L’esaltazione della donna nella pittura di Alma Tadema e dei pittori dell’800 inglese

Della collezione di Pérez Simòn fanno parte le 50 magnifiche opere che si potranno ammirare nelle sale del Chiostro del Bramante a Roma, fino al 5 giugno...

Fino al 5 giugno, nelle sale del Chiostro del Bramante a Roma, è in mostra “Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese. Collezione Pérez Simón”

MILANO – Della collezione di Pérez Simòn fanno parte le 50 magnifiche opere che si potranno ammirare nelle sale del Chiostro del Bramante, fino al 5 giugno, per un’esposizione che, reduce dal successo parigino, approda in Italia per volare poi a Madrid: “Alma Tadema e i pittori dell’800 inglese. Collezione Pérez Simón” a cura di Véronique Gerard-Powell.

GLI ARTISTI DELL’AESTHETIC MOVEMENT – Il visitatore potrà riapprezzare o conoscere il mondo creato dai padri dell’Aesthetic Movement, accomunati da tendenze simili, ma ognuno con la sua personalità, i suoi temi prediletti, il suo personalissimo stile: da Millais e Rossetti, i padri “preraffaelliti”, insieme al poco più giovane Burnes Jones, fino al genio di sir Alma Tadema e le sue tele dedicate al mondo della Grecia e della Roma Imperiale, che hanno ispirato i film mitologici fino agli anni Settanta; ma anche i lavori di sir Frederic Leighton, accademia pura nel miglior senso del termine, mitologia e introspezione profonda come nella magnifica “Antigone”, che ipnotizzerà il visitatore; ma anche John William Waterhouse, capace di unire lo stile preraffaellita con l’impressionismo, il pittore di “La sfera di cristallo”, delle leggende celtiche e delle fiabe inglesi, dipinti di un simbolismo incantatore.

LA MOSTRA – Sono tele, quelle in mostra, che ruotano intorno alla mitologia (come la bellissima “Crenaia, la ninfa del torrente Dargle” di Leighton), al Medioevo e ai drammi shakespeariani, ma anche a scene di apparente quotidianità che si trasformano in quadri di enigmatica bellezza come “Una nube passa” di Arthur Hughes fino all’apoteosi della storia antica che diviene leggenda, come nel capolavoro di Alma Tadema “Le rose di Eliogabalo”, una tela colossale esposta alla Royal Academy nel 1888 e ispirata sia dalla Historia Augusta, sia soprattutto al romanziere Huysman, autore di À rebours, destinato a sconvolgere una generazione di scrittori tra cui Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio e Marcel Proust.

LA CENTRALITA’ DELLA DONNA – In ogni quadro di ogni artista al centro c’è sempre la donna: muse o modelle, femmes fatales, eroine d’amore, streghe, incantatrici, principesse; l’essere angelicato che può diventare demonio la salvezza che può diventare tentazione. Perché la donna è soggetto principale dell’Aesthetic Movement. Nelle opere di questi artisti il corpo femminile non è più prigioniero come nella vita quotidiana, bensì denudato, e simboleggia una forma di voluttà. Le donne sono tutte eroine dell’Antichità e del Medio Evo; natura lussureggiante e palazzi sontuosi fanno da sfondo a queste figure sublimi, lascive, sensuali.

RIPRODUZIONI REALISTICHE E MECENATISMO – Un contesto non immaginato né studiato sui classici perché i pittori viaggiano in Italia, in Grecia e in Oriente e si impegnano a restituire con precisione l’architettura dei templi egiziani, dei paesaggi greci e dei bassorilievi persiani, per farne la cornice di episodi storici celebri in un ambiente di vita quotidiana reinventato. Spesso i loro viaggi erano finanziati dai mecenati, come nel caso dell’ingegnere e deputato tory John Aird che comprò “Le rose di Eliogabalo” ad Alma Tadema e ne fu così soddisfatto da invitarlo con lui in un viaggio in Egitto. Mecenati che erano appunto i nuovi ricchi delle manifatture e dei porti, solidi borghesi di Liverpool, Manchester e Birmingham, golosi di scene da antichità classica minuziosamente ricostruita con visite e visite al British Museum, di nudi femminili solo ufficialmente casti e quindi accettabili per il puritanesimo vittoriano, ma che tali non sono.

10 marzo 2014 

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