Biografie d'artista

M.C.Escher, il padre della distorsione ottica fonte d’ispirazione per l’arte contemporanea

Ricorre oggi il 116° anniversario della nascita di M.C. Escher, grafico e incisore, che soprattutto nelle opere iniziali, come le xilografie, ha amalgamato la tradizione grafica olandese con l'Art Nouveau...

Escher è stato uno dei più importanti artisti a livello mondiale, ricordato soprattutto per i suoi studi e disegni sull’illusionismo prospettico e sulla geometria. Per lui ”il disegno è illusione: suggerisce tre dimensioni sebbene sulla carta ce ne siano solo due.”

MILANO – Ricorre oggi il 116° anniversario della nascita di M.C. Escher, grafico e incisore che, soprattutto nelle opere iniziali come le xilografie, ha amalgamato la tradizione grafica olandese con l’Art Nouveau, il realismo e l’espressionismo. Attraverso l’attenta osservazione della natura e dell’architettura, ha realizzato complesse strutture spaziali, spesso con plurimi punti di vista, con effetti speculari e di distorsione ottica.

LA VITA – Maurits Cornelis Escher (17 giugno 1898 – 27 marzo 1972) è stato un incisore e grafico olandese. È conosciuto principalmente per le sue costruzioni impossibili, le esplorazioni dell’infinito, le divisioni del piano e dello spazio a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti. Le opere di Escher sono molto amate dagli scienziati, logici, matematici e fisici che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, sovente per ottenere effetti paradossali.
Nel 1922, un anno cruciale nella sua vita, Escher visitò l’Italia (Firenze, San Gimignano, Volterra, Siena, Ravello, Castrovalva) e la Spagna (Madrid, Toledo, Granada). Fu impressionato dalla campagna italiana e dall’Alhambra di Granada, famoso palazzo moresco del Trecento. Vi conobbe i particolari arabeschi che adornano gli interni di questo edificio e che spesso sono caratterizzati da motivi grafici ricorsivi, un tema che Escher svilupperà nelle sue tassellazioni.
Viaggiò molto, per tutto il sud Italia in particolare, arrivando fino in Sicilia ma durante la dittatura fascista, dovette emigrare in Svizzera e poi in Belgio. La seconda guerra mondiale lo costrinse a spostarsi con la moglie un’altra volta, nel gennaio 1941, a Baarn, in Olanda, dove visse fino al 1970. La maggior parte dei disegni più famosi di Escher risalgono proprio a questo periodo di tempo.

LE OPERE – Esempi famosi del suo lavoro includono: le Mani che disegnano (1948), un’opera che raffigura due mani che si disegnano l’una l’altra; Cielo e acqua I (1938) nella quale giochi di luce e ombra convertono dei pesci nell’acqua in uccelli nel cielo; Salita e discesa (1960), nel quale file di persone salgono o scendono una scala chiusa in un ciclo infinito, su una costruzione impossibile da realizzare nella realtà, ma che è possibile disegnare solo avvalendosi di stranezze della percezione e della prospettiva. In Gravità, invece, dei rettili multicolori sporgono le loro teste da un possibile dodecaedro stellato.
Le opere di Escher hanno una forte componente matematica, e molti dei mondi che ha disegnato sono costruiti attorno a oggetti impossibili come il Triangolo di Penrose oppure ad illusioni ottiche come il Cubo di Necker.

ESCHER NEL CINEMA E NELLA LETTERATURA – Le immagini di Escher, geniali e visionarie, appartengono alla cultura visiva di milioni di persone, perché spesso le sue opere sono state scelte o citate in film o utilizzate per copertine di libri, come nelle edizioni italiane di Il mondo nuovo di Huxley o 1984 di Orwell.

Sul grande schermo il famoso film Labyrinth – Dove tutto è possibile (Labyrinth) del 1986 diretto da Jim Henson, con co-protagonista David Bowie, si ispira in maniera evidente alla litografia Relatività (1953); così come un’opera di Escher appare nella camera del protagonista Donnie nel film culto Donnie Darko.
Le stampe di Escher hanno ispirato anche il regista Christopher Nolan nel film Inception a realizzare la scena della ‘Scala di Penrose’ o ‘scala infinita’ cui lo stesso Escher s’ispirò.
Il primo e più grande paradosso dell’arte di Escher, infatti, è che le sue opere, scavate nel legno e stampate su carta, in realtà, debbano considerarsi riflessioni e, talora, soluzioni visive offerte a problemi e teoremi di geometria euclidea e non-euclidea. Ma Escher è stato anche e soprattutto un grande artista, profondo conoscitore della storia dell’arte in costante contatto con gli ambienti culturali italiani ed europei.  

17 giugno 2014


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