I palazzi di Venezia nelle fotografie di Axel Hütte

Axel Hütte, il fotografo che ha immortalato l’austera bellezza di Venezia

Fondazione Bevilacqua La Masa e Fondazione Fotografia Modena presentano “Fantasmi e realtà”, il suggestivo lavoro di uno dei più interessanti fotografi tedeschi contemporanei, Axel Hütte...

Realizzata in occasione della 14° Biennale di Architettura, la mostra ”Fantasmi e Realtà” alla Galleria di Piazza San Marco include un importante nucleo di nuovi lavori che l’artista ha realizzato a Venezia

MILANO – Fondazione Bevilacqua La Masa e Fondazione Fotografia Modena presentano “Fantasmi e realtà”, il suggestivo lavoro di uno dei più interessanti fotografi tedeschi contemporanei, Axel Hütte. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 12 ottobre presso gli spazi della Galleria di Piazza San Marco.

LA MOSTRA – La mostra è frutto di un progetto iniziato nel 2012, grazie a una residenza che Hütte ha svolto nelle foresterie BLM, che ha permesso all’artista di realizzare scatti fotografici nei palazzi e nelle chiese veneziane. La luce è la protagonista dell’esposizione, capace di guidare l’osservatore in un continuo passaggio tra reale e irreale, invitandolo a una contemplazione consapevole e non passiva, capace di perdersi nelle fantasie dell’immaginazione. «Nelle mie fotografie architettoniche l’enigmaticità dello spazio si unisce spesso alla sensazione di un tempo rallentato», afferma Hütte, che alterna nella sua ricerca visioni notturne e diurne, interni ed esterni, bianco e nero e colore. Nella serie veneziana le immagini dei palazzi sono stampate su vetro, montato a sua volta su uno specchio retrostante che arricchisce l’immagine di nuovi, inquietanti e misteriosi riflessi. In mostra ci sarà anche “Attonitus”, il primo lavoro video realizzato dall’artista negli ultimi quattro anni con la musica di Phlip Schulze.

AXEL HÜTTE – Axel Hütte è nato nel 1951 a Essen, vive e lavora a Düsseldorf. Annoverato insieme a Thomas Ruff, Thomas Struth, Andreas Gursky e Candida Höfer tra i fotografi della cosiddetta “Scuola di Düsseldorf” ha concentrato la sua ricerca sui temi del paesaggio, urbano e naturale, che assume una connotazione quasi pittorica e un’atmosfera sospesa da ogni riferimento temporale grazie ai lunghi tempi di esposizione. A metà anni Ottanta realizza una serie di ritratti in bianco e nero e inizia contestualmente a produrre un nuovo lavoro sul paesaggio, presentato attraverso stampe di grande formato. Spesso caratterizzate da un elemento architettonico posto in primo piano, stagliato contro uno sfondo avvolto da nebbia o foschia, queste immagini sono una chiara definizione degli intenti dell’artista che, lontano dal ricercare una pura documentazione, lascia anonima ogni coordinata geografica o spaziale. Verso la fine degli anni Novanta, l’artista avvia una nuova indagine sulla città, sviluppando una serie di visioni notturne che esplorano i limiti della percezione: realizzate in condizioni estreme di visibilità, sono dominate da un buio avvolgente nel quale le poche luci presenti diventano forme e macchie indistinguibili di colore. Sviluppa in parallelo l’interesse verso un’idea di Natura pura e incontaminata, intraprendendo una serie di viaggi verso mete lontane (ghiacciai artici, foreste equatoriali, deserti) caratterizzate dalla pressoché assenza umana e da un continuo slittamento del punto di vista.

1 agosto 2014

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