Alex Majoli, ”La fotografia è di tutti, è il teatro fatto immagine di noi stessi”

Fotografo italiano di fama internazionale, Alex Majoli è noto soprattutto per i suoi reportage di guerra. Dopo aver documentato i conflitti in Yugoslavia, Kosovo e Albania negli anni Novanta, nel 2001 divenne membro dell'agenzia Magnum, di cui oggi è presidente, e cominciò a viaggiare in Afghanistan e Iraq, collaborando con testate come il Newsweek, il New York Times, Vanity Fair e National Geographic. Majoli risponde per noi ad alcune domande sul suo lavoro...

Il presidente dell’agenzia Magnum spiega come nasce la sua passione e cosa rappresenta per lui la fotografia

Fotografo italiano di fama internazionale, Alex Majoli è noto soprattutto per i suoi reportage di guerra. Dopo aver documentato i conflitti in Yugoslavia, Kosovo e Albania negli anni Novanta, nel 2001 divenne membro dell’agenzia Magnum (http://www.magnumphotos.com/), di cui oggi è presidente, e cominciò a viaggiare in Afghanistan e Iraq, collaborando con testate come il Newsweek, il New York Times, Vanity Fair e National Geographic. Majoli risponde per noi ad alcune domande sul suo lavoro e sul senso che per lui ha la fotografia.

Come nasce la sua passione per la fotografia?

Penso nel modo più banale possibile, la macchina presa dal padre assente a 12 anni ed il buio della camera scura.

Cosa rappresenta per lei la fotografia?

 

Un po’ tutto, la mia esistenza, la mia piccola economia, il mio modo di comunicare, di chiedere.

A quali suoi reportage è più legato?

 

Un po’ a tutti se si tratta di reportage, un po’ meno quando si tratta di lavori commerciali fatti per tirare su un po’ di denaro.

Oltre al valore puramente artistico, cosa può comunicare la fotografia?

 

Può comunicare a noi stessi , non per forza la fotografia deve essere percepita come strumento di artisti e professionisti, la fotografia è di tutti, è il ricordo, è il teatro fatto immagine di noi stessi.

Quale particolare stile o direzione specifica segue la sua esperienza fotografica?

Nel corso di molti anni di fotografia molti sono stati i punti di ispirazione, perciò non si può definire di quale stile io faccia parte se non uno mio. Diretto, sincero, imprevisto, molto nero.

Ritiene che venga abbastanza valorizzata la fotografia come arte nel mondo?

 

Penso anche troppo.

Cosa rappresenta per lei essere il presidente di Magum?


Una responsabilità molto grande ma nello stesso tempo un peso per il mio lavoro di fotografo.

 

6 agosto 2012

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