Le drammatiche sculture di Giacometti alla Galleria Borghese di Roma

La Galleria Borghese, teca di inestimabili capolavori dell'antichità, ospita per la prima volta in assoluto la tragicità della scultura di epoca moderna che si concretizza nell'opera di uno dei più grandi artisti del '900: Alberto Giacometti...

E’ allestita fino al 25 maggio 2014 nelle sale della Galleria Borghese di Roma la mostra “Giacometti. La Scultura”

ROMA – La Galleria Borghese, teca di inestimabili capolavori dell’antichità, ospita per la prima volta in assoluto la tragicità della scultura di epoca moderna che si concretizza nell’opera di uno dei più grandi artisti del ʻ900: Alberto Giacometti. Fino al 25 maggio 2014 con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, diretta da Daniela Porro, viene presentata all’interno delle sale della Galleria Borghese, diretta da Anna Coliva, la mostra “Giacometti. La Scultura”.

CONFRONTO TRA PASSATO E MODERNO – L’esposizione porterà a Roma l’arte indiscussa e drammatica di uno dei più grandi artisti del ʻ900. La Villa Pinciana, nobile scenario di capolavori è, per definizione, soprattutto il luogo della scultura, grazie alla presenza nella collezione di sommi esempi dell’epoca greca e romana, del Rinascimento, del Barocco e del Neoclassicismo. La meta di questo viaggio attraverso i secoli è l’interpretazione statuaria della figura umana nel XX secolo, che si concretizza nell’arte di uno dei più grandi del ʻ900: Alberto Giacometti. Il desiderio di raccontare la tragicità della scultura moderna a confronto con la classicità del passato è stata dettata da una riflessione sulla poetica di Giacometti, fortemente emblematica di un secolo che vede grandi sconvolgimenti politici, storici e culturali.

LA TRAGICITA’ DELLA FIGURA UMANA DI GIACOMETTI – I curatori della mostra hanno voluto raccontare attraverso il percorso come muti la visione degli artisti nel confrontarsi con la raffigurazione dell’essere umano. La Direttrice della Galleria Borghese di Roma, Anna Coliva, spiega:  “Ci siamo accorti che le opere di Alberto Giacometti, i suoi bronzi, i suoi gessi, avrebbero immesso nella foresta di statue della Galleria l’energia bruciante del suo disegnare, la capacità della sua grafia di indagare la profondità vitale della figura umana, scavandone l’anima fino a sconvolgerne e disseccarne la volumetria esteriore nel sentimento tragico dell’esistenza. E capimmo che questo avrebbe espresso con la più alta intensità la condizione umana nella civiltà moderna…” continua dicendo “Vogliamo verificare se, nelle sale della Galleria, l’allestimento delle sculture di Giacometti provocherà, come crediamo, la sensazione di percorrere l’inquadratura spaziale che le sue forme costruiscono attorno a sé nella loro irrigidita presenza, se l’osservatore sentirà di danzare assieme alle sue statue il loro moto instabile e ineluttabile, di esitazione e determinazione”.

LE OPERE – La mostra dunque è occasione per raccontare l’artista – visionario, onirico e surrealista, fautore di un segno indelebile nell’arte – e soprattutto far vedere la sua opera in dialogo con i capolavori della Galleria: le forme sinuose e bianche della Femme couchée qui rêve (1929) in cui si scorgono quelle della Paolina di Canova (1805/1808), il cui volto è riflesso, sull’altro lato, nella Tête qui regarde (1928); il passo pesante dellʼHomme qui marche (1947), in cui risuona l’eco di quello affaticato di Enea sotto il peso di Anchise (1619); la Femme qui marche (1932/1936), nera e misteriosa come le sfingi di basalto della Sala egizia; l’equilibrio instabile dellʼ Homme qui chavire (1950), fuori asse e pronto a perdere l’equilibrio come il David di Bernini (1623/1624). Tra le 40 opere esposte, bronzi, gessi e disegni innescano nel contesto della Galleria l’energia bruciante dell’arte di Giacometti, che indaga la profondità vitale dei soggetti, scavandone l’anima fino a “ridurre all’osso” la figura