Come si realizza una fotografia, la scelta della macchina

L'ultimo argomento da affrontare per chiudere la parte più tecnica di introduzione all'arte fotografica, prima di passare ad argomenti più interessanti, è la scelta della macchina. Andiamo dunque a illustrare le caratteristiche e ad analizzare le differenze tra macchine analogiche e digitali, tra compatte e reflex...
Concludiamo la prima parte, quella più tecnica, del nostro viaggio alla scoperta dei segreti della fotografia d’autore. Oggi Massimo Siragusa ci illustra le differenze tra macchine analogiche e digitali e tra i vari tipi di macchine digitali, spiegandoci come scegliere l’apparecchio più adatto ai nostri scopi
L’ultimo argomento da affrontare per chiudere la parte più tecnica di introduzione all’arte fotografica, prima di passare ad argomenti più interessanti, è la scelta della macchina. Andiamo dunque a illustrare le caratteristiche e ad analizzare le differenze tra macchine analogiche e digitali, tra compatte e reflex. 
Parlare oggi di analogico, quindi di utilizzo di una pellicola chimica con sviluppo e stampa delle foto, o con sviluppo delle diapositive, può sembrare un po’ anacronistico, ma ancora c’è un nucleo di persone che continua ad amare la pellicola e a servirsene. Partiamo dunque da questa prima distinzione tra macchina analogica e macchina digitale. La prima è una scatoletta a tenuta di luce, con davanti un obiettivo che serve appunto a convogliare la luce che arriva dall’esterno e a trasformarla in immagine. Per far questo ha bisogno della pellicola, un supporto di materiale sintetico, tipo plastica, con una gelatina che è sensibile alla luce. Obiettivo, scatola e pellicola sono i tre elementi fondamentali della macchina analogica.
La macchina digitale è sempre una scatola a tenuta di luce, ha sempre un obiettivo davanti, ma al posto della pellicola ha un sensore – una serie di pixel, di elementi digitali che sono sensibili alla luce, che cambiano il loro stato nel momento in cui vengono da questa colpiti e che registrano dunque un’immagine. La grande differenza rispetto all’analogica è che non esiste più un supporto su cui queste immagini vengono registrate. 
L’approccio alla fotografia, in un caso e nell’altro resta identico. Con una macchina analogica o con una digitale possiamo realizzare le stesse fotografie, ottenere gli stessi risultati. Il modo di procedere differisce solo nella fase successiva: la macchina analogica porta ad una stampa finale, un file digitale invece si traduce in un’immagine virtuale che posso scaricare sul computer decidendo poi in un secondo momento se stamparla o no. In termine di qualità del risultato, vedendo una foto che è stata stampata da digitale o da pellicola, non si notano differenze tali da poter dire che il digitale è più scadente della pellicola o viceversa. Sono due supporti un po’ diversi, i cui risultati finali danno sensazioni visive appena differenti, ma nella maggior parte dei casi nessuno se ne accorge. Soltanto a forti ingrandimenti, quando stampiamo immagini molto grandi, nella pellicola tende a intravedersi una struttura, come una granulosità di fondo presente nell’immagine, che con il digitale invece non c’è. 
All’atto pratico il digitale presenta dei vantaggi, perché non ho la necessità di stampare la foto: posso scaricarla sul computer, inviarla per mail, trasferirla in ogni parte del mondo in tempo reale. E, soprattutto, posso scattare anche con il telefonino: il digitale ha aperto un mondo che ci ha svincolato dall’oggetto macchina fotografica in quanto tale, e ha reso possibile nuovi e più ampi modi di comunicare. C’è  poi un altro vantaggio del digitale, forse meno visibile. La pellicola viene costruita dalle industrie con un processo chimico e viene poi stampata con un ulteriore processo chimico. Questo significa che in termini di impatto ambientale il digitale ha fatto progressi enormi, perché ci siamo liberati dei problemi legati allo smaltimento di rifiuti tossici e all’usa di certi prodotti inquinanti. 
Le varie macchine analogiche si dividevano in base al formato della pellicola, cioè alla grandezza del negativo – 2,4×3,6 cm oppure 6×6 cm o 6×7 cm  e così via. Nel digitale si fa una distinzione simile: esistono macchine che hanno un file digitale più o meno grande all’interno.
Ci sono macchine piccole, le compatte digitali – tutti noi ne possediamo almeno una –, che costano poche centinaia di euro, hanno uno zoom incorporato e hanno un formato molto piccolo di file digitale, un rettangolino nell’ordine di 1,5 cma di lunghezza. 
Ci sono poi le macchine che hanno un file con il formato della vecchia pellicola: 2,5 cm di altezza e 3,6 cm di larghezza. Sono le classiche reflex digitali, macchine ad uso altamente professionale che permettono una grande flessibilità, perché hanno gli obiettivi intercambiabili: posso passare da un tele a un grandangolo, a un normale, a uno zoom. Sono molto versatili, anche se sono un po’ più grandi e molto più costose delle compatte. Il risultato ottenuto con le macchine digitali a pieno formato in termini di qualità dell’immagine, però, sono di gran lunga superiori a quelli ottenuti con le compatte. La resa è molto migliore, soprattutto nel caso si vogliano fare ingrandimenti della foto. 
Ci sono infine macchine con file digitali ancora più grandi, che raggiungo i 4-5 cm di lunghezza,  costosissime, nell’ordine dei 20-30 mila euro, e dedicate a un uso estremamente professionale.
Ovviamente i telefonini rappresentano uno strumento a parte, hanno un sensore digitale ancora più piccolo delle compatte. Ma per scattare delle immagini per uso personale sono assolutamente sufficienti. Ci sono anzi professionisti che stanno esplorando nuovi percorsi e linguaggi che utilizzano il telefonino come mezzo di racconto.
Le immagini digitali vengono registrate dalle compatte e dalle reflex su schede di vari tipi: in linea di massima sono due i formati di queste schede, assolutamente intercambiabili in termini di qualità. Quello che cambia è lo slot, cioè la forma della fessura che riceve questa scheda. L’immagine viene semplicemente memorizzata, per poi essere trasferita sul computer: non c’è quasi niente di fisico, e questa è la cosa strana per chi come me viene dal mondo delle analogiche, tutto avviene nel mezzo virtuale. 
Per un uso comune, per foto ricordo, tutte le compatte vanno bene, anche perché hanno dalla loro il vantaggio di essere molto facilmente trasportabili ed economiche. Al contrario invece le macchine a pieno formato permettono di accedere anche a un settore professionale e sono quelle che la maggior parte dei professionisti utilizzano ogni giorno. 
15 giugno 2013
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