Dal Giappone con furore

Takashi Murakami, il re della Pop Art giapponese arriva a Milano

Apre oggi al pubblico la mostra ''Takashi Murakami - Il ciclo di Arhat'' presso la bellissima Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. La sala, che mantiene vivi i segni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale...

Takashi Murakami è indubbiamente l’artista giapponese più famoso al mondo, star dell’arte contemporanea, pittore, scultore e anche regista. Un talento creativo a 360° che la rivista TIME nel 2008 ha definito il più influente rappresentante della cultura giapponese contemporanea. Francesco Bonami lo porta a Milano con una mostra fino ai primi di settembre

MILANO – Apre oggi al pubblico la mostra ”Takashi Murakami – Il ciclo di Arhat” presso la bellissima Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. La sala, che mantiene vivi i segni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è il luogo perfetto per ospitare mostre d’arte contemporanea, come questa di Murakami che con il Ciclo di Arhat mette in scena la grande tragedia di Fukushima. Tra l’altro, il Comune di Milano è la prima istituzione pubblica italiana a presentare in una delle sue sedi un’esposizione di pittura e scultura di grandi dimensioni dell’artista giapponese, fondatore della prima società di produzione e art management su larga scala, la Kaikai Kiki Co.

LA MOSTRA – Dopo l’ampia mostra itinerante © MURAKAMI e la grande retrospettiva realizzata nei fastosi saloni della Reggia di Versailles, quella di Milano è una proposta inedita, una sorpresa per la città, che indaga le rinnovate modalità di pittura utilizzate dall’artista negli ultimi due anni e propone tecniche e stili sviluppati dall’artista a partire da Ego, la grande rassegna del 2012 tenutasi all’Al Riwaq Hall di Doha nel Qatar. All’ingresso della mostra i visitatori sono accolti dagli argentei riflessi di luce della scultura Oval Buddha Silver (2008), capolavoro di tecnica sia per gli attraenti minuziosi dettagli, sia per l’imponente quanto inquietante presenza. In mostra è, inoltre, esposta una selezione di autoritratti dipinti dell’artista, che giocosamente rappresentano la continua ricerca che Murakami ha condotto sulla propria immagine e sulla percezione perennemente mutevole del proprio posto nell’universo. Negli autoritratti in mostra, l’artista si ritrae come un nuovo Piccolo Principe di Saint-Exupéry, in piedi su una nebulosa più che su un pianeta, e spesso con alle spalle un buco nero pronto a inghiottirlo. Non c’è paura, né dramma in queste opere, piuttosto la serenità e la consapevolezza di non poter che restare impotenti davanti all’energia e alle forze incontrollabili dell’universo. Infine, una terza serie di dipinti, appositamente realizzati per l’esposizione, ritrae una costellazione di teschi che – quasi come in una cascata – si sovrappongono l’uno con l’altro, fondendosi insieme: colori e forme psichedeliche si pongono così in definitivo contrasto con l’aspetto macabro del soggetto. Stasera inoltre alle ore 20 presso l’Apollo spazioCinema sarà possibile vedere l’anteprima Italiana di Jellyfish Eyes, il primo lungometraggio live-action di Murakami, un racconto sull’adolescenza di un ragazzo giapponese che confronta il proprio passato con il proprio futuro post – Fukushima.

IL CICLO DI ARHAT – Cuore del percorso espositivo sono i tre Arhat, dipinti di grande formato tra i 5 e i 10 metri di lunghezza pensati in risposta all’ultimo terremoto che ha colpito il Giappone. Il termine Arhat deriva dal sanscrito e significa “essere che ha raggiunto l’illuminazione”. La fonte delle immagini rappresentate in questi dipinti è un antico racconto che narra le vicende dei monaci Buddisti che affrontano il declino e la morte, in cui mostri demoniaci e monaci decrepiti in tonache e paramenti tradizionali vagano percorrendo paesaggi psichedelici. Takashi Murakami, il grande artista apprezzato in tutto il mondo per la capacità di far convivere nelle sue opere cultura pop e tradizione giapponese, iconografia manga e buddhista, porta a Milano queste tre opere di grande formato, che si rifanno in qualche modo al dramma di Fukushima. Se Hiroshima aveva scardinato la rigida tradizione della cultura giapponese proiettandola dentro la superficie della modernità, la catastrofe di Fukushima (il terremoto, lo tsunami e il conseguente disastro nucleare) del 2011 ha strappato il Giappone dalla sua incurabile adolescenza scaraventandolo dentro una maturità improvvisa. Nelle opere presentate a Palazzo Reale, Takashi Murakami parla di questa nuova dimensione psicologica e sociale del suo paese.

24 luglio 2014

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