Per ricordare il padre del foto giornalismo

Henri Cartier-Bresson, il pioniere del foto giornalismo definito ”l’occhio del secolo”

Oggi il mondo della fotografia celebra la nascita di Henri Cartier-Bresson, il pioniere del foto giornalismo considerato dal mondo interno ''l'occhio del secolo''. Nasceva nel 1908 in Francia

MILANO – Per ricordare uno dei più grandi fotografi del ‘900, Henri Cartier-Bresson, nato in Francia nel 1908, abbia deciso di raccontarvi un po’ della sua vita in questa breve monografia. E’ stato un fotografo francese, è considerato un pioniere del foto-giornalismo, tanto da meritare l’appellativo di ‘occhio del secolo’. Teorico dell’istante decisivo in fotografia, ha anche contribuito a portare la fotografia di stampo surrealista ad un pubblico più ampio. Tra le sue citazioni più famose, ricordiamo ‘Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento’.

 

HENRI CARTIER BRESSON – Henri Cartier-Bresson, uno tra i più convinti puristi della fotografia è nato il 22 agosto 1908 a Chanteloup (Francia), 30 chilometri ad est di Parigi, da una famiglia alto borghese amica delle arti. Inizialmente si interessa solo di pittura (grazie soprattutto all’influenza di suo zio, artista affermato, che all’epoca considerava un po’ come un padre spirituale), e diventa allievo di Jaques-Emile Blanche e di André Lhote, frequenta i surrealisti e Triade, il grande editore.

 

L’AMORE PER LA FOTOGRAFIA – Nel 1931, a soli 23 anni, ritornato in Francia dopo un anno in Costa d’Avorio, Henri Cartier-Bresson scopre la gioia di fotografare, compra una Leica e parte per un viaggio che lo porta nel sud della Francia, in Spagna, in Italia e in Messico. La Leica con la sua maneggevolezza e la pellicola 24×36 inaugurano un modo nuovo di rapportarsi al reale, sono strumenti flessibili che si adattano straordinariamente all’occhio sempre mobile e sensibile del fotografo.

 

IL MOMENTO DECISIVO – Nel 1933 un viaggio in Spagna gli offre l’occasione per realizzare le sue prime grandi fotografie di reportage. Ed è soprattutto nel reportage che Cartier-Bresson mette in pratica tutta la sua abilità e ha modo di applicare la sua filosofia del ‘momento decisivo’: una strada che lo porterà ad essere facilmente riconoscibile, un marchio di fabbrica che lo distanzia mille miglia dalle confezioni di immagini celebri e costruite.

 

I LIBRI – Il libro più famoso di Cartier-Bresson è The Decisive Moment (Il momento decisivo), Simon e Schuster, New York. Il titolo nella versione francese è Images à la sauvette (con copertina, nientemeno, che di Matisse). Scritto nel 1952, oltre a contenere una raccolta di talune delle foto più note del fotografo, descrive il modo stesso di fare fotografia di Cartier-Bresson. L’autore si occupa del reportage fotografico, del soggetto, della composizione, del colore, della tecnica, dei clienti. Lo Scrap Book è l’album che Cartier-Bresson preparò per la mostra al MOMA nel 1946. Partito per gli USA con circa 346 foto nella valigia, all’arrivo acquistò un album (‘scrap book’ in inglese) e vi collocò le immagini per mostrarle ai curatori. Dopo la mostra, finì sepolto in una valigia e poi nella biblioteca di casa, dove passò inosservato alla stessa moglie dell’artista fino al 1992, quando Cartier-Bresson ne aveva rimosso gran parte delle immagini a causa del deperimento della carta dell’album: soltanto 13 pagine rimasero integre.

 

LA MAGNUM PHOTOS – Nel 1947 insieme ai suoi amici Robert Capa, David ‘Chim’ Seymour, George Rodger e William Vandivert (un manipolo di ‘avventurieri mossi da un’etica‘, come amava definirli), fonda la Magnum Photos, cooperativa di fotografi destinata a diventare la più importante agenzia fotografica del mondo.

 

CURIOSITA’ – Nel 1947 al Museum of Modern Art di New York viene allestita, a sua insaputa, una mostra ‘postuma’; si era infatti diffusa la notizia che fosse morto durante la guerra.

 

 

 

 

 

 

 

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