegetazione. Proseguendo nella sua ricerca, Chappell ha cercato di comprendere l’origine del flusso creativo, di quell’energia che scorre attraverso le cose e le collega come un filo sottile, dando loro senso. Parallelamente, i suoi soggetti fotografici divengono sempre più connessi fra loro e meno differenziati. Le scoperte di Chappell possono esprimersi in un autoritratto riflesso sul vetro di una finestra o negli infiniti riflessi della luce che danza sulla superficie dell’acqua, nella carne palpitante del ventre di una donna che partorisce una nuova vita, o, ancora, nei movimenti aggraziati della terra erosa dal tempo.
UN PIONIERE LIBERO DA CONVENZIONI – Benché le sue radici affondino nella tradizione degli “Equivalenti”, la serie di scatti del fotografo statunitense Alfred Stieglitz in cui le nuvole diventano equivalenti di stati d’animo umani, molti considerano Chappell un pioniere al di fuori di ogni convenzione, creatore di una visione unica del paesaggio naturale, quel mondo che per tutta la vita ha amato fotografare e abitare. L’oggetto principale dei suoi interessi, nella vita come nell’arte, è stato il rapporto fra realtà e creazione, insieme al desiderio di esprimere efficacemente l’essenza di questi fondamenti filosofici attraverso il mezzo fotografico.
IL CATALOGO DELLA MOSTRA E IL LIBRO-INTERVISTA – La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira, corredato da tutte le immagini delle opere in mostra e da testi critici di approfondimento. In occasione della mostra è stata inoltre pubblicata e tradotta in italiano, sempre da Skira, la lunga intervista a Walter Chappell realizzata dal figlio Aryan, che ne raccolse le memorie biografiche poco prima della morte.
11 settembre 2013
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