I paesaggi lunari dell’Etna nelle foto di Renato D’Agostin

E' un ambiente estremo, quasi alieno e per questo estremamente affascinante quello fotografato da Renato D'Agostin nel suo viaggio sulla vetta dell'Etna. Il progetto fotografico nato da questa esplorazione sarà esposto nella mostra ''Etna'' a cura di Claudio Composti..

Dal 18 febbraio al 21 marzo 2014 è in mostra presso la mc2Gallery Contemporary Art di Milano la mostra fotografica “ETNA” di Renato D’Agostin

MILANO – E’ un ambiente estremo, quasi alieno e per questo estremamente affascinante quello fotografato da Renato D’Agostin nel suo viaggio sulla vetta dell’Etna. Il progetto fotografico nato da questa esplorazione sarà esposto nella mostra ‘Etna’ a cura di Claudio Composti, che inaugura domani alle 18.30 presso la mc2Gallery Contemporary Art di Milano e sarà allestita fino al 21 marzo.

IL PROGETTO – D’Agostin ha visitato l’Etna nel 2012. ‘Ho trascorso ore camminando intorno a questo incredibile deserto nero’ racconta il fotografo. ‘Diversamente da come sono abituato a muovermi in un contesto urbano, solitamente pronto a comprimere e gestire più livelli, sull’Etna, invece, ho lavorato sulla distanza e sull’estensione. La materia e la struttura hanno caratterizzato fortemente l’esperienza visiva poiché il fumo e le nuvole avvolgevano i turisti che passeggiavano e si spostavano qua e là, come esploratori di un pianeta remoto’.

L’ARTISTA – Renato D’Agostin (Venezia, 1983), che ormai da molti anni vive e lavora a NYC, dove è stato assistente di uno dei più grandi maestri della fotografia del XX secolo, Ralph Gibson. Lo sguardo di D’Agostin, raffinato interprete di linee e forme ed esperto cacciatore di luci e ombre,  trasforma le immense vallate del vulcano siciliano in uno scenario alieno, desolato, lunare, sul quale si stagliano indefinite figure e pallide ombre, evanescenti tra fumi e nebbie dal sapore dantesco.

LA MOSTRA – Così descrive la mostra il Direttore Artistico della mc2gallery e curatore della mostra Claudio Composti: “Presenze smarrite in un paesaggio impietoso che attraggono il nostro sguardo, sembrano muoversi lungo sentieri definiti come percorsi ineluttabili, nell’atto di compiere un trasognato cammino attraverso il mondo sospeso e incantato del vulcano, animato nel profondo della sua quiete irreale da infiniti richiami simbolici e sotto la cui coltre di nera lava cela mai sopita la sua indomita potenza. Il potenziale di energia e forza si nasconde in quei neri profondi che squarciano bianchi del cielo o dei fumi, grazie alla maestria con cui D’Agostin stampa in camera oscura, rigorosamente da pellicola. Rende così l’atmosfera carica di una sottesa tensione: un’apnea che sembra dover esplodere da un momento all’altro. Un contrasto voluto e cercato, specchio dell’Anima che ha luci e ombre. Le stesse che trovarono sfogo nella danza Butoh. Un Yin e Yang che lo lega direttamente, in modo quasi ombelicale, al lavoro di uno dei suoi maestri ideali, Eikoh Hosoe.”

13 febbraio 2014

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