Illusioni e meraviglie negli scatti di quattro fotografi belgi

La Galleria Emmeotto di Roma, in collaborazione con la Galerie Antonio Nardone di Bruxelles, ospita, nelle sale espositive di Palazzo Taverna, la mostra 'Illusioni e Meraviglie. L’insolita poesia belga', collettiva di artisti belgi...

Alla Galleria Emmeotto di Roma la mostra fotografica ‘Illusioni e Meraviglie. L’insolita poesia belga’ fino al 29 gennaio 2014

 

MILANO – La Galleria Emmeotto di Roma, in collaborazione con la Galerie Antonio Nardone di Bruxelles, ospita, nelle sale espositive di Palazzo Taverna, la mostra ‘Illusioni e Meraviglie. L’insolita poesia belga’, collettiva di artisti belgi  le cui opere sono presenti all’Academia Belgica di Roma con l’importante progetto ‘Wunderkammer. Camera delle meraviglie contemporanea’ (fino al 29 gennaio 2014), dopo il grande successo riscosso alla Biennale di Venezia.

 

TRA ILLUSIONE E REALTÀ – Se ‘Wunderkammer’ propone un gruppo di artisti che, ispirandosial collezionismo tra XVI e XVIII secolo reinterpretano, in chiave contemporanea, gli oggetti stravaganti ed eccezionali realizzati dall’Uomo e dalla Natura, nella mostra alla Galleria Emmeotto, i quattro protagonisti selezionati donano linfa vitale alla meraviglia che accompagna lo spettatore alla scoperta di un mondo sospeso tra artificio e verità, illusione e realtà, apparenza e scoperta.

 

QUATTRO FOTOGRAFI – L’illusione dello sguardo è la guida che orienta attraverso il percorso espositivo tra immaginazione e stupore, tra ciò che all’occhio sembra di percepire a primo impatto e ciò che realmente vede dopo un’attenta osservazione. Un viaggio di scoperta che va dalle tele dei ragni di Pascal Bernier, che si interessa alle condizioni di percezione e realizzazione delle immagini e ci invita a scoprire un universo dove la natura è rivisitata dall’uomo, alle fotografie di Jean-Luc Moerman, che disegna tatuaggi sui suoi soggetti e su quelli di antichi dipinti, ispirandosi all’universo dei graffiti, della moda e della pubblicità; dalle sculture totem di Bénédicte van Caloen, che costruisce il dialogo tra figura e spazio in una relazione di assoluta verità e unicità del soggetto, alle composizioni “arcimboldiane” di Patrick van Roy, dove la fotografia avrebbe come scopo quello di rappresentare il vero, ma dimostra qui tutta l’ambiguità della sua funzione di fronte ad immagini totalmente false e ricomposte.

 

L’insolita poesia belga, irriverente, sarcastica e pungente, ma libera dalle convenzioni, dove gli artisti applicano il tocco personale ed originale all’arte che loro stessi inventano.

 

8 gennaio 2014

 

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