Nuove nomine direttori dei musei italiani, le diverse reazioni degli addetti ai lavori

10 uomini e 10 sono donne, di cui 7 stranieri (3 tedeschi, 2 austriaci, 1 britannico e 1 francese), e 4 italiani tornati dall’estero. Sono questi i dati principali che emergono in seguito alle nomine dei nuovi venti super direttori dei musei italiani...

MILANO – 10 uomini e 10 sono donne, di cui  7 stranieri  (3 tedeschi, 2 austriaci, 1 britannico e 1 francese), e 4 italiani tornati dall’estero. Sono questi i dati principali che emergono in seguito alle nomine dei nuovi venti super direttori dei musei italiani di prima fascia. Criteri di selezioni e nomi scelti, manco a dirlo, hanno subito dato vita a dibattiti e confronti accesi tra gli addetti ai lavori. Il mondo dell’arte risulta diviso sulle nomine. Scopriamo insieme i più illustri pareri da parte di critici ed esperti d’arte.

Tomaso Montanari (storico dell’arte, critico d’arte, editorialista blogger italiano – contrario) – “Senza offesa per nessuno, è evidente la sproporzione tra l’importanza dei nostri musei e i curricula dei nuovi direttori. Che in molti casi appaiono sufficienti, in alcuni anche buoni, ma in molti altri sono invece assai deludenti: e che complessivamente non rappresentano certo l’eccellenza sbandierata dal ministro. Con un certo provincialismo, il non essere italiani o l’essere italiani che lavorano all’estero è stato considerato decisivo. Ma nessuno dei nuovi direttori aveva all’estero responsabilità paragonabili a quelle che ora si vedono attribuite in Italia: siamo di fronte a soldati semplici, sottufficiali e a qualche ufficiale tutti promossi istantaneamente generali di brigata, o addirittura di divisione.

Achille Bonito Oliva (critico d’arte, accademico, saggista, curatore e scrittore italiano – favorevole)Per una volta si può dire che anche in Italia vince la meritocrazia. In particolare le nomine di Anna Coliva (alla Galleria Borghese, ndr) e di Cristiana Collu (Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, ndr) sono il segno di una volontà di rinnovamento, non solo generazionale, e al tempo stesso la cartina di tornasole di una serie di designazioni tutte di altissimo profilo. Non si può non lodare il grande lavoro fatto dalla commissione presieduta da Paolo Baratta.

Philippe Daverio (critico d’arte, giornalista – contrario) – È il risultato dell’insipienza del ministero per i Beni culturali che non ha organizzato concorsi e non ha formato carriere in Italia. Una leggerezza pressapochista. C’è una discrasia tra gli annunci rodomonteschi del governo sull’Italia che riparte e sfrutta il proprio patrimonio artistico, e poi queste nomine. Gli stranieri faticano a entrare in sintonia con la società italiana e la realtà produttiva locale, per non parlare delle difficoltà sindacali che incontreranno.

Adriano La Regina (archeologo e docente italiano  – favorevole) – Finalmente certi criteri vengono adottati anche da noi, viviamo in un mondo che non può vedere barriere nel campo della cultura. Credo che con queste nomine gli storici dell’arte che lavorano nei musei statali, professionisti di prestigio internazionale, siano stati molto sottostimati.

Vittorio Sgarbi (critico d’arte, storico dell’arte e politico italiano – contrario) – Il ministro Dario Franceschini mortifica il suo esercito, non difende le truppe che ha. La scelta di fare un concorso per i direttori dei 20 principali musei italiani è un atto politico pericoloso, che il ministro pagherà: fra i 20 selezionati ci sono persone capaci, ma non credo che il neo direttore degli Uffizi Eike Schmidt sia più bravo di quello uscente, Antonio Natali. Sette stranieri?, e perché non dieci o uno? Per non parlare del ‘dieci donne e dieci uomini’, una cosa inaudita. Una sciocchezza che contestai anche quando Roberto Maroni nominò la sua giunta in Lombardia.

 

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