Il ricordo della Beat Generation nella fotografia di Allen Ginsberg

Alla Grey Art Gallery di New York un'esposizione fotografica di 94 scatti in bianco e nero celebra il lavoro di Allen Ginsberg, poeta e artista simbolo della Beat Generation...
Scatti spontanei e disinibiti catturano la realtà contemporanea al poeta, immortalando “la sacralità del momento” attraverso immagine e testo
 

MILANO – Alla Grey Art Gallery di New York un’esposizione fotografica di 94 scatti in bianco e nero celebra il lavoro di Allen Ginsberg, poeta e artista simbolo della Beat Generation. La mostra costituisce un’occasione di incomparabile valore per osservare “dall’interno” il movimento dissacrante e provocatorio esploso in America negli anni ’60. “Beat Memories: The Photographs of Allen Ginsburg” sarà visitabile fino al 6 aprile, poi la mostra verrà trasferita al Contemporary Jewish Museum di San Francisco.

L’ESPOSIZIONE –  Attraverso l’immediatezza, la spontaneità, la commistione di voci passate e presenti, le fotografie di Ginsberg dialogano con gli spettatori. Nonostante costituiscano documenti di indubbio valore relativi alla cultura della Beat Generation dal 1950 al 1990 – ne tracciano infatti lo sviluppo dalla nascita alla maturità – le immagini sono molto più che documenti storici. Gli scatti immortalano quella che l’artista stesso ha definito “La sacralità del momento”. “Siamo onorati di ospitare questa esposizione di celebri fotografie di Ginsberg”, ha detto Lynn Gumpert, direttore della Grey Art Gallery. “Molte sono state scattate a pochi passi dal Greenwich Village, un quartiere simbolo della cultura Beat. Esporre ‘Beat Memories’ alla Grey Art Gallery porta queste affascinanti fotografie vicinissime ai luoghi dove vennero scattate. Siamo entusiasti di collaborare di nuovo con la Fales Library della New York University, che ospita collezioni speciali ricche di materiale sul movimento Beat”. La maggior parte delle opere sono state recentemente donate alla National Gallery da Gary S. Davis, altre sono concesse in prestito dalla collezione personale di Mr. Davis e dalla Howard Greenberg Gallery. La mostra è suddivisa in due sezioni.

LA PRIMA SEZIONE: SCATTI GIOVANILI – Le stesse qualità che caratterizzano la poetica di Ginsberg – acuto spirito di osservazione della realtà, profonda fascinazione per il realismo più crudo, fede nell’espressione intuitiva – permeano anche le sue fotografie. Le prime fotografie realizzate da Ginsberg, negli anni ’50, per divertimento, erano fatte sviluppare nei negozi locali. Una selezione di queste istantanee è presentata all’inizio del percorso espositivo, come “Jack Kerouac wandering along East 7th Street”, “Bob Donlon”, “Neal Cassady, myself in black corduroy racket”. Questi scatti catturano con tenere note l’amicizia e l’affiatamento del gruppo di Ginsberg. Lui stesso ha poi osservato che le sue fotografie erano “uno sguardo a un momento fugace del passato, in un mondo fluttuante”. Ginsberg considerava le sue immagini “ricordi” estemporanei e disinvolti, con le quali registrare “momenti nell’eternità”, senza l’intenzione di mostrare nessun altro al di fuori della sua cerchia di amici. Altri lavori, come “The first shopping cart street prophet I’d directly noticed” e “Rebecca Ginsberg”, rivelano le sue innate abilità visuali.

LA SECONDA SEZIONE: OPERE DELLA MATURITÀ
– La seconda sezione della mostra presenta le fotografie scattate dall’inizio degli anni ’80 fino alla morte. Queste immagini furono fin da subito accolte con grande entusiasmo dal mondo dell’arte, e lavori come “Publisher Hero Barney Rosset” o “Lita Hornick in her dining room” furono esposti nelle gallerie e nei musei in tutto il mondo. Istituzioni prestigiose acquistarono le fotografie di Ginsberg per le loro collezioni permanenti, e furono pubblicati due libri. L’artista non fu semplicemente uno spettatore, ma promosse attivamente la sua fotografia.


