L’Isola delle Storie inizia oggi con un preludio all’insegna dell’arte

La lunga attesa annuale del Festival Letterario della Sardegna è resa più dolce dal Preludio del 13 e 14 giugno, un intermezzo di anticipazioni ed esclusive di quanto accadrà dal 2 al 5 luglio ma anche un modo per scoprire e vivere l’interno dell’isola...

MILANO  –  La lunga attesa annuale del Festival Letterario della Sardegna è resa più dolce dal Preludio del 13 e 14 giugno, un intermezzo di anticipazioni ed esclusive di quanto accadrà dal 2 al 5 luglio ma anche un modo per scoprire e vivere l’interno dell’isola visitando l’incanto della Barbagia e i suoi luoghi – non sempre conosciuti – come il paese di Gavoi cha da dodici anni ospita il festival e ne è protagonista tanto quanto gli scrittori che lo animano. Si comincia sabato 13 alle ore 17.30 con l’inaugurazione di alcune mostre del festival ospitate presso le sale del Museo Comunale di Gavoi. Il Museo MAN di Nuoro presenta per l’occasione due progetti espositivi Setta. Quadri di comportamento di Claudia Castellucci e Occhio Riflesso degli artisti Enrico Piras e Alessandro Sau.
 
QUADRI DIDASCALICI – La mostra Setta. Quadri di comportamento, è la messa in atto del libro dell’artista Setta. Scuola di tecnica drammatica caratterizzato da una finalità trasparente e dichiarata – la scuola – e da una struttura intimamente connessa a questa finalità, gli esercizi e le giornate. Le scuole – quelle da lei dirette dal 1989 al 2011, e quelle potenziali future – sono in realtà una dimensione della conoscenza, non uno snodo nella trasmissione della stessa. Le opere suggeriscono cosa fare, sono un prontuario per il comportamento. Come esplicita la stessa Castellucci nei suoi Appunti per l’arte didascalica: ‘Ho deciso di spiegare i contenuti del mio libro attraverso una serie di quadri didascalici. Scelgo la spiegazione, e non la teoria, come nel libro. Invito i critici alla teoria. Ci sono pensieri pratici: esercizi che servono a fondare una scuola reale, così come reali sono le decisioni che si prendono in merito al contatto con questa. Le opere che faccio sono tutte, in un modo, o in un altro, didascaliche. Anche la tecnica e la materia sono utili ad apprendere. Non voglio esprimere una teoria, ma invitare alla prassi. La prassi è comunque un dominio di ordine metafisico che allontana l’utilitarismo e l’utilitario: solo l’utile accetta. Questa arte, l’arte che accetta questo ordine, è un’arte che serve.’
 
IL RAPPORTO OPERA D’ARTE-PUBBLICO – La doppia personale degli artisti Enrico Piras e Alessandro Sau nasce dalla riflessione sul ruolo dell’opera d’arte, della sua esistenza e legittimazione e del suo rapporto con il pubblico. Il progetto, il cui esito finale è costituito da due serie di opere – Egyptian Darkness di Enrico Piras, e Ways of Seeing di Alessandro Sau – si è articolato in due parti proponendo una netta separazione tra il momento intuitivo, creativo e formale dell’opera realizzata (occhio), e la riproduzione e diffusione del suo valore artistico (riflesso) attraverso la documentazione fotografica, filtro narrativo tra le opere e il pubblico.
 
UN POPOLO CHE (R)ESISTE – Nelle sale al piano terra del Museo Comunale è esposto, invece, il lavoro del fotografo gavoese Roberto Mulas Kurdistan, un popolo che (r)esiste. La mostra espone il frutto della sua esperienza al confine turco-siriano del Kurdistan dove si è recato – insieme ad una delegazione di sardi in visita come osservatori internazionali – in occasione dell’annuale appuntamento con i festeggiamenti del Newroz, la ricorrenza tradizionale che da 2627 anni nel mese di marzo celebra il nuovo anno e il cui carattere ha assunto oggi una connotazione prevalentemente politica. Da Lice, paese di origine del PKK alle porte di Kobane, passando per il montuoso territorio dell’antica Amed, i festeggiamenti del Newroz, non ricordano più solo la deposizione del malvagio re Zuhak ma rappresentano oggi una lotta per l’autodeterminazione. Le didascalie e il senso semantico di esposizione raccontano della difficile situazione che la popolazione curda vive ancora oggi. Le immagini raccontano – senza troppa attenzione per la tecnica – le feste politiche, l’incontro con i rifugiati di Kobane, i volti esausti ma radiosi degli yazidi e dei loro campi profughi, la resistenza del Rojava e la fuga dalla Siria. Alle 17.30 inaugura in piazza Sant’Antriocu anche la mostra Dedicated minority dello sloveno Žiga Koritnik fotografo ufficiale del festival per diverse edizioni.

I ‘MOSTRI’ DI BENNI – Si tiene invece domenica 14 alle 18.00, l’imperdibile appuntamento con Stefano Benni e con il suo Cari mostri, ultima fatica letteraria del noto scrittore, umorista e sceneggiatore, recentemente uscita per Feltrinelli. Nel corso dell’incontro l’attrice Gisella Vacca legge alcuni brani tratti dal romanzo. A introdurre la presentazione è il preludio musicale di Pierpaolo Vacca con il suo organetto.

13 giugno 2015
 
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