Vettor Pisani, artista visionario e interprete tragicomico della realtà

ll MADRE - Museo d'Arte Contemporanea DonnaREgina di Napoli ospiterà fino al 24 marzo 2014 la prima e la più completa retrospettiva, per ampiezza e completezza delle opere, mai dedicata a uno dei più importanti artisti italiani contemporanei, Vettor Pisani...

Al MADRE di Napoli la mostra ‘EROICA / ANTIEROICA: una retrospettiva’ a cura di Andrea Viliani ed Eugenio Viola fino al 24 marzo 2014

MILANO – ll MADRE – Museo d’Arte Contemporanea DonnaREgina di Napoli ospiterà fino al 24 marzo 2014 la prima e la più completa retrospettiva, per ampiezza e completezza delle opere, mai dedicata a uno dei più importanti artisti italiani contemporanei, Vettor Pisani (Bari, 1934-Roma, 2011). Omonimo di un condottiero veneto del Trecento, Vettor Pisani, la cui famiglia paterna era originaria di Ischia, amava raccontare di essere figlio di un ufficiale della Marina e di una ballerina di strip-tease: fin da questa sua biografia in parte reale in parte fittizia, riscritta “ad arte”, Vettor Pisani si presenta come una figura assolutamente unica.

 

IRONIA E PROVOCAZIONE – Nella formulazione di provocazioni linguistiche ed estetiche e nell’esplorazione di modalità espressive rivelatesi dense di significato per le generazioni successive, la sua figura ci appare, oggi, radicalmente contemporanea, quella di un vero e proprio precursore che ha saputo unire l’investigazione concettuale all’ironia, il gioco linguistico a quello di ruolo, il mascheramento alla ricerca della verità, la grande Storia alla cronaca più triviale, il sacro al profano, l’arte del passato alle provocazioni del presente.

RELAZIONI CONTEMPORANEE – Tutte le opere di Vettor Pisani si situano sistematicamente non solo oltre i confini che dividono fra loro discipline quali arte, letteratura, teatro, musica, architettura, filosofia, poesia, scienza (comprese le scienze occulte), ma anche al di là dell’idea stessa dell’artista come figura singolare e unitaria, come esemplarmente dimostrato dal riferimento, costitutivo della poetica dell’artista, a figure-simbolo come quelle di Marcel Duchamp, Yves Klein, Joseph Beuys o dalla estesa collaborazione-identificazione fra l’artista e Michelangelo Pistoletto in occasione del progetto ‘Plagio’ (avviato da Pisani, dopo la partecipazione nel 1970, su invito di Pistoletto, alla mostra curata da Achille Bonito Oliva ‘Amore mio’); o, ancora, dalla sua relazione con artisti quali, fra gli altri, Alighiero Boetti e Gino De Dominicis.

 

TEATRI IMMAGINARI DELLA MEMORIA – Disseminate di triangoli, cerchi e semi-croci, specchi e tavoli, labirinti e piramidi, padiglioni e modellini architettonici, alambicchi e clessidre, pianoforti e violini accostati a busti, manichini, calchi, fusioni di figure religiose come Cristo, la Madonna, gli angeli, o immagini di Edipo e della Sfinge o dell’isola dei morti di Arnold Böcklin, e popolate da un vero e proprio bestiario personale (tartarughe, conigli, galline, scimmie, pesci rossi, lumache, cavie, gatti, pavoni, aquile e piccioni), le opere di Vettor Pisani sono teatri immaginari della memoria e della conoscenza, appresentazioni filosofiche e conoscitive “della storia moderna dell’Europa” e delle sue contraddizioni, effimere scenografie di questioni morali e quesiti intellettuali imprescindibili quanto insolubili, forme di introduzione alla complessità della speculazione espressa attraverso l’ordinarietà del quotidiano, soglie spazio-temporali fra epoche differenti, codici di comunicazione fra stati o entità opposte (eroe e antieroe; umano e divino; umano e animale; uomo e donna; vita e morte) e, infine, provvisori musei dell’inevitabile distruzione e costante ricostruzione dell’arte, in cui, nella caleidoscopica molteplicità degli artefatti e dei riferimenti dell’artista, le dimensioni della storia e del mito, i generi sessuali, le differenti tradizioni culturali  l’identità stessa dell’artista si fondono in un unicum indefinibile, per statuto critico e consistenza estetica.

