Intervista al direttore di Sky Arte Roberto Pisoni

Sky Arte HD, il canale dedicato alla cultura che ”ha il coraggio di sperimentare”

Nei mesi scorsi abbiamo intervistato editori, artisti, fondatori di pagine facebook. Oggi pubblichiamo la prima parte dell'intervista al Dott. Roberto Pisoni, Direttore di Sky Arte HD, canale tematico e multidisciplinare...

Prosegue il nostro ciclo di interviste agli attori più influenti del mercato dell’arte. Quest’oggi abbiamo intervistato Roberto Pisoni, Direttore di Sky Arte HD. Cioè di come la cultura possa ancora essere veicolata attraverso la tv, che per certi aspetti rimane un mezzo di comunicazione di massa molto potente

MILANO – Nei mesi scorsi abbiamo intervistato editori, artisti, fondatori di pagine facebook. Oggi pubblichiamo la prima parte dell’intervista al Dott. Roberto Pisoni, Direttore di Sky Arte HD, canale tematico e multidisciplinare della piattaforma Sky, che ci parla del presente e dei risultati raggiunti finora.

Come nasce il progetto Sky Arte HD?
Il canale è stato lanciato nel novembre del 2012, quindi ha più o meno 20 mesi. Nasce dall’esigenza da parte dell’editore di completare l’offerta dei canali a disposizione. Era un canale che non esisteva sulla nostra piattaforma e nemmeno nel panorama televisivo italiano, quindi ci è sembrata un’opportunità straordinaria: non capita così spesso di colmare un vuoto editoriale in un mercato ricco di canali come il nostro. Esisteva un modello da cui è nata la riflessione, i due canali dedicati all’arte prodotti da BSkyB, piattaforma sorella di Sky Italia, con più di 10 milioni di abbonati. Sky Arts e Sky Arts 2 – il primo più focalizzato sulla musica pop-rock, il secondo invece consacrato al teatro, all’opera, alla musica colta e all’arte – si muovono in uno scenario ancor più complesso, in cui la concorrenza è molto forte. La televisione pubblica inglese, la BBC, ha una lunga ed eccellente tradizione di divulgazione culturale. BBC4 è un canale che ha tantissime produzioni sull’arte, sulla letteratura, sul teatro; ma anche Channel 4 e i canali “privati” programmano moltissimi contenuti culturali. Nonostante questa notevole concorrenza, i due Sky Arts hanno riscosso un enorme successo e, grazie ad alcune produzioni ambiziose, come Playhouse per citarne una, riescono a competere con la BBC. Anzi in termini di apprezzamento della stampa e reputazione rischiano di soffiare alla BBC la leadership culturale, perché sono i canali che producono i progetti più coraggiosi e sperimentali. Da una parte c’era quindi un modello di successo, ma fortemente radicato nella cultura inglese e quindi non completamente mutuabile, dall’altra c’era la storia di Arté, il canale franco-tedesco, altro modello d’ispirazione, che nel corso degli ultimi anni si è molto trasformata, diventando una televisione che cerca di fare dell’intrattenimento culturale – infatti non trasmette più soltanto documentari d’autore ma anche molte serie tv e contenuti che potremmo definire di “lifestyle”. Abbiamo guardato anche al lavoro di alcuni canali americani interessanti come HBO (parte della sua produzione) e Sundance Channel, edito da Robert Redford, che fa molti programmi culturali contemporanei interessanti.

Oltre a questi punti di riferimento a cui ispirarsi, su quali novità avete puntato per il pubblico italiano?

La verità è che, nonostante questi modelli d’eccellenza, la nostra preoccupazione era riuscire a trovare una voce originale, una nostra personalità. Quello che abbiamo cercato di fare insomma è un canale italiano e moderno, lavorando molto sulle contaminazioni, sull’ibridazione dei linguaggi, e su un concetto molto ampio di arte, non solo focalizzato sulle arti figurative e l’arte classica ma invece cooptando nei palinsesti molte discipline (letteratura, teatro, cinema, musica rock, musica classica, opera), quindi con un ventaglio di scelte molto ampio per gli abbonati e una grande varietà di generi. Mi piaceva che, dopo un documentario sulla Cappella Sistina, ce ne potesse essere un altro su Jimi Hendrix senza eccessivi stridori. Mi piaceva molto l’idea di parlare a delle micro-comunità di appassionati e che ognuna di esse potesse trovare un luogo elettivo per coltivare i propri interessi e contemporaneamente avere la possibilità di scoprire delle cose completamente nuove. Il canale quindi non nasceva tanto per gli appassionati d’arte quanto per un pubblico curioso, che sapesse farsi affascinare da quei contenuti apparentemente lontani dai propri interessi, magari innamorandosene. Questo approccio ha avuto successo ed è stato fondamentale e vitale avere da subito delle produzioni originali, la vera voce del canale. Abbiamo iniziato la programmazione con una docudrama di nostra produzione su Michelangelo, il 1 novembre del 2012, e da lì in poi ogni mese abbiamo cercato di lanciare una produzione originale: sulla fotografia, sull’arte contemporanea, sull’arte classica, sull’archeologia, sulla musica rock, sui libri, sul teatro…Nei primi 18 mesi abbiamo realizzato 50 produzioni, pari a circa 140 ore di programmi, che sono un’enormità per un canale satellitare.

Quali sono i risultati raggiunti finora?
I risultati sono molto positivi, abbiamo vissuto venti mesi densi di soddisfazioni, soprattutto perché non era scontato che un canale di questo tipo venisse accolto con tanto entusiasmo. Volevamo dare ai nostri abbonati la percezione di un canale culturale nuovo, non vecchio stile e noioso, anzi contemporaneo e che la ricchezza e la varietà del canale non venisse percepita come confusione indistinta. In entrambi i casi ci siamo accorti subito di aver centrato l’obiettivo, gli abbonati continuano a dirci che Sky Arte HD è un canale sorprendente, vivo, capace di essere trasversale ma in maniera intelligente. I nostri contenuti – produzioni e acquisizioni – sono i più scaricati sul servizio on demand nell’area documentaria e anche dall’industria del settore veniamo considerati un canale con il quale vale la pena dialogare, perché abbiamo il coraggio di sperimentare. Insomma abbiamo ottenuto dei risultati superiori a quelli che ci eravamo prefissati e molto rapidamente. Ovviamente lo spazio per crescere c’è ancora e cercheremo di farlo al meglio.

26 luglio 2014

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