Cindy Sherman, la fotografa contemporanea che analizza la dicotomia femminile tra identità e stereotipi

Una delle personalità dell’arte contemporanea più influenti e apprezzate a livello mondiale. Dal 1° febbraio al 26 maggio 2013, Merano Arte ospiterà un grande evento espositivo che vedrà protagonista Cindy Sherman, che da oltre 35 anni, interpreta e reinterpreta tutta l'ampia varietà di ruoli e di identità femminili. Attraverso fotografie, istallazioni e serie fotografiche, la mostra intende evidenziare lo stile della Sherman, con particolare riferimento ai lavori del periodo di formazione...

 Il 31 gennaio inaugura al Merano Arte “Cindy Sherman. That’s me-That’s not me” dedicata a una delle più importanti artiste contemporanee

MILANO – Una delle personalità dell’arte contemporanea più influenti e apprezzate a livello mondiale. Dal 1° febbraio al 26 maggio 2013, Merano Arte ospiterà un grande evento espositivo che vedrà protagonista Cindy Sherman, che da oltre 35 anni, interpreta e reinterpreta tutta l’ampia varietà di ruoli e di identità femminili. Attraverso fotografie, istallazioni e serie fotografiche, la mostra intende evidenziare lo stile della Sherman, con particolare riferimento ai lavori del periodo di formazione.

 

ARTISTA CONTEMPORANEA – Cindy Sherman è una delle più importanti artiste contemporanee. È nata il 19 gennaio 1954 a Glen Ridge, nel New Jersey. Nel 1972 ha iniziato a studiare alla State University College di Buffalo e nel 1976 ha conseguito il Bachelor of Arts. Dall’estate del 1977 vive e svolge la sua attività artistica a New York. Nel 1982 ha partecipato a documenta 7 e già nel 1987 il Whitney Museum of American Art di New York le ha dedicato la sua prima retrospettiva. Ha al suo attivo innumerevoli mostre nei più importanti centri internazionali di fotografia. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti e le sue opere figurano nelle collezioni di prestigiosi musei, quali la Tate Gallery di Londra, la Corcoran Gallery di Washington D.C., il Museum of Modern Art e il Metropolitan Museum di New York. Nel febbraio 2012 il Museum of Modern Art di New York ha ospitato un’ampia retrospettiva a lei dedicata, una mostra itinerante che farà numerose e successive altre tappe. Il lavoro della fotografa si è prevalentemente concentrato sulla dicotomia tra la vera identità della donna e i numerosi stereotipi proposti del cinema, dalla letteratura, dai media: nei suoi scatti la Sherman ha interpretato, di volta in volta, un ruolo, uno stereotipo appunto.  Il carattere fittizio degli stereotipi viene utilizzato quindi per rovesciarli, per mostrare tutta la loro falsità e limitatezza. Accompagna l’esposizione di Merano il catalogo ragionato – Hatje Cantz Verlag (bilingue tedesco e inglese) – delle opere giovanili di Cindy Sherman, curato da Gabriele Schor, che ha lavorato per tre anni in stretta collaborazione con l’artista americana.

L’ESPOSIZIONE – Curata da Gabriele Schor, in collaborazione con la Collezione Verbund di Vienna, la mostra – per la prima volta in Italia, dopo le tappe di Vienna e di Ginevra – presenta 50 opere che la fotografa e regista americana realizzò tra il 1975 e il 1977 a Buffalo, agli albori della sua carriera, quando era poco più che ventenne.  I lavori proposti a Merano, infatti, appartengono al periodo di formazione di Cindy Sherman avvenuto alla State University of New York di Buffalo, quando decise di abbandonare gli studi sulla pittura, per dedicarsi completamente alla fotografia. Qui produsse un ampio corpus di opere che costituiscono le fondamenta su cui costruì il suo percorso creativo, e che anticipano la famosa serie “Untitled Film Stills”, una serie fotografica di 69 immagini in bianco e nero e di piccolo formato: Sherman è sia la "regista" che l’attrice protagonista della serie, all’interno della quale intende evocare gli immaginari cinematografici degli anni Cinquanta e Sessanta, mettendo a confronto le immagini del cinema hollywodiano con le immagini del cinema europeo e riproducendo in entrambi i casi gli aspetti meramente visivi. In questi anni, Cindy Sherman venne influenzata dalle forme espressive che stavano emergendo all’inizio degli anni Settanta, come il video, la fotografia, l’installazione, la performance, l’arte concettuale, la Body art. Inoltre, frequentando l’Hallwall Contemporary Arts Center di Buffalo, centro espositivo autogestito da artisti, ebbe modo di conoscere importanti visiting artists, quali Vito Acconci, Bruce Nauman e Chris Burden e alcune artiste che furono per lei un esempio. Tra queste, Lynda Benglis, Hannah Wilke, Adrian Piper, Eleanor Antin e Suzy Lake, vere e proprie role models, poiché usavano nell’arte il proprio corpo femminile.

L’OPERA GIOVANILE – L’opera giovanile di Cindy Sherman può essere suddivisa in tre fasi. Nella prima, si dedica al ritratto. Ricorrendo al trucco e alla mimica, nel 1975, realizza alcune serie fotografiche che la raffigurano con il volto trasformato. Le foto Untitled (Growing Up) affrontano il tema dell’adolescenza, rappresentando i cambiamenti della fisionomia di una bambina che diventa una ragazza. La seconda inizia quando la performance coinvolge tutto il corpo dell’artista. Cindy Sherman fotografa se stessa in diversi ruoli e pose, assumendo differenti identità, e poi ritaglia le figure dalle fotografie (cut-out). Nascono così il film Doll Clothes (1975) e vari lavori in cui questi cut-out vengono sovrapposti e allineati. Nella terza fase, Cindy Sherman fa interagire diversi personaggi e caratteri, come nelle serie A Play of Selves, Bus Riders e Murder Mystery (tutte del 1976). A Play of Selves, in cui sono coinvolti 244 personaggi e 72 scene distribuite in quattro atti e un finale, è una complessa opera teatrale. L’artista americana mediante caratteri diversi (ad esempio la follia, il desiderio, la vanità, la sofferenza, la donna affranta, l’amante ideale) vi rappresenta il variegato e ambivalente mondo interiore femminile. In Murder Mystery, con circa 211 cut-out e 80 scene, costruisce un racconto giallo dal finale incerto, in cui interpreta vari ruoli, tra l’altro quello dell’amante geloso, del maggiordomo, della madre e del detective. Entrambe le serie hanno una struttura articolata e seguono uno storyboard raffinato: le singole figure assumono dimensioni diverse a seconda dello scenario. Il numero delle scene è determinato dallo spazio espositivo disponibile; Cindy Sherman le applica direttamente sulle pareti ad altezza d’occhio, creando in tal modo una grande installazione. Negli anni trascorsi a Buffalo, la Sherman per la prima volta eleva il gioco della metamorfosi a progetto artistico e realizza numerose fotografie, fino ad oggi inedite, che riuniscono in sé molti elementi del teatro e del cinema. Da più di 35 anni, interpreta e reinterpreta tutta l’ampia varietà di ruoli e di identità femminili.

 

30 gennaio 2013

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