L’Oriente attraverso i capolavori dell’Avanguardia russa

Organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, a Firenze ''L'Avanguardia russa, la Siberia e l'Oriente. Kandinsky, Malevič, Filonov, Gončarova” è una mostra che procede attraverso la scoperta dei capolavori delle collezioni russe dell'Avanguardia e presenta una ricchissima esposizione di opere mai viste in Italia...

Alle ultime battute la grande mostra ‘L’Avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente’ aperta fino al 19 gennaio a Palazzo Strozzi di Firenze

 

MILANO – Organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, a Firenze “L’Avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente. Kandinsky, Malevič, Filonov, Gončarova” è una mostra che procede attraverso la scoperta dei capolavori delle collezioni russe dell’Avanguardia e presenta una ricchissima esposizione di opere mai viste in Italia unendo spiritualità e antropologia, filosofia e sciamanesimo in un viaggio iniziatico verso una nuova frontiera artistica. La mostra aperta fino al 19 gennaio è la prima rassegna internazionale a riconoscere l’importanza fondamentale delle fonti orientali ed eurasiatiche nel Modernismo russo. Un evento che conduce il visitatore a percorrere un viaggio straordinario, in una terra di frontiera ai confini del mondo, tra ghiacci e deserti sterminati. L’arte russa infatti ha potuto attingere più di ogni altra a un Oriente dalle molteplici sfaccettature che si estende geograficamente dalle steppe dell’Asia all’India, dalla Cina al Giappone.

 

EVOCAZIONI ESOTICHE – Le figure in pietra del Neolitico, i rituali sciamanici siberiani, le stampe popolari cinesi, le incisioni giapponesi, le teorie teosofiche e antroposofiche e la filosofia indiana, sono alcuni degli elementi che hanno ispirato a inizio secolo artisti e scrittori russi, “i nuovi barbari” dell’Avanguardia, nello sviluppare le loro idee estetiche e teoretiche, poco prima della Rivoluzione d’ottobre del 1917. Un modo per riappropriarsi della propria storia e delle proprie origini, trasfigurando nel presente di inizio ‘900 tutte le suggestioni che arrivavano da quei luoghi lontani, rendendo più fervida e creativa ogni rappresentazione artistica. La mostra “L’Avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente”  intende inoltre evocare la convivenza di attrazione e paura della cultura russa per l’esotico e per l’ignoto. Un “altro” da sé che può essere di volta in volta lo spirito della taiga, l’incontaminato territorio dei deserti o più in generale l’incontro con una cultura diversa: un aspetto di “contagio”, fondamentale nel Modernismo russo sia nell’arte figurativa che in letteratura, musica, teatro, cinema.

 

ORIENTE OCCIDENTE – La rassegna sviluppa attraverso 130 opere (79 dipinti, acquerelli e disegni; 15 sculture e 36 tra oggetti del repertorio etnoantropologico e incisioni popolari) la complessa relazione fra l’arte russa e l’Oriente, attraverso pittori famosissimi come Wassily Kandinsky, Kazimir Malevič, Natal’ja Gončarova, Michail Larionov, Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov, che influenzarono lo sviluppo dell’arte moderna ormai un secolo fa. Artisti profondamente consapevoli dell’importanza dell’Oriente, che contribuirono a un ricco dibattito culturale (“Oriente o Occidente?”, in cui si contrappone la razionalità della civiltà occidentale al fervore dell’Oriente) che lasciò un segno profondo e permanente sulle teorie estetiche del tempo come sulle opere realizzate in quel periodo. La mostra intende comunque ricordare che l’aquila bicipite, il simbolo della Russia imperiale, per secoli guardò nelle due direzioni opposte, senza mai dare la precedenza all’Occidente o all’Oriente, ma fornendo un’energia inestinguibile per il dialogo culturale e la reciproca conoscenza. Una rassegna che mette in relazione gli esponenti principali dell’Avanguardia russa con altri artisti dell’epoca, altrettanto significativi benché forse meno noti, come Nikolai Kalmakov, Sergej Konenkov e Vasilij Vatagin, la maggior parte delle cui opere sono esposte in Occidente per la prima volta.

