A Bookcity, Mimmo Jodice ripercorre la sua carriera nell’incontro ”Gli occhi di un fotografo”

Una carriera fatta di tanti progetti che ruotano intorno ad un unico grande imperativo: la sperimentazione fotografica...

Durante l’incontro con uno dei più grandi maestri della fotografia italiana è stato presentato il libro “Mimmo Jodice”, a cura di Roberta Valtorta

MILANO – Una carriera fatta di tanti progetti che ruotano intorno ad un unico grande imperativo: la sperimentazione fotografica. Sono queste le parole con le quali si potrebbe riassumere la cifra stilistica descritta nel libro “Mimmo Jodice” curato da Roberta Valtorta e presentato venerdì in occasione di Bookcity durante l’incontro “Gli occhi di un fotografo”.

FOTOGRAFIA COME NUOVO MEZZO DI ESPRESSIONE – Una carriera, quella di Mimmo Jodice, che è iniziata a metà degli anni Sessanta nella sua città natale, Napoli. In quel periodo la fotografia era il mezzo espressivo più adatto per raccontare la realtà. Come raccontato dallo stesso maestro, decise di far suo questo nuovo strumento di espressione, concependolo come linguaggio ed utilizzandolo in particolar modo come strumento di studio della realtà napoletana. Quello che veniva rappresentato nei suoi primi scatti era la realtà, che molto spesso contemplava anche le difficoltà, senza però perdere di vista il grande valore figurativo del nuovo mezzo di espressione.

LA CITTA’ – Gli inizi degli anni Ottanta, come testimoniato anche dal materiale fotografico presente nel testo di Roberta Valtorta,  videro come soggetto privilegiato dal grande maestro la città, fotografata però sempre completamente vuota. Come spiegato da Jodice stesso, “grande valenza in tutta la mia opera ha avuto senza dubbio l’utilizzo del bianconero, che ha permesso di rendere ciascuno scatto atemporale, fuori del tempo”. L’ispirazione di questo genere di arte è avvenuto senza dubbio attraverso l’osservazione dell’arte, ed in particolar modo degli artisti surrealisti.

OSSERVAZIONE E RIFLESSIONE – Tanti sono stati i progetti che, negli anni Novanta, hanno permesso a Jodice di ampliare il proprio oggetto d’indagine. Partendo dall’analisi e dall’osservazione della classicità, sono nati infatti progetti noti in tutto il mondo, uno su tutti “Mediterraneo”. Qui gli scatti appaiono come ritratti fatti alle persone del passato. Gli anni Duemila hanno visto una tipologia di lavoro ancora differente, che ha avuto come soggetto privilegiato le grandi città. Partendo da Napoli, Jodice ha realizzato lavori che ritraggono molte città del mondo. Come descritto dal maestro stesso, “tutto il mio lavoro nasce dall’osservazione e dalla riflessione”. I progetti sono poi proseguiti con una sorta di “ritorno al passato”, con una riconsiderazione della natura morta e di tutti gli oggetti tipici della quotidianità, osservati e rappresentati però con un occhio “surreale ed allucinato”.

IL MARE COME LUOGO ASSOLUTO – Molti sono stati i progetti portati avanti parallelamente, ma uno su tutti è stato  quello che ha permesso all’artista di esprimere al meglio quel senso di assolutezza che permea e contraddistingue tutti i suoi scatti. Stiamo parlando del grande progetto nel quale il mare, unico protagonista e soggetto rappresentato, è diventato un luogo senza tempo. “Nelle mie fotografie compare un mare senza tempo, come quello che hanno visto i naviganti dei millenni passati, nel quale vi è soltanto la linea dell’orizzonte, il cielo e l’acqua”. Nonostante questi scatti rappresentino soltanto elementi base, hanno tuttavia una grandissima forza espressiva”. Gli ultimi progetti del grande maestro hanno visto un nuovo ritorno alla rappresentazione del volto, già indagata negli anni Settanta.

25 novembre 2013

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