”Lo sguardo e le arti”, una mostra celebra il grande Michelangelo Antonioni

Michelangelo Antonioni è uno dei padri della modernità cinematografica. La sua opera ha oltrepassato i confini della settima arte: è stata profondamente ispirata dalle arti figurative e ha esercitato a sua volta su di esse un notevole ascendente...
Presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara allestita una mostra, fotografica e non solo, che omaggia il regista ferrarese nel centenario della sua nascita

MILANO – Michelangelo Antonioni è uno dei padri della modernità cinematografica. La sua opera ha oltrepassato i confini della settima arte: è stata profondamente ispirata dalle arti figurative e ha esercitato a sua volta su di esse un notevole ascendente, come sul cinema di ieri e di oggi. A celebrare il centenario della nascita di Antonioni è allestita a Ferrara, presso il prestigioso Palazzo dei Diamanti, la grande mostra “Lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le arti”, fino al 9 giugno 2013. Numerose le fotografie che, insieme agli oggetti esposti, raccontano la figura del grande maestro ferrarese.

L’ORGANIZZAZIONE
– La rassegna, che si inserisce nel calendario delle celebrazioni per il centenario della nascita del regista, ripercorrerà la parabola creativa di Antonioni accostando i suoi lavori a opere di grandi artisti, come De Chirico, Morandi, Rothko, Pollock, Burri e Vedova, e offrendo un inedito e suggestivo dialogo tra film e pittura, letteratura e fotografia. A cura di Dominique Païni – già direttore della Cinémathèque Française e del Dipartimento per lo sviluppo culturale del Centre Pompidou –, la mostra è organizzata da Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara-Museo Michelangelo Antonioni, in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

IL REGISTA
– Al pari di Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni ha contribuito al passaggio dalla vocazione realista del cinema italiano alla sua ambizione di farsi pensiero, come testimoniano “Cronaca di un amore”, “La signora senza camelie” e “Il grido”, contraddistinti da una scrittura cinematografica fatta di rotture, di misteri e di disgregazione. La trilogia in bianco e nero, costituita da “L’avventura”, “La notte”, “L’eclisse”, la sperimentazione cromatico-narrativa di Deserto rosso, i capolavori della maturità come “Blow Up”, “Zabriskie Point”, “Professione: reporter” e “Identificazione di una donna”, formano una costellazione di opere la cui forza non è stata ancora scalfita. Con film come questi egli ha sondato l’animo umano con sguardo innovatore, radiografando le inquietudini del mondo contemporaneo senza mai abbandonare eleganza e seduzione.

L’ESPOSIZIONE
–Questa straordinaria carriera sarà raccontata a partire dal prezioso patrimonio di opere, oggetti e documenti relativi alla vita e al lavoro del regista di proprietà del Comune di Ferrara: i suoi film e documentari; le sceneggiature originali e le fotografie di scena; la biblioteca, la discoteca, gli oggetti personali e professionali che parlano delle passioni di Antonioni; l’epistolario intrattenuto con i maggiori protagonisti della vita culturale del secolo scorso, da Roland Barthes a Luchino Visconti, da Andrei Tarkovsky a Giorgio Morandi. Un’ampia selezione da questo fondo sarà presentata assieme a opere di altri artisti e testimonianze varie di registi, attori, letterati e intellettuali in un allestimento di grande fascino che metterà in scena un racconto per immagini, suoni e parole attorno ai temi e alle polarità che hanno segnato la poetica del maestro.

IL RITRATTO DI UN GRANDE ARTISTA
– Le leggendarie nebbie della bassa padana che compaiono nei suoi primi film verranno evocate in contrappunto ai deserti aridi e polverosi delle pellicole della maturità; a loro volta, le visioni della metropoli moderna, spesso ispirate alle atmosfere sospese della pittura metafisica, si alterneranno alle lucide premonizioni del disastro ecologico e della crisi finanziaria, sociale e ideologica che incombe sulla società dei consumi. Nel contempo, la bellezza “notturna” della Bosè e la solarità della Vitti delineeranno i due poli dell’immaginario femminile di Antonioni, mentre l’indolenza dei suoi personaggi maschili sarà opposta alla rappresentazione della vitalità ribelle delle giovani generazioni. Sullo sfondo, come un autentico filo rosso lungo tutto il percorso espositivo, risalterà la costante seduzione del regista per l’immagine, sia essa un dettaglio catturato dalla realtà – dal documentario all’ingrandimento fotografico – o una reinvenzione fantastica, come negli acquerelli delle Montagne incantate. Ne emerge un ritratto artistico a tuttotondo che permette di documentare, con rara esaustività, la vita di uno dei più grandi cineasti del Novecento, gettando uno sguardo nuovo sul suo lavoro e offrendo una testimonianza viva della sua forza creativa e dell’intramontabile attualità della sua poetica e della sua opera.

3 aprile 2013

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