Giovanni Gastel e Toni Thorimbert, interpreti della fotografia italiana contemporanea in dialogo con la moda

Dal 24 gennaio al 15 marzo 2014, la Galleria del Cembalo di Roma (largo della Fontanella di Borghese, 19) ospita la mostra ''Doppio gioco. Fotografie di Giovanni Gastel e Toni Thorimbert'', a cura di Giovanna Calvenzi...

Il 24 gennaio inaugura la mostra “Doppio gioco. Fotografie di Giovanni Gastel e Toni Thorimbert” fino al 15 marzo alla Galleria del Cembalo di Roma

 

MILANO – Dal 24 gennaio al 15 marzo 2014, la Galleria del Cembalo di Roma (largo della Fontanella di Borghese, 19) ospita la mostra “Doppio gioco. Fotografie di Giovanni Gastel e Toni Thorimbert”, a cura di Giovanna Calvenzi. All’interno dello spazio dedicato alla fotografia, inaugurato nel 2013 per iniziativa di Paola Stacchini Cavazza e Mario Peliti a Palazzo Borghese, nel centro di Roma, l’esposizione presenta 52 lavori di due importanti interpreti della fotografia italiana contemporanea.

FOTOGRAFIA E MODA – Aperta in concomitanza con le manifestazioni romane dell’alta moda, la rassegna propone un dialogo fatto di rimandi e richiami tra le esperienze di due autori che hanno saputo incrociare il linguaggio della moda con suggestioni e personali ricerche in altri territori della fotografia.
Gastel e Thorimbert rappresentano sicuramente due personalità diverse, per esperienze vissute e per visione della fotografia, accomunate però dal rigore, dalla passione, dal rispetto reciproco, dall’amicizia, dalla generazione di appartenenza.

LA PAROLA ALLA CURATRICE – “Doppio gioco”, un aggettivo e un sostantivo. Analizzati separatamente hanno significati precisi, insieme l’analisi diventa meno certa, quasi ambigua. Allude, in prima istanza, a un possibile, intenzionale inganno oppure, in un’accezione più allargata, a un gioco che si pratica in due. Entrambe le soluzioni si applicano perfettamente a quanto hanno fatto Giovanni Gastel e Toni Thorimbert nel realizzare la proposta visiva di questa mostra. Hanno giocato in due, da lontano, riflettendo sui reciproci archivi e sulle esperienze fotografiche praticate e coltivate nel tempo. Segretamente hanno davvero realizzato un doppio gioco quando hanno usato i territori della moda per esercizi creativi che avevano la loro matrice in altri ambiti. Esplicitamente hanno preso a prestito, mescolato, linguaggi e grammatiche, hanno declinato in modo improprio e inappropriato la sintassi dei generi. Hanno usato rimandi, contaminazioni, ironia, ammiccamenti. Si sono tenuti spesso ai margini del consentito, contaminando il possibile con l’impossibile, il buono con il cattivo gusto, il classicismo con i barocchismi. In un esercizio che prevede che i margini non siano limiti estremi bensì punti di partenza, inizio di un nuovo processo creativo, hanno voluto e saputo trasformare il lavoro in gioco. In un doppio, condiviso gioco.”

 

11 gennaio 2014

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