Salvatore Quasimodo, l’ermetismo più alto ed essenziale

Oggi il mondo della letteratura ricorda la scomparsa di un grande personaggio: Salvatore Quasimodo, poeta italiano, scomparso il 14 giugno del 1968. Per ricordarlo insieme a voi vi riproponiamo alcune dei suoi versi più celebri...

Oggi il mondo della letteratura ricorda la scomparsa di un grande personaggio: Salvatore Quasimodo, poeta italiano, scomparso il 14 giugno del 1968. Per ricordarlo insieme a voi vi riproponiamo alcuni dei suoi versi più celebri

 

MILANO – Salvatore Quasimodo è stato un poeta italiano, esponente di rilievo dell’ermetismo; ha contribuito alla traduzione di testi classici e soprattutto dei lirici greci ma anche di opere teatrali di William Shakespeare e Molière. E’ stato insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1959. Oggi, in occasione dell’anniversario della scomparsa del grande poeta, abbiamo deciso di riproporvi cinque delle sue più belle poesie. Leggete, riflettete e condividete.

Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

Ora che sale il giorno
Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchi mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre bette il piede dei cavalli!

Già la pioggia è con noi
Già la pioggia è con noi,
scuote l’aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d’improvviso un giorno.

Fresche di fiumi in sonno 
Ti trovo nei felici approdi,
della notte consorte,
ora dissepolta
quasi tepore d’una nuova gioia,
grazia amara del viver senza foce.

Vergini strade oscillano
fresche di fiumi in sonno:

E ancora sono il prodigo che ascolta
dal silenzio il suo nome
quando chiamano i morti.

Ed è morte
uno spazio nel cuore.

Imitazione della gioia
Dove gli alberi ancora 
abbandonata più fanno la sera, 
come indolente 
è svanito l’ultimo tuo passo 
che appare appena il fiore 
sui tigli e insiste alla sua sorte. 

Una ragione cerchi agli affetti, 
provi il silenzio nella tua vita. 

Altra ventura a me rivela 
il tempo specchiato. Addolora 
come la morte, bellezza ormai 
in altri volti fulminea. 
Perduto ho ogni cosa innocente, 
anche in questa voce, superstite 
a imitare la gioia.

14 giugno 2015

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