La fotografia come interpretazione creativa della realtà negli scatti di Stefano Zardini

Una mostra che farà luce sull'aspetto Fine Art di uno dei fotoreporter italiani più apprezzati e conosciuti a livello internazionale, attraverso le foto del progetto ''M.I.N.E. (Multiple Infringing Nature Expression)'', nel quale Stefano Zardini, partendo da uno scatto, isola un dettaglio del soggetto, lo moltiplica e lo modifica, amplificandone l'effetto e creando nuovi orizzonti espressivi. L'esposizione è allestita fino al 23 febbraio al GAMManzoni di Milano...
La mostra allestita al GAMManzoni di Milano fino al 23 febbraio, “M.I.N.E. Winter”, scopre l’aspetto Fine Art del famoso fotoreporter italiano

MILANO – Una mostra che farà luce sull’aspetto Fine Art di uno dei fotoreporter italiani più apprezzati e conosciuti a livello internazionale, attraverso le foto del progetto “M.I.N.E. (Multiple Infringing Nature Expression)”, nel quale Stefano Zardini, partendo da uno scatto, isola un dettaglio del soggetto, lo moltiplica e lo modifica, amplificandone l’effetto e creando nuovi orizzonti espressivi. L’esposizione è allestita fino al 23 febbraio al GAMManzoni – Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea di Milano.

IL LAVORO DI REPORTER – Stefano Zardini inizia i suoi studi di fotografia a Milano per poi trasferirsi a Londra dove si specializza nell’arte del ritratto e del reportage. Lavora per Harper’s Bazaar, Vogue e collabora con diverse riviste geografiche e sportive. Presto inizia a rivolgersi al fotogiornalismo: i suoi scatti, realizzati in occasioni di guerre, di emergenza e di problematiche sociali in più di settanta Paesi nel mondo, sono accolti sulle pagine di molte testate internazionali. Zardini è tra i pochi fotografi occidentali a entrare in nazioni ancora chiuse negli anni Settanta e Ottanta, quali Vietnam, Oman, Yemen del Sud, Arabia Saudita, Albania, ed è famoso per i suoi reportage in scenari di guerra – il conflitto tra Ciad e Libia nel 1986, quello tra Iran e Iraq nel 1987, quello in Mozambico nel 1988 –, in territori sconvolti da eventi naturali – il terremoto in Armenia nel 1988, l’uragano nel Bangladesh nel 1991 –, o ancora sulle condizioni di lavoro dei Dalit e sulla prostituzione in India nel 2006 (lavoro presentato al Festival Internazionale di Fotogiornalismo di Perpignan – Visa pour l’Image 2008) o sul traffico di stupefacenti sul confine con l’Afghanistan (Tajikistan, 2000 e 2008, lavoro commissionato dall’UNODC – United Nations Office on Drugs and Crime).

IL LATO FINE ART DEL FOTOGRAFO – Ma Stefano Zardini è anche un fotografo in continua evoluzione, sempre aperto all’esplorazione di nuove tecniche e forme di comunicazione dove traspare la sua visione della vita, la consapevolezza del divenire, il piacere di raccogliere nuove sfide. La sua innata passione per l’arte fotografica lo ha portato negli ultimi anni a mettere da parte lo stile documentaristico per dedicarsi con sempre maggior impegno ed entusiasmo alla Fine Art, per la quale oggi è molto apprezzato, grazie all’uso originale della macchina fotografica e alla sua interpretazione creativa della realtà che si manifesta nei dettagli, nella luce, nell’inquadratura dei suoi scatti. L’esposizione milanese offrirà l’occasione di scoprire questo lato del fotografo, grazie alle immagini del suo più recente progetto dal titolo “M.I.N.E. (Multiple Infringing Nature Expression)”.

L’ISTANTANEA: CRETA GREZZA DA CUI GENERARE NUOVE IMMAGINI – I soggetti ritratti sono essenzialmente paesaggi montani, siano essi alberi, cime innevate, piste da sci. Grazie alla tecnica utilizzata, consistente nell’isolare un dettaglio, moltiplicarlo e modificarlo,   Zardini ottiene un risultato sorprendente, che gli permette di esplorare nuove possibilità sia tecniche sia espressive, come se l’immagine statica si animasse e generasse da se stessa nuovi frammenti che si combinano tra di loro. Come afferma lo stesso Zardini, “L’istantanea, come creta grezza, è materia originale da elaborare, parte di un insieme e non opera finita; riproposta e riutilizzata sino a trasformarsi in una nuova immagine, diversa, più forte, più lontana dalla semplice osservazione dell’originale”. “Lo scatto integro che diventa dettaglio – continua – è moltiplicato, accoppiato, ruotato, e crea un nuovo originale generato da se stesso ma con un diverso significato e una forza espressiva trasversale alla sua stessa primigenia”. Il catalogo della mostra, “M.I.N.E.  selfgenesis”,  raccoglie anche i suoi lavori relativi a M.I.N.E. Summer.

5 febbraio 2013

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