PENSIERO AZIONE OPERA – Impegnato nell’individuazione e perlustrazione di un’ideale coesione fra pensiero, azione e opera attraverso la costante e multiforme adozione di dispositivi di messa in scena performativi e narrativi, Vettor Pisani sviluppa la sua ricerca senza soluzione di continuità fra le diverse opere, fino quasi a configurare la sua intera produzione (in cui spesso opere precedenti sono riutilizzate per creare nuove opere) come un’unica opera d’arte totale in costante metamorfosi, una poderosa messa in scena spettacolare, un’enciclopedica teoria/pratica del pensare/fare arte tanto difficile da definire in modo lineare, quanto entusiasmante da ripercorrere nel suo labirintico ritorno ai suoi nuclei ispiratori. Una produzione, quella di Pisani, che trova alcune delle più consistenti realizzazioni nelle tante versioni di RC Theatrum (vero e proprio teatro rosacrociano presentato per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1976 e poi ripresentato e approfondito negli anni in diverse versioni, fra cui Il Teatro di Edipo, Il Teatro della Vergine, L’Isola Azzurra, Il Teatro della Sfinge, Il Teatro di Artisti e Animali, Il Teatro di Cristallo, Virginia con i pesci rossi), nei cicli dedicati alle isole di Capri e Ischia e a “Napoli Borderline”, nelle opere politiche che hanno come fulcro i temi dell’ebraismo, del nazismo, della compromessa identità europea (fino a occuparsi del tema dei migranti), e nel progetto del Virginia Art Theatrum/Museo della Catastrofe, opera realizzata dal 1995 al 2006 in una cava di travertino dismessa presso Serre di Rapolano, Siena, che si configura come il culmine di tutta la sua ricerca: dimora, pietra filosofale, opus in cui si condensa la sua stessa idea di arte.

 

OPERE IN MOSTRA – Progetti e opere che, tutti, saranno ricostruiti, riallestiti e documentati in mostra. In tutte queste opere e progetti, storia dell’arte, politica, psicoanalisi, fondazione donnaregina per le arti contemporanee cultura popolare, cronaca quotidiana, filosofie ermetiche, simboli massonici, riti alchemici e dottrina rosacrociana si sovrappongono inestricabilmente fra loro, spesso in modi bizzarramente dissonanti, quando non ironici e spesso autoironici, eppure sempre paradossalmente coerenti nel creare un senso e un mondo propri: quel tertium che è l’opera d’arte per Vettor Pisani, l’unico spazio-tempo, sinestetico e autoriflessivo, in cui l’arte può essere concepita al contempo come atto critico e impulso visionario, dando vita da un lato a un’ “arte-critica”, che si nutre, cita, commenta, riflette e “colpisce l’arte, servendosi dell’arte” (M. Calvesi), e dall’altro a un’ “arte che ci fa vedere l’indicibile”, come scriveva l’artista stesso, ovvero che svela il rimosso della psiche e della storia, sonda le profondità del senso delle cose e rende visibile l’invisibile (le idee dei filosofi, le visioni dei mistici, le illusioni del teatro, le finzioni della scrittura, i sogni, come gli incubi, del nostro cervello).

 

EROE E ANTIEROE POST-MODERNO – Questo statuto critico-visionario si è definito negli anni nella stretta collaborazione fra l’artista e la moglie Mimma Pisani, partecipe esegeta, configurandosi come la comune sceneggiatura di una performance teatrale in più puntate, come una continua e congiunta dichiarazione di poetica e fabulazione e, infine, come percorso di vita. Nella totalizzante, ma spesso divertita, esplorazione sul “senso segreto (nascosto) della realtà, dell’arte e della cultura” si coniuga in Vettor Pisani il richiamo alla figura semantica e al destino sia dell’eroe che dell’antieroe (termini ricorrenti nei titoli delle sue opere e scritti, come nella letteratura critica a lui dedicata), configurando l’artista quindi come interprete, volutamente tragicomico, dell’Io quale soggetto storico occidentale alla deriva la cui identità frammentaria diviene metafora di una modernità pervertita nella post-modernità e nella cacofonia contemporanea che, se ha smarrito la centralità dell’essere, l’essenza della conoscenza e l’impronta stessa dell’umano (per non parlare dell’assurdità dell’arte e del suo sistema, a cui Pisani si è senza dubbio progressivamente sottratto), rimane pervaso da un anelito rigeneratore e da un’insopprimibile ansia di significato, di unità, di assoluto, di un ritorno all’immaginario come unica fonte possibile di reazione e ispirazione.

UNA GRANDE RETROSPETTIVA – Offrendo una visione approfondita dei principali aspetti di questa ricerca, al contempo estremamente vasta e profondamente complessa, stratificata nel tempo e articolata nei mezzi espressivi, la mostra – a cura di Andrea Viliani ed Eugenio Viola e con la supervisione scientifica di Laura Cherubini – è la più completa ad oggi dedicata all’artista e raccoglie il più consistente gruppo di opere, sia storiche che recenti, mai riunito in una sua mostra, permettendo di ripercorrere l’intera produzione dell’artista, dalle installazioni site-specific ai disegni e ai collage, dai dipinti su tela e su pvc alle azioni performative, dalle immagini fotografiche e filmiche ai lavori a tecnica mista, con un essenziale corredo di materiali di documentazione.

 

24 gennaio 2014

 

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