Jerry Uelsmann, il maestro che ha rivoluzionato il linguaggio fotografico

Jerry Uelsmann è uno dei più grandi maestri della fotografia moderna e contemporanea. Fa parte di un selezionato gruppo di artisti che, attraverso sperimentazioni e approcci diametralmente opposti all'estetica dominante del periodo, hanno rivoluzionato totalmente il linguaggio del mezzo fotografico...

Considerato il precursore del fotomontaggio nell’America del XX secolo, con i suoi esperimenti il grande maestro ha liberato la fotografia dal suo status di pura testimone del reale, portandola a nuova forma d’ arte

MILANO – Jerry Uelsmann è uno dei più grandi maestri della fotografia moderna e contemporanea. Fa parte di un selezionato gruppo di artisti che, attraverso sperimentazioni e approcci diametralmente opposti all’estetica dominante del periodo, hanno rivoluzionato totalmente il linguaggio del mezzo fotografico. Uelsmann, per la sua tecnica innovativa utilizzata nel campo della fotografia è considerato il precursore del fotomontaggio nell’America del XX secolo.

JERRY UELSMANN – Uelsamnn è nato a Detroit l’11 giugno 1934. Mentre frequentava la scuola, all’età di quattordici anni manifestò i suoi primi interessi per il mondo della fotografia. Egli credeva che attraverso la fotografia si potesse vivere in una sorta di mondo parallelo, ovvero quello catturato ed immortalato attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. Nonostante gli scarsi rendimenti scolastici, è riuscito ad intraprendere già in giovane età alcune esperienze lavorative, e conseguire la laurea presso il Rochester Institute of Technology nel 1957, dopo la quale ricevette la sua prima offerta di lavoro: insegnare fotografia presso l’Università della Florida. Nel 1967 Uelsmann ha esposto per la prima volta i suoi scatti in una personale allestita presso il Museo d’Arte Moderna, che ha aperto le porte alla sua carriera fotografica. Sin dagli esordi della sua carriera, risalenti agli anni Cinquanta, divenne il pioniere di un approccio totalmente innovativo rispetto all’immagine e al gusto tipici del tempo, che influenzò un’intera generazione di artisti e fotografi. La ricerca innovativa di Uelsmann è iniziato in particolar modo dal lavoro sul negativo, rimaneggiato in camera oscura. L’artista ha incentrato tutto il suo spirito innovatore sul fatto che la fotografia finale non dovesse essere legata ad un unico negativo, bensì essere composta da molti negativi diversi, ognuno dei quali serviva ad apportare un particolare dettaglio all’opera finale. Il suo obiettivo era quello di creare un immaginario surrealista, che riporta ad inevitabili associazioni e riferimenti all’opera pittorica di Renè Magritte, alla psicologia di Carl Jung e alla fotografia di Man Ray.

TECNICHE E LINGUAGGI INNOVATIVI – L’artista combina di volta in volta immagini diverse per dar vita a sempre nuove creazioni. Un singolo negativo può  essere reinterpretato e ridefinito nel suo significato infinite volte. Si tratta di una vera e propria “ars combinatoria”, pensata e progettata per travalicare qualsiasi tipologia di barriera razionale. Questa teorizzazione ha fatto di Uelsmann uno tra i più radicali ed influenti fautori della rivoluzione fotografica degli anni Sessanta. Tralasciando il concetto di istantaneità legato allo scatto, ha ampliato e rivoluzionato il concetto stesso di fotografia, liberandola dal suo status di pura testimone del reale, per ampliarla a quella di arte, anticipandone i tempi.

EFFETTI DIGITALI ATTRAVERSO L’ANALOGICO – Oggi, con l’avvento delle macchine fotografiche digitali e dei diffusissimi programmi di fotoritocco è possibile realizzare prodotti molto simili a quelli di Uelsmann. La forza innovativa del grande maestro sta proprio nell’essere riuscito a creare questo tipo di effetto soltanto attraverso l’uso delle tecniche analogiche, ed in particolare attraverso la precisa ed attenta sovrapposizione di vari negativi su di una unica stampa. Nonostante questo carattere innovativo ed anticonformista per il tempo, nelle immagini di Uelsmann la plausibilità del visibile non viene mai contraddetta: il reale non risulta mai deformato; ogni elemento della scena, considerato singolarmente, non va ad interferire con la nostra capacità percettiva. Ciò che destabilizza è l’insieme della visione. Il coinvolgimento estremo che si prova di fronte alle immagini  del grande fotografo deriva in gran parte proprio da questo loro essere delle ‘opere aperte’, suscettibili di illimitate interpretazioni. Nonostante l’avvento degli strumenti digitali, Uelsamnn, pur non essendone contrario, continua ad utilizzare strumenti tradizionali, affermando “Io sono in sintonia con la rivoluzione digitale in corso ed entusiasta delle opzioni visive create attraverso l’impiego del computer. Tuttavia, sento che il mio processo creativo rimane intrinsecamente legata all’alchimia della camera oscura”.

17 luglio 2013

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