Warhol, l’uomo e l’artista per la prima volta a Palazzo Reale

Andy Warhol, padre della Pop Art americana, torna a Milano con una grande monografica a Palazzo Reale, che per la prima volta ospita una mostra dell’artista statunitense...

Dalla Brant Foundation più di 160 opere del grande artista statunitense in mostra fino al 9 marzo

 

MILANO – Andy Warhol, padre della Pop Art americana, torna a Milano con una grande monografica a Palazzo Reale, che per la prima volta ospita una mostra dell’artista statunitense. L’evento è al centro della programmazione dell’Autunno Americano, iniziata il 24 settembre con la mostra “Pollock e gli Irascibili. La scuola di New York”. Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, la mostra è curata da Peter Brant con il contributo di Francesco Bonami. Appassionato collezionista, fin da giovanissimo Brant iniziò a comprare opere di artisti contemporanei americani mettendole poi a disposizione per fini di studio e divulgazione attraverso la Brant Foundation.

 

LE OPERE IN MOSTRA – Come scrive Francesco Bonami: “La mostra è un’occasione rarissima per il pubblico di poter vedere uno dei gruppi di opere più importanti dell’artista Americano (…) raccolto non da un semplice, per quanto appassionato, collezionista ma da un personaggio, Peter Brant, intimo amico di Warhol con il quale ha condiviso gli anni artisticamente e culturalmente più vivaci della New York degli anni ‘60 e ‘70”. Oltre 160 opere, dai primi disegni di Warhol per finire con le spettacolari Ultime Cene – presentate proprio a Milano nel 1987 in quella che fu l’ultima mostra di Warhol, prima della morte per una banale operazione – e gli autoritratti, passando attraverso le opere più iconiche come le “Electric Chairs” (1964), il grande ritratto di Mao, i fiori e uno dei più famosi capolavori di Warhol “Shot Light Blue Marilyn” (1964), il ritratto della famosa attrice americana che ha in mezzo agli occhi il segno restaurato di uno dei colpi di pistola esploso da un’amica dell’artista nel 1964 che Brant avrebbe poi acquistato per 5000 dollari nel 1967 con i proventi di un piccolo investimento.

 

ICONE POP – “Dai divi del cinema alle bottiglie di Coca Cola, fino ad autentici capolavori come il Cenacolo di Leonardo da Vinci, Andy Warhol ha trattato democraticamente tutti i suoi soggetti con tecniche nuove prodotte dai linguaggi della contemporaneità, trasformando il suo lavoro di artista in un’officina di produzione di icone, destinate segnare un’epoca ed entrare a pieno titolo nella storia dell’arte – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Per questo possiamo affermare che Warhol ha contribuito in modo determinante a definire e trasformare il moderno concetto di icona: ormai lontana dall’etimologia che lega in maniera indissolubile il sostantivo al mondo religioso, alla devozione e all’adorazione, l’accezione corrente di icona è laica, ed è ‘pop’. Proprio come la sua arte”.

 

ARTE SEMPRE GIOVANE – Attraverso capolavori e opere altrettanto sorprendenti, ma meno conosciute, come una serie di Polaroid mai viste prima in Europa, la mostra della Brant Foundation non racconta semplicemente il Warhol star del mondo dell’arte e del mercato, ma anche il Warhol intimo, l’amico, l’uomo. Pur a distanza di anni e pure in una società profondamente cambiata, le opere che il visitatore potrà ammirare a Palazzo Reale, dimostrano come la grande arte non invecchi mai. Come scrive Francesco Bonami: “I grandi artisti possono avere periodi più o meno interessanti, ma nella loro produzione avranno sempre qualcosa che riesce a comunicare. Warhol parla dalla nostra società, oggi come allora”.

 

16 dicembre 2013

 

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