Il Bob Dylan degli esordi immortalato dal grande fotografo americano Joe Alper

Nel giorno prima dell'apertura del MIA (Milan Image Art Fair), che si tiene dal 10 al 12 maggio al Superstudio Più di Milano, viene presentata oggi in anteprima assoluta la mostra ''Dylan before Dylan'', con fotografie scattate dall'americano Joe Alper a Bob Dylan tra il 1961 e il 1965...

Nel giorno prima dell’apertura della Fiera, viene presentata oggi in anteprima assoluta al MIA (Milan Image Art Fair) la mostra “Dylan before Dylan” con gli scatti inediti di Alper, organizzata in esclusiva per l’Europa dalla Wall of Sound Gallery di Alba nel 50simo anniversario di “Blowin’ in the Wind”  

MILANO – Nel giorno prima dell’apertura del MIA (Milan Image Art Fair), che si tiene dal 10 al 12 maggio al Superstudio Più di Milano, viene presentata oggi in anteprima assoluta la mostra “Dylan before Dylan”, con fotografie scattate dall’americano Joe Alper a Bob Dylan tra il 1961 e il 1965. L’esposizione, organizzata dalla Wall of Sound Gallery di Alba in occasione del 50simo anniversario di “Blowin’ in the Wind” e in esclusiva per l’Europa, raccoglie scatti mai esposti prima in Italia e nel nostro continente. Le foto sono state restaurate da Guido Harari insieme alla famiglia del fotografo, scomparso nel 1968, e sono arricchite da una selezione di storiche immagini jazz, blues e folk di Alper. Dopo il MIA la mostra si trasferirà ad Alba, dal 16 maggio al 21 luglio, alla galleria Wall of Sound.

GLI ESORDI DI BOB DYLAN – Nel maggio 1961 Bob Dylan ha appena vent’anni e si trova a New York da quattro mesi. Dopo aver girovagato per mezza America dal natio Minnesota assumendo un numero imprecisato di identità (“Puoi andare ovunque quando sei qualcun altro”), comincia a farsi un nome nei locali folk del Greenwich Village come il Gerde’s Folk City. Come direbbero i suoi amici di Minneapolis, è fermo allo stesso mistico incrocio dove si dice che trent’anni prima Robert Johnson abbia venduto l’anima al diavolo per diventare un genio della musica. Come spiegare altrimenti la sua clamorosa metamorfosi quando nella stessa primavera tornerà in città per una breve visita, in grado di cantare e suonare come mai prima di allora?

L’INCONTRO CON JOE ALPER – In quel maggio 1961, a Branford, Connecticut, dove Dylan deve esibirsi al Montowese Hotel, c’è anche un fotografo ad aspettarlo. È Joe Alper. Appassionato di jazz e folk, ha già firmato una serie di importanti copertine di dischi per artisti del calibro di John Coltrane, Charlie Mingus e Pete Seeger, ma non manca di documentare e sostenere con fervore anche i giovani emergenti che si esibiscono nei localetti della zona, come lo storico Caffe Lena di Saratoga Springs. Naturalmente Alper fotografa più volte Dylan, ad esempio all’Indian Neck Festival o più a nord, nel gennaio 1962, al Caffe Lena o al San Remo di Schenectady. Con l’occasione Dylan si fermerà più volte a casa di e sua moglie in Brandywine Avenue.

IMMAGINI CHE SVELANO UN BOB DYLAN SENZA MASCHERE – Si tratta di immagini storiche, non solo perché fissano passaggi fondamentali degli inizi di Dylan fino alla rivoluzione elettrica di Newport 1965, ma soprattutto perché ce lo mostrano senza formalismi né maschere, colto in un’insolita quiete domestica. Lo vediamo ritratto insieme alla fidanzata Suze Rotolo (immortalata con lui da Don Hunstein proprio sulla copertina di “The Freewheelin’ Bob Dylan”) e mentre gioca alle costruzioni con i figli di Alper, o intento a suonare per gli amici Pete Seeger e Rev. Gary Davis al matrimonio di Gil Turner. È davvero un “Dylan prima di Dylan” quello che Alper cattura, in particolare nell’aprile 1962 quando lo accompagna in macchina alla prima seduta di registrazione col leggendario produttore John Hammond per quello che diventerà “Freewheelin’”.


GLI ALTRI SCATTI
– La mostra è ulteriormente impreziosita da una selezione di immagini, altrettanto storiche, di grandi artisti come Aretha Franklin, Muddy Waters, John Coltrane, Thelonius Monk, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Charlie Mingus, Joe Zawinul, Louis Armstrong, Ray Charles, Nina Simone, Howlin’ Wolf e Joan Baez.  

IL FOTOGRAFO –Le immagini scattate da Joe Alper ai più grandi artisti di folk, jazz e blues sono state pubblicate su numerose copertine di dischi, riviste e libri. I musicisti apprezzavano la sua capacità di non bloccare la visuale del pubblico con la sua imponente statura (1.90 m), oppure di saper scattare a tempo con la musica, o anche di evitare di fotografare nelle pause più delicate di una performance (le Minolta 35mm che Alper amava e usava erano piuttosto rumorose all’epoca). Le immagini in bianco e nero realizzate esclusivamente in luce ambiente, l’intimità di molte fotografie dovuta alla venerazione di Alper nei confronti degli artisti e della loro arte, catturata in momenti di intensa emozione e sudore, la sua tecnica in camera oscura e l’uso di formati di stampa anticonvenzionali: tutto conferma la grandezza di Alper come artista fotografo. La sua carriera si è conclusa prematuramente con la sua scomparsa a soli 43 anni, dopo aver appena fondato un dipartimento di fotografia alla SUNY, l’università di Albany.  In soli dieci anni, dal 1958 al 1968, Alper è comunque riuscito a scattare 80 mila immagini, di cui circa 30 mila dedicate ai maggiori musicisti folk e jazz dell’epoca. Una parte altrettanto importante del suo lavoro è stata dedicata al movimento per i diritti civili, che documentò essendone membro attivo e collaborando strettamente con gli SNCC Freedom Singers. Molte di quelle immagini compaiono nel libro e nel film Eyes on the Prize.  

9 maggio 2013

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