ARTE - Vivere in un quadro

Van Gogh, cosa significa vivere all’interno di un’opera d’arte del celebre pittore olandese

Avete mai pensato di entrare all’interno di un’opera d’arte? Avete mai sognato di vivere o di passeggiare nel vostro quadro preferito? In queste ultime settimane la mostra “Van Gogh Alive”, allestita a Firenze...

“Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno”

(Vincent Van Gogh)

 

MILANO – Avete mai pensato di entrare all’interno di un’opera d’arte? Avete mai sognato di vivere o di passeggiare nel vostro quadro preferito? In queste ultime settimane la mostra “Van Gogh Alive”, allestita a Firenze, sta registrando un successo di pubblico senza precedenti. E questo dato non ci sorprende: essa non solo ci permette di vivere e conoscere l’arte in una maniera assolutamente innovativa, ma offre al pubblico un’immersione totale nella pittura geniale e controversa dell’artista: dai Mangiatori di Patate, ai celebri Girasoli – da cui Van Gogh si sentiva irresistibilmente attratto, tanto da scrivere “Il Girasole, in un certo senso, mi appartiene” – dalle Notti Stellate allo struggente, ultimo quadro, Campo di Grano con Corvi.

 
VINCENT, L’ARTISTA CAPACE DI EMOZIONARCI – Van Gogh è tra gli artisti più amati e conosciuti al mondo. Probabilmente ognuno di noi annovera, nella top ten dei suoi quadri preferiti, almeno un capolavoro dell’artista olandese. Dalla vorticante e coinvolgente “Notte Stellata” al vivace dinamismo della serie dedicata ai “Girasoli” , Vincent è capace di smuovere in noi sentimenti ed emozioni sepolti: la sua energia ci pervade e ci coinvolge. Nella mostra di Firenze, i capolavori di Van Gogh prendono vita, in una vibrante sinfonia di luci, colori e suoni. Perciò la mostra è in primo luogo un’esperienza visiva e divulgativa inedita per avvicinarci al mondo di Van Gogh, al suo immaginario e alle sue opere anche il pubblico meno abituato a frequentare le sale di mostre e musei, ma, al contempo, ci permette di “passeggiare” nei suoi pastosi vortici cromatici, all’interno dell’universo creativo e visionario dell’artista. Immagini enormi, nitide e cristalline, così reali da desiderare di toccarle con mano, illumineranno schermi e superfici, realizzate su misura per la ex Chiesa Santo Stefano al Ponte Vecchio.

 
SOGNI – Passeggiare nei suoi quadri, perdersi nel suo campo di grano o avere la possibilità di sfiorare realmente con le dita i petali dei suoi Iris, è un’esperienza che molto di noi sognano… Ma c’è chi, virtualmente, ha avuto la possibilità di poterlo fare. Si tratta del protagonista di uno degli otto brevi episodi del film “Sogni” del 1990. In questa vera e propria opera d’arte cinematografica (poiché chiamarlo film sarebbe riduttivo) il regista giapponese Akira Kurosawa illustra la sua visione, immaginifica e didattica, dell’esperienza onirica: oltre alla diretta citazione/evocazione di Van Gogh, sono presenti anche numerosi richiami ad Hokusai (Fuji in rosso), alla letteratura manga (Nausicaä della Valle del Vento), alla storia recente e alle tradizioni popolari nipponiche, a Ozu (ultimo episodio).

 
Nell’episodio “I Corvi”, il protagonista (alter-ego del regista) ammira in un museo alcuni celebri quadri di Vincent van Gogh, e come d’incanto si ritrova in uno di essi, alla ricerca del pittore appena dimesso dal manicomio. Lo trova mentre cerca, nervosamente e con una fasciatura a coprirgli l’orecchio sinistro reciso, di disegnare un paesaggio. Il pittore gli dice di essere in forma ‘come una locomotiva’ (se ne vede una ad intermittenza) e di non poter perdere tempo a parlare con lui. L’uomo comincia a cercarlo per i campi (e magicamente si ritrova a ‘camminare’ in uno dei suoi quadri celebri), finché lo scorge scomparire sul sentiero che conduce all’interno di un campo di grano. Un colpo di pistola echeggia nell’aria, spaventando uno stormo di corvi che volano via terrorizzati (ricostruzione, questa, del celeberrimo Campo di grano con volo di corvi). Un fischio di locomotiva riporta il protagonista alla realtà di fronte al quadro omonimo. Van Gogh è interpretato con foga da Martin Scorsese, che appare per la seconda volta in un film non diretto da lui, e per l’ultima volta con la barba.
   

 
2 marzo 2015

 

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