Marc Chagall a Milano da metà settembre

Marc Chagall, apre a Milano la più grande retrospettiva mai dedicata in Italia al celebre artista

La mostra di Palazzo Reale a Milano è la prima grande retrospettiva italiana dedicata al celebre pittore Marc Chagall, che inaugura al pubblico il 17 settembre. L'esposizione, dal titolo ''Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985'' copre più di...

Dal 17 settembre Palazzo Reale a Milano mette in mostra più di settant’anni di attività di Marc Chagall, per la più grande retrospettiva mai realizzata in Italia e dedicata al grande artista russo, il pittore sospeso tra fiaba e realtà. Nonostante le terribili vicissitudini che hanno attraversato la sua esistenza, Marc Chagall ha saputo conservare il bambino che era in lui, mantenendo sempre intatta la forma dello stupore, la gioia della meraviglia di fronte alla natura e all’umanità e, insieme ad esse, la fiducia nel poter costruire un mondo migliore

MILANO –  La mostra di Palazzo Reale a Milano è la prima grande retrospettiva italiana dedicata al celebre pittore Marc Chagall, che inaugura al pubblico il 17 settembre. L’esposizione, dal titolo ”Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985” copre più di 70 anni di attività, indagando l’opera dell’artista dal 1908, anno della sua prima opera fino al 1985, anno della morte.

LA MOSTRA – Il percorso scientifico nasce da un interrogativo e da un’esigenza: da una parte il tentativo di capire quale fu la forza che permise a un pittore che pure sperimentò i linguaggi di tutte le avanguardie, di rimanere sempre così coerente con se stesso, sempre curioso di tutto ciò che lo circondava, sviluppando un linguaggio immediatamente riconoscibile alle persone di qualunque età e di qualunque stato sociale; dall’altra, l’esigenza di individuare nell’opera di Chagall, il segreto della poesia di quest’uomo fragile che pure seppe mantenersi sempre fedele alla propria tradizione e, insieme, alla propria umanità in un mondo scosso da catastrofi indicibili e fino ad allora inimmaginabili. La mostra riunisce più di 220 opere, prevalentemente dipinti, a partire dal 1908, data in cui Chagall realizzò il suo primo quadro, Le petit salon, fino alle ultime, monumentali opere degli anni ’80; accostando, spesso per la prima volta, opere ancora nelle collezioni degli eredi, e talvolta inedite, a capolavori provenienti dai maggiori musei del mondo, quali il MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo Nazionale Russo di S. Pietroburgo, il Centre Pompidou, oltre a 50 collezioni pubbliche e private che hanno generosamente collaborato.

IL PERCORSO ESPOSITIVO – Con un corpus di opere così sostanzioso, la mostra si divide in 16 sezioni seguendo un percorso di matrice cronologica: si parte dalle opere degli esordi realizzate in Russia; poi il primo soggiorno francese, e il successivo rientro in Russia fino al 1921; l’autobiografia scritta da Chagall al momento del suo definitivo abbandono della Russia, si aprirà il secondo periodo del suo esilio, prima in Francia e poi, negli anni ’40, in America dove vivrà anche la tragedia della morte dell’amatissima moglie Bella; il rientro in Francia e la scelta definitiva di stabilirsi in Costa Azzurra dove Chagall ritroverà il suo linguaggio poetico più disteso, rasserenato dai colori e dall’atmosfera del Midi.

LA CONTAMINAZIONE COME VALORE FONDANTE – La sua originalissima lingua poetica, nasce dall’assimilazione delle tre culture cui appartiene: la cultura ebraica (dalla cui tradizione visiva dei manoscritti ornati egli trae gli elementi espressivi, non prospettici a volte mistici della sua opera); la cultura russa (cui attinge sia attraverso le immagini popolari dei luboki che attraverso quelle religiose delle icone); la cultura occidentale (in cui assimila grandi pittori della tradizione, da Rembrandt come gli artisti delle avanguardie che frequenta con assiduità). Insieme a tutto questo i visitatori potranno cogliere il suo senso della meraviglia di fronte alla natura e alle creature viventi che lo colloca più vicino alle fonti medievali che a quelle novecentesche. I fiori e gli animali, presenza costante nei suoi dipinti, gli consentono da una parte di superare l’interdizione ebraica della raffigurazione umana, mentre dall’altra, come nell’antica cultura medievale russa, essi divengono le metafore di un universo possibile in cui tutti gli esseri viventi possono vivere pacificati.

3 settembre 2014

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