La Parigi surrealista di Eugène Atget

Eugène Atget, il primo fotografo surrealista

Oggi il mondo della fotografia ricorda la scomparsa di Eugène Atget, fotografo francese molto apprezzato dai Surrealisti, soprattutto da Man Ray e dalla sua allieva Berenice Abbott. Atget è considerato...

Apprezzato poco durante la sua vita, ad eccezione dei Surrealisti che videro in lui un raro genio, Atget ha saputo raccontare per immagini i cinquant’anni di una Parigi in costante evoluzione, immortalandone i cambiamenti, umani ed architettonici, attraverso lo sguardo attento di chi fotografa in mezzo alla gente

MILANO – Oggi il mondo della fotografia ricorda la scomparsa di Eugène Atget, fotografo francese molto apprezzato dai Surrealisti, soprattutto da Man Ray e dalla sua allieva Berenice Abbott. Atget è considerato infatti il primo fotografo surrealista, fonte d’ispirazione per le future generazioni, citato come Maestro da altri grandi delle fotografia come ad esempio Henri Cartier-Bresson.

LA VITA – Jean Eugène Atget nasce il 12 febbraio 1857 a Libourne, vicino a Bordeaux, in Francia. I suoi genitori, artigiani, muoiono quando Eugène ha appena cinque anni; per tale motivo viene accolto e cresciuto dai nonni. Lavora come marinaio e viaggia fino al 1878, quando si trasferisce a Parigi per entrare nel mondo del teatro. Qui frequenta il Conservatorio d’Arte Drammatica, ma la sua carriera da attore non sembra avere molto successo. Incomincia allora ad interessarsi alla pittura e nel 1880, finalmente approda alla fotografia, riproducendo “documenti d’artista”. E’ proprio in questi anni che il suo vicino di casa a Montparnasse, tale Man Ray, si interessa alla sua attività di fotografo. Jean morirà a Parigi il 4 agosto 1927, senza eredi. André Calmettes, suo amico intimo, si occuperà del suo immenso patrimonio. 2.000 negativi finiranno negli archivi della Commission des Monuments Historiques de Paris, mentre tutto il resto verrà acquistato dalla fotografa americana, e allieva di Man Ray, Berenice Abbott e successivamente venduto al MoMA di New York.

LA POETICA – Atget fotografò moltissimo, collezionando più di 10.000 scatti della sua Parigi, di cui ne raccontò la cultura e l’evoluzione: ritratti, paesaggi, monumenti e vedute urbane i suoi soggetti preferiti. Lavorando da solo, accumulò un vasto archivio di fotografie di vecchie case, chiese, strade, cortili, porte, scale, caminetti e altri motivi decorativi, che vendeva ad artisti, ma anche ad architetti, artigiani, decoratori, case editrici, biblioteche e musei. Senza dubbio Atget è stato il primo fotografo nell’accezione moderna del termine, oltre che un reporter sociale ante litteram. La vasta portata della sua rivoluzione fu, però, allora intuita soltanto dai Surrealisti e il suo lavoro, pur acquistando una larga notorietà dopo la morte, grazie all’opera di diffusione di Berenice Abbott, è ancor oggi oggetto di dibattito. Di lui Walter Benjamin ha scritto: «curiosamente quasi tutte le immagini sono vuote… Sono queste le opere in cui si prefigura quella provvidenziale estraniazione tra il mondo circostante e l’uomo, che sarà il risultato della fotografia surrealista.» Il merito più grande di Atget consiste ad ogni modo nell’aver coniugato una consumata maestria tecnica, col tempo raffinata, e celata dietro la semplice naturalezza delle sue immagini, con la tenace determinazione di “collezionare” soggetti fino ad allora trascurati per affidarli alla memoria storica.

4 agosto 2014

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