La battaglia politica di Franca Rame rivive in un libro postumo e nel ricordo di Dario Fo

''Me ne vado perché il Senato è il frigorifero dei sentimenti''. E' con queste parole molto eloquenti che Dario Fo ha ricordato la motivazione per la quale la moglie ha deciso di abbandonare il Senato...

Il comico, drammaturgo e scrittore Premio Nobel ha presentato in questi giorni a Milano “In fuga dal Senato”, il libro postumo della moglie Franca Rame in cui l’attrice ha descritto il breve ma intenso periodo di militanza politica all’interno del Senato

MILANO – “Me ne vado perché il Senato è il frigorifero dei sentimenti”. E’ con queste parole molto eloquenti che Dario Fo ha ricordato la motivazione per la quale la moglie ha deciso di abbandonare la sua breve seppur molto intensa esperienza politica. Luci ed ombre di questa avventura in Senato sono stati descritti dall’attrice ne “In fuga dal senato”, presentato qualche giorno fa alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano. All’incontro hanno preso parte il marito Dario Fo, Gianni Barbacetto, Stefano Benni e Giuseppina Manin.


UNA VITA SPESA IN BATTAGLIE SOCIALI
– Sempre fortemente impegnata nelle battaglie sociali, nel 2006 Franca Rame decise di entrare in politica al fianco di Antonio Di Pietro per cercare di portare all’interno dei palazzi del potere una visione più fresca, vera ed autentica. La sua idea di politica era tuttavia totalmente disincantata e pura, volta alla prosecuzione di un ideale perché giusto e non perché capace di portare più voti.


IN FUGA DAL SENATO
– Ciò che rende questo testo unico è lo stile con il quale è scritto: nonostante si affrontino argomenti sicuramente molto dolorosi da parte dell’autrice, c’è sempre un tocco di ironia, capace di rendere davvero unico questo suo intervento in politica. Fo ha ricordato come ciò che la Rame odiasse più di tutto fosse il “rimando”: non poteva sopportare che si perdesse tempo a servizio di un gioco di potere.

SENATO, IL FRIGORIFERO DEI SENTIMENTI – Ma ciò che turbava maggiormente la Rame, come ricordato dalla stessa Giuseppina Manin, era soprattutto la mancanza di sentimento, di rapporti interpersonali all’interno delle sale del potere. Inconcepibile per lei, donna solare e disposta ad ascoltare ed accogliere tutti, era il fatto che, quando qualcuno durante le sedute prendeva la parola, nessuno degli altri prestasse attenzione. Ognuno era sempre impegnato in qualcosa di maggiormente interessante e proficuo. Un atteggiamento per la Rame davvero inconcepibile, se unito alla totale assenza di rapporti interpersonali. Fo ha ricordato come le uniche persone con le quali la moglie legò tra i parlamentari del tempo furono Colombo e Zandi. Il rapporto instaurato con questi due esponenti non le bastò tuttavia per sopportare lo sfaldamento del rispetto reciproco che lì, a Roma, regnava sovrano.

RICERCA DI EVASIONE DA UN MONDO COSI’ LONTANO DA LEI – Durante il periodo di presenza in Senato qualsiasi genere di evasione era vissuta dalla Rame come una boccata d’ossigeno. Fo ricorda come l’uscire da quell’inferno per tornare a casa, anche solo per poche ore, portasse Franca ad una gioia infantile. Anche la scrittura di “In fuga dal Senato” era vissuto come una dolce e piacevole evasione da un mondo che non sentiva suo e che disprezzava fortemente. Fo ricorda come fosse divenuta quasi consuetudine per la moglie raccontargli per telefono il resoconto della giornata attraverso storie surreali, quasi teatrali, idealmente ambientate all’interno del Senato. Anche questo faceva parte di una sorta di fuga ideale da quel mondo così lontano da lei, da cui cercava di evadere anche solo mentalmente, raccontando al marito vicende improbabili e divertenti, con il tono che la contraddistingueva e che tutti ci siamo abituati a conoscere.

LA SOLITUDINE IN UNA ROMA TRISTE – Dalle pagine del libro emerge chiaramente il sentimento di solitudine che pervadeva la Rame in questo periodo, in una Roma che non riconosceva più come sua. Giuseppina Manin ricorda come la Roma a cui era abituata Franca fosse quella felliniana, di Via Veneto, in cui si poteva incontrare un Alain Delon ancora sconosciuto e una Sofia Loren agli albori della carriera. Si trattava quindi di uno scenario totalmente diverso dalla Roma di oggi del film La Grande Bellezza.

8 ottobre 2013

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