LE ANNOTAZIONI A MARGINE
– Riguardando i suoi primi lavori, nel 1980, Ginsberg ha aggiunto note e didascalie sotto ogni immagine, descrivendo nello stesso momento sia il rapporto con il soggetto sia i suoi ricordi personali. Le annotazioni di Ginsberg, didascalie scritte a mano e quasi scarabocchi, stabiliscono un legame diretto tra l’artista e il suo pubblico, immergendo lo spettatore nel processo dello scrittore e svelandone un lato profondamente personale. Le descrizioni spesso riflettono il passaggio del tempo e lo scarto tra passato e presente, rendendo le fotografie sia ricordi autobiografici sia testimonianze di un’epoca. “Ginsberg aveva la straordinaria capacità di concentrarsi sul presente”, ha osservato Sarah Greenough, curatrice senior e responsabile del dipartimento di fotografie della National Gallery of Art. “Anche se le sue immagini successive sono meno esuberanti delle fotografie precedenti, parlano dell’accettazione e della comprensione di una quieta ma continua celebrazione della vita”.


ALLEN GINSBERG (1926-1997)
– Nato e cresciuto nel New Jersey, si è trasferito a New York nel 1943 per intraprendere gli studi alla Columbia University. Quì ha incontrato Jack Kerouac, William S. Burroughs, and Neal Cassady, che sarebbero diventate le figure più rappresentative del movimento Beat. Nel 1953 Ginsberg ha acquistato una piccola Kodac di seconda mano e iniziato a immortalare se stesso e i suoi amici a New York, San Francisco e in tutti i luoghi toccati dai suoi viaggi in giro per il mondo. Contemporaneamente, stava sviluppando la sua vocazione poetica: insieme a “On the road” dell’amico Kerouac, “Howl” ha decretato il cambiamento sostanziale che stava avvenendo nella letteratura americana, configurandosi come l’espressione di nuova voce e una nuova prospettiva con cui rapportarsi alla realtà. Celebrando la totale libertà, anche sessuale, la spontaneità e la trasgressione, i due scrittori sono diventati i simboli di una giovane generazione – i Beats – che rifiutava i valori e le aspirazioni della middle-class americana, e disprezzava il materialismo e il conformismo. Ginsberg ha abbandonato la fotografia nel 1963, concentrandosi invece sulla carriera letteraria. Ha scritto e pubblicato opere poetiche che avrebbero inciso tracce profonde nella tradizione letteraria americana, come “Kaddish and other poems, 1958-1960” e “The fall of America: Poems of These States, 1965-1971”. Attraverso la sua fama, ha supportato cause sociali e continuato a catturare l’attenzione pubblica con la sua diretta opposizione alla guerra del Vietnam e al militarismo americano. Campione di oratoria, ha sempre sostenuto i diritti dei gay e delle minoranze vittime di discriminazione. Incoraggiato dai fotografi Berenice Abbott e Robert Frank, nel 1983, Ginsberg ha ripreso l’attività fotografica, facendo ristampare alcune vecchie foto e scattandone di nuove, soprattutto ritratti di amici e conoscenti, come quelle che immortalano il musicista Bob Dylan e il pittore Francesco Clemente.

INFORMAZIONI – La mostra resterà aperta fino al 6 aprile, poi si trasferirà a San Francisco, al Contemporary Jewish Museum, dove resterà in calendario dal 23 maggio all’8 settembre 2013. L’esposizione è accompagnata da un catalogo fotografico, con un saggio di Sarah Greenough  che indaga la connessione tra poesia e fotografia nel lavoro dell’artista, e contiene inoltre un’intervista a Ginsburg realizzata da Thomas Gladysz.

 

28 febbraio 2013

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