In Italia esiste una legge che permette di pagare le tasse attraverso beni culturali

Quadri e libri antichi ora ci aiutano a pagare le tasse

Le tasse sono davvero il tallone d’Achille di molti italiani, soprattutto in un periodo economico decisamente funesto per il nostro paese. Ma a quanto pare, come dichiara il ministro della cultura Dario Franceschini, esiste una legge...

In Italia esiste una legge, del  1982, che permette ai contribuenti di pagare le tasse attraverso beni artistici e culturali. Anziché col denaro. Lo sapevate?

MILANO – Le tasse sono davvero il tallone d’Achille di molti italiani, soprattutto in un periodo economico decisamente funesto per il nostro paese. Ma a quanto pare, come dichiara il ministro della cultura Dario Franceschini, esiste una legge (datata 1982) che permette a tutti i contribuenti di pagare le tasse attraverso un quadro oppure un libro antico.

LA LEGGE –  La legge numero 152 esiste dal 1982 ma in Italia, non si sa bene perché, non è mai stata presa in considerazione (salvo rarissimi casi).  Chi avesse difficoltà ad onorare i suoi debiti con lo Stato, sia che si tratti di pagare la successione per un congiunto morto sia che si tratti di imposte dirette, può quindi prendere in considerazione l’idea di offrire al fisco, al posto dei soldi, un bene d’arte, sia esso un quadro o una collezione archeologica, persino un immobile o un terreno.

UN BENE PER I CITTADINI E LO STATO – Dario Franceschini fa leva sull’esperienza dell’Inghilterra, che non è nuova a questo metodo di pagamento delle tasse. Un successo che, secondo il ministro, deve essere portato (anzi, riportato) in Italia perché ha un duplice valore: da un lato i cittadini che vivono grandi momenti di difficoltà economica hanno una seconda opzione per il pagamento. E dall’altra, lo Stato può ritornare in possesso di beni culturali e quindi ampliare ancor di più il patrimonio artistico.

NECESSITA’ DI PERSONE COMPETENTI – Non poteva mancare, a questo punto, la risposta di Vittorio Sgarbi che pubblica un lungo articolo sulle pagine del Giornale, commentando: ‘L’unico rischio potrebbe essere in una valutazione sbagliata. Ed è per questo che il ministro deve dotarsi di una commissione di esperti, liberi e competenti  – scrive – che sappiano apprezzare anche il valore di ciò che è meno conosciuto ma non meno prezioso; o anche l’interesse generale di una collezione nella sua unità.

 

14 ottobre 2014

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