 

TRIBUTO ARTISTICO – “L’Avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente” propone al visitatore di accostarsi alle tendenze russe più innovatrici: Simbolismo, Cubofuturismo, Suprematismo, Costruttivismo, non come riflesso di quanto avveniva in contemporanea a Parigi o a Milano o come parafrasi della cultura nazionale, e neppure come imitazione dell’Orientalismo in senso occidentale, ma come tributo autentico all’Oriente: la Siberia, la Cina, il Tibet, il Giappone e l’India. Nel 1913 Natal’ja Gončarova dichiarava: «Apparteniamo all’Asia», e Georgij Jakulov invocava un «Rinascimento orientale», mentre gli artisti della Rivoluzione, ansiosi di fondere Oriente e Occidente nella culla di una nuova civiltà russa, arrivavano a sostenere la necessità di un «Costruttivismo orientale».

 

LA CURA E L’ALLESTIMENTO – A cura di John E. Bowlt (University of Southern California, Los Angeles), Nicoletta Misler (Università di Napoli l’Orientale) ed Evgenia Petrova (Deputy Director for Academic Research, State Russian Museum, St. Petersburg) con l’assistenza di un gruppo di consulenti internazionali, questa mostra intende ricreare per il visitatore l’atmosfera “altra” in cui artisti quali Kandinsky, Konenkov e Malevič svilupparono i propri sistemi visivi, organizzarono le loro mostre e interpretarono le ricche e variegate culture dell’Oriente. L’allestimento di Luigi Cupellini (che include un ampio apparato didattico) consente un dialogo tra opere degli artisti russi dell’Avanguardia e repertorio etnoantropologico, mostrando le strette relazioni tra le diverse culture.

 

LA MOSTRA – L’esposizione inizia con la presenza, come una sentinella, di una kamennaja baba (statue paleolitiche in pietra diffuse su tutto il territorio dell’Impero), quasi a introdurre il visitatore a un rito di passaggio siberiano e orientale verso l’Avanguardia russa. La grande scultura è circondata da alcuni dei dipinti più significativi della mostra quali “Macchia nera” di Kandinsky, Cerchio nero di Malevič e il Il vuoto di Gončarova, simboli delle concezioni cosmogoniche alla base sia delle culture orientali che di quelle sciamaniche. La rassegna si articola poi in sezioni in cui il visitatore incontra oggetti provenienti dalle grandi collezioni antropologiche ed etnografiche di San Pietroburgo e di Mosca, affiancati dai dipinti che da tali collezioni furono ispirati e da materiale documentario utile a ricreare i diversi contesti di provenienza. Le grandi opere dell’Avanguardia sono presentate accanto a preziosi reperti orientali e etnografici. Così – solo per fare alcuni esempi lampanti – una gigantesca Kamennaja baba del X secolo è accostata a due dipinti di Natal’ja Gončarova che ne traggono ispirazione, un Tamburo sciamanico del popolo chakasy (regione dello Enisej) affianca Composizione n. 217 “Ovale grigio” di Kandinsky, una Maschera rituale del popolo koriaki (Kamčatka) dialoga con Testa di Malevič. La sezione finale della mostra, a chiudere un percorso circolare, include una grande scultura di Sergej Konenkov, che nell’enigmatico gesto della mano alzata ci ricorda l’“assenza”, lo “zero”, come elemento nirvanico all’origine del tutto, avvicinata a Eclisse nella Novaia Zemlia nel 1896 di Aleksandr Borisov, col suo dialogo fra luce e ombra, di una terra incognita, carica insieme di potenzialità e presagi, materiale e trascendente, proprio come gli elementi naturali del fuoco e del ghiaccio.

 

7 gennaio 2014

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