”Quelli che…Milan Inter ’63”, mostra aperta al pubblico questo weekend

Raccontare una storia leggendaria, con la rivalità, la carriera e l’amicizia di una coppia celeberrima del calcio italiano e internazionale, quella formata da Helenio Herrera e Nereo Rocco, il Mago e il Paròn dei mitici anni Sessanta milanesi. Parliamo della mostra “Quelli che...Milan Inter ’63 La leggenda del Mago e del Paròn”...
Oggi e domani l’ingresso alla mostra in corso a Palazzo Reale a Milano sarà gratuito per tutti i visitatori
MILANO – Raccontare una storia leggendaria, con la rivalità, la carriera e l’amicizia di una coppia celeberrima del calcio italiano e internazionale, quella formata da Helenio Herrera e Nereo Rocco, il Mago e il Paròn dei mitici anni Sessanta milanesi. Parliamo della mostra “Quelli che…Milan Inter ’63 La leggenda del Mago e del Paròn” aperta sino all’8 settembre e che eccezionalmente questo weekend sarà aperta al pubblico gratuitamente. Un percorso di immagini, ricordi  e documenti che racconta anche la Milano di quegli anni, che stava trasformandosi nella città di riferimento in Europa, non solo per lo sport, ma anche per la cultura, lo spettacolo, il design, la moda, le sue grandi aziende. 
RIVALITA’ CALCISTICA ANNI ’60 – La mostra, promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale e Skira editore e curata da Gigi Garanzini, storico giornalista sportivo, è sostenuta dalle due squadre di calcio simbolo della città – FC Internazionale Milano e AC Milan – che hanno messo a disposizione straordinari materiali d’archivio, dalla RAI, che ha generosamente condiviso i preziosissimi materiali delle sue Teche dai quali sono tratti i filmati che accompagnano il percorso espositivo, e da Gazzetta dello Sport, anch’essa coinvolta con il suo archivio e come media partner. La mostra racconta, con bellissime fotografie d’epoca, la Milano degli anni Sessanta e i suoi personaggi, e, in uno spettacolare allestimento con oggetti, cimeli, immagini e video anche inediti, la carriera dei due grandi allenatori Nereo Rocco e Helenio Herrera, che portarono il capoluogo lombardo ai vertici del calcio europeo.
PERSONAGGI CONTRAPPOSTI – Cinquant’anni fa, il 22 maggio del 1963, il Milan di Nereo Rocco vince la Coppa dei Campioni, il 26 maggio dello stesso anno l’Inter di Helenio Herrera festeggia lo scudetto e da qui al 1969 si snoda una stagione magica e irrepetibile: i due allenatori faranno di Milano la capitale europea e mondiale del calcio, alternandosi nella conquista di trofei nazionali, europei e mondiali. Eppure i due personaggi non potrebbero essere però più diversi. Questa contrapposizione diventa il tema centrale della mostra, che attraverso centinaia di fotografie, numerosi e rari filmati, installazioni, oggetti di culto appartenuti ai due allenatori, disegna un ritratto veritiero e umanissimo di due personaggi che hanno fatto la storia del calcio e in parte della Milano del 1963.
DALL’INTER AL MILAN – Helenio Herrera è argentino, uomo internazionale, vissuto in Marocco e in Francia, calciatore discreto, allenatore grandissimo. Nasce povero e diventerà ricchissimo. Herrera si costruisce la fama di mago grazie alle vittorie consecutive con l’Inter nel 1963, 1964 e 1965 in Europa e nel mondo e contribuisce a far diventare la squadra milanese la prima società sportiva del globo. Parla quattro lingue, dà del lei ai giocatori, vive per il calcio. È astemio, vive quasi da asceta, si dedica allo yoga. Ha il culto del proclama, un ego ipertrofico ed è un dongiovanni impenitente. Nereo Rocco è l’opposto. Nasce da una famiglia borghese triestina, dal cognome Roch all’asburgica e si rivela da subito un brillante talento calcistico. Il Milan lo assume nel 1961, vince subito il primo scudetto e nel 1963 la mitica Coppa dei Campioni contro i portoghesi del Benfica. Parla solo triestino, o meglio uno slang italo-triestino, si considera il fratello maggiore dei giocatori, alterna il ruolo di padre spirituale a quello di sergente di ferro. Ha il gusto della battuta fulminante. Il suo “ufficio” è nelle varie osterie predilette: a Milano al ristorante L’Assassino il suo tavolo è sempre aperto agli amici e a qualche giornalista, ama mangiare e bere, ha una moglie all’antica, la siora Maria, che morirà dopo di lui quasi centenaria e due figli, Tito e Bruno..
LA MOSTRA – La mostra milanese si apre proprio sul tema della rivalità iniziale: il visitatore potrà scegliere infatti un ingresso nerazzurro o uno rossonero, che naturalmente poi confluiranno in spazi comuni. La prima sezione, a cura di John Foot (professore inglese di Storia moderna italiana, e profondo conoscitore della Milano di quegli anni), è dedicata alla Milano del 1963, con splendide fotografie e filmati non sportivi, di altri celebri rivali, personaggi come Celentano e Jannacci, Walter Chiari e Gino Bramieri, Maria Callas e Renata Tebaidi, aziende come Motta e Alemagna: una panoramica del meglio della città dell’epoca. E poi, in una rassegna che raccoglie circa cento foto d’autore (scelte dallo storico della fotografia Cesare Colombo) la vita sociale della città, con gli immigrati, le fabbriche, la motorizzazione, i nuovi consumi, fino al cinema e ai protagonisti della vita culturale. La mostra prosegue con una sorta di memoriale, con fotografie e oggetti di Herrera e Rocco da piccoli e via via più adulti, con un omaggio speciale a Gianni Brera, massimo cantore del calcio a tutto tondo. Maglie, scarpe, ricordi personali, la famosa lavagna tattica di Herrera, un quadro che il grande De Chirico aveva regalato a Rocco per consolarlo di una sconfitta. Seguono poi filmati e interviste, che ripercorrono storia e personalità dei due protagonisti.
ATMOSFERE SUGGESTIVE – Viene quindi ricostruita l’atmosfera degli spogliatoi, compreso lo scorrere dell’acqua e il profumo di olio canforato, con alcune sorprese per i visitatori negli armadietti che si aprono e mostrano filmati divertenti, spesso inediti. Segue la sala dei Trionfi, con tutte le coppe vinte da Herrera e Rocco e sullo sfondo una parete rosa con le pagine storiche della Gazzetta dello Sport. Ancora fotografie e filmati di allenamenti, con i due tecnici nella loro quotidianità, tra panchina, dialoghi con i giocatori e vita in campo. Sfilano le immagini di grandi campioni come Mazzola, Picchi, Suarez, Corso, Altafini, Rivera, Trapattoni. Chiude la mostra una sala video dove altre immagini, altre interviste si alternano a spezzoni delle grandi finali europee e mondiali vinte dai due personaggi. Tutto il materiale è raccolto e illustrato anche in un libro speciale, che farà da catalogo della mostra, edito da Skira.
20 luglio 2013
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