Intervista al direttore Miart

Vincenzo De Bellis (Miart), ”Se non tuteliamo l’arte contemporanea, non avremo nessun passato da difendere”

I primi a sostenere l'arte italiana e le sue bellezze devono essere i cittadini e le aziende private, senza attendere l’intervento delle istituzioni pubbliche. E' quanto affermato da Vincenzo De Bellis, direttore del Miart, la mostra internazionale d'arte moderna e contemporanea...

Il direttore della mostra internazionale d’arte moderna e contemporanea presenta le novità dell’edizione di quest’anno e commenta la situazione dell’arte contemporanea in Italia

MILANO – I primi a sostenere l’arte italiana e le sue bellezze devono essere i cittadini e le aziende private, senza attendere l’intervento delle istituzioni pubbliche. E’ quanto affermato da Vincenzo De Bellis, direttore del Miart, la mostra internazionale d’arte moderna e contemporanea, dedicata alle continue novità del mercato artistico, alla dinamicità che lo contraddistingue, ai suoi cambiamenti rapidissimi e  alle diverse frontiere esplorate dal mondo dell’arte. Una fiera in cui moderno e contemporaneo dialogano con continui rimandi o con echi più o meno espliciti; un’occasione per riflettere sulla continuità fra passato e presente. Il direttore presenta le novità dell’edizione di quest’anno e commenta l’attuale situazione dell’arte contemporanea in Italia.

Quali sono gli obiettivi e le aspettative del Miart di quest’anno?
L’obiettivo è quello di consolidare il progetto cominciato lo scorso anno, un progetto triennale, di aumentare il numero dei visitatori, sia italiani sia internazionali, dando una proposta di altissima qualità agli addetti ai lavori, i primi ai quali questa fiera si rivolge.

Quali sono le novità dell’edizione 2014?
Poche novità rispetto alla scorsa edizione, dove già era stato cambiato molto. E’ stata aggiunta una sezione espositiva “Conflux”, un focus sui mercati emergenti come quello sudamericano e mediorientale. Ci sono molte novità sul Fuori Fiera: quest’anno sono state attivate tutte le istituzioni pubbliche e private della città, le quali  in quei giorni apriranno tutte con delle mostre pensate ad hoc. 

Milano è ancora la capitale dell’arte italiana?
Non c’è bisogno di dimostrarlo: Milano è la città con il maggior numero di collezionisti, con la più vasta offerta di gallerie di arte moderna e contemporanea, e in cui vivono i principali artisti. La situazione però non è particolarmente facile, in quanto anche il mondo dell’arte subisce le conseguenze dovute all’attuale crisi economica del Paese. Crisi che investe anche quelle che sono le fucine degli artisti del futuro, le Accademie, le quali vivono momenti difficili. Nonostante ciò, dal punto di vista del mercato per l’arte italiana è un buonissimo momento, con una considerevole attenzione sia per lo storico sia per il contemporaneo italiano. Questo è testimoniato da tutte le ultime aste, e in generale dall’andamento delle gallerie che, nonostante la crisi, non hanno registrato le chiusure che si potevano immaginare. Pur essendo l’arte un bene di lusso, superfluo, quindi uno dei primi beni a cui gli italiani potevano rinunciare, in realtà ciò non è avvenuto. Segno che, in un momento di crisi, il mercato dell’arte comunque regge.

Negli ultimi tempi in Italia hanno avuto molto successo diverse mostre ed esposizioni di grandi opere internazionali, capaci di richiamare l’attenzione del pubblico. Secondo lei sono queste le strategie giuste per avvicinare la gente al mondo dell’arte?
Secondo me no. Queste sono attività populiste, fatte da alcune amministrazioni pubbliche per attirare la gente. Mera economia, che non aiuta la comprensione dell’arte contemporanea, un fenomeno molto più complesso. Questo è uno dei problemi di questo Paese: se non difendiamo ciò che costruiamo adesso, nel futuro non avremo nessun passato da difendere.

Cosa, quindi, occorre fare per avvicinare più gente possibile al mondo dell’arte?
L’arte è un piacere, non è necessaria. Ci si deve avvicinare con piacere, in quanto non ha una stretta utilità sociale, ma lo può diventare così  come la musica, il cinema e la danza. Tutti i fenomeni culturali sono legati al piacere dell’appropriarsene. Non è necessario avere grandi masse, ma che ci sia una sensibilità più forte nei confronti della cultura e avere un sostegno alle attività culturali più forte rispetto all’attuale. Siccome ciò non è possibile farlo con i soldi pubblici, assenti, dovrebbero essere agevolati gli interventi dei privati a sostegno della cultura attraverso sgravi fiscali, agevolazioni. Ciò significa concordare un programma a sostegno di attività in sinergia. Tutti i grandi musei internazionali sono sostenuti in parte piccola dalle istituzioni pubbliche ed in gran parte dai cittadini e dai privati.

18 marzo 2014

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