L’opera di August Sander, il fotografo dell’umanità tedesca, incontra il lavoro di Michael Somoroff

Un grande evento espositivo che mette in relazione uno dei più importanti fotografi del 20simo secolo, il tedesco August Sander, con il fotografo contemporaneo americano Michael Somoroff. Apre oggi la mostra ''Absence of Subject'': quaranta fotografie di Sander tratte dalla serie ''Uomini del Ventesimo Secolo'' e quaranta di Somoroff, intervenuto sulle stesse immagini con un lavoro di interpretazione digitale...
La mostra “Absence of Subject”, da oggi fino al 7 aprile presso la Fondazione Stelline di Milano, affianca quaranta scatti del maestro tedesco presi da “Uomini del Ventesimo secolo” alle immagini modificate realizzate dal fotografo americano

MILANO – Un grande evento espositivo che mette in relazione uno dei più importanti fotografi del 20simo secolo, il tedesco August Sander, con il fotografo contemporaneo americano Michael Somoroff. Apre oggi la mostra “Absence of Subject”: quaranta fotografie di Sander tratte dalla serie “Uomini del Ventesimo Secolo” e quaranta di Somoroff, intervenuto sulle stesse immagini con un lavoro di interpretazione digitale, cancellandone la figura umana, accompagnate da sei video. L’esposizione, allestita presso la Fondazione Stelline di Milano per la cura di Diana Edkins e Julian Sander, nipote di August, sarà aperta fino al 7 aprile 2013.

IL LAVORO DI SANDER: UNA CATALOGO DELL’UMANITÀ TEDESCA
– Nato a Herdorf, in Germania, nel 1876, August Sander apprende l’arte fotografica assistendo un professionista che lavorava nella miniera dove lui era impiegato come operaio. Dopo aver studiato pittura a Dresda, nel 1902 apre il suo primo studio fotografico a Linz. In seguito, nel 1910, si trasferisce a Colonia: qui, nell’atmosfera di grande fermento intellettuale della Repubblica di Weimar, aderisce negli anni Venti al “Gruppo degli Artisti Progressivi”, e comincia a pianificare un progetto per realizzare un vero e proprio “catalogo” della società attraverso ritratti di uomini e donne tedeschi suoi contemporanei e delle professioni della sua epoca. Si avvia così il grande lavoro di una vita, “Uomini del Ventesimo Secolo”, una serie di ritratti costruita negli anni come un catalogo di umanità, in grado di rappresentare una visione pluralista della società della Repubblica di Weimar, lontana dal mito della razza ariana. Il lavoro è suddiviso in sette sezioni: i contadini, i commercianti, le donne, classi e professioni, gli artisti, le città e gli ultimi – senzatetto, veterani, mendicanti…

L’INTERVENTO DI SOMOROFF – Michael Somoroff, nato a New York nel 1957 e figlio d’arte – suo padre è il grande fotografo commerciale Ben Somoroff –, è stato un enfant prodige della fotografia: a soli ventidue anni tiene la prima personale all’International Center of Photography di New York, sotto la supervisione di Cornell Capa. È influenzato dalla filosofia rivoluzionaria di Alexey Brodovitch, cui viene introdotto dal padre, che lo incoraggia a forzare con il suo lavoro fotografico i confini della visione convenzionale – Brodovitch era solito dire ai suoi allievi: “Mostratemi qualcosa che non ho ancora visto”. Filosofia esistenziale, religione, teoria dei linguaggi, psicologia e decostruzione postmoderna sono i temi principali dell’opera di Somoroff. L’artista ha voluto qui lavorare sulle immagini di Sander con un intervento concettuale, cancellando digitalmente le figure umane. Tolto l’“elemento essenziale”, gli sfondi che costituivano in Sander un elemento di secondo piano ora diventano il soggetto principale, e sono trasformati in opere concepite in maniera completamente nuova. Il lavoro di Somoroff giunge all’essenza dei luoghi – strade silenziose o interni vuoti – e mette in risalto, proprio attraverso l’assenza della figura umana, il rapporto intrinseco tra la presenza dell’uomo e il paesaggio. Un’azione solo all’apparenza arbitraria, che denota in realtà come Somoroff abbia intimamente compreso la lezione del maestro tedesco: Sander non si voleva limitare a un semplice ritrattismo, comune a parte della fotografia dell’epoca, e Somoroff dimostra in questo modo la sua potenza persuasiva ed estetica, anche in assenza del soggetto umano. Pur facendo emergere l’horror vacui di strade silenziose o il silenzio degli interni vuoti delle case, la figurazione dei tratti tipici di quella determinata società rimangono inalterati.

LE DIFICILI VICENDE DEL LAVORO DI SANDER – Il lavoro fotografico di Sander sul progetto “Uomini del Ventesimo Secolo” ha una vicenda piuttosto travagliata: nel 1936, le copie di “Face of our Time” – libro pubblicato nel 1929 e contenente una prima selezione di sessanta scatti –  sono sequestrate dal regime nazista, che non apprezza la sua opera, e le lastre distrutte. Sander deve interrompere il suo progetto, dedicandosi a ritrarre principalmente la campagna del Reno tra il 1934 e il 1939 (lavoro pubblicato in forma di libro solo nel 1975) e la città di Colonia tra il 1935 e il 1945 (lavoro oggetto della pubblicazione postuma “Das alte Köln” del 1984). Nel 1944 un bombardamento distrugge il suo studio e 40.000 negativi. Sander si ritira quindi a Kuchhausen nel Westerwald e il suo nome viene quasi dimenticato fino al 1951, quando, alla fiera internazionale “Photokina” sono espose sue fotografie e lo Stadtmuseum di Colonia acquista l’intero archivio di vedute cittadine. Ma la vera svolta nella conoscenza della sua opera arriva dopo la sua morte, avvenuta a Colonia nel 1964, ed è rappresentata dalla grande retrospettiva organizzata nel 1969 dal Museum of Modern Art di New York. L’intero progetto di Sander dedicato agli uomini della società tedesca viene pubblicato solo nel 1980 nel celebre volume “Uomini del Ventesimo Secolo”, suddiviso nelle sue sette sezioni.

IL COMMOVENTE TRIBUTO DI SOMOROFF A SANDER – Oggi, come afferma la curatrice Diana Edkins, “‘Absence of Subject’ rappresenta un commovente tributo che Michael Somoroff ha voluto porgere all’imponente lavoro di August Sander, ‘Uomini del Ventesimo secolo’ (‘Menschen des 20 Jahrhunderts’). Si tratta di una riflessione accorata ed appassionata sulla memoria, l’immaginazione, la creatività e la forza di fronte alle avversità degli esseri umani”.

1 febbraio 2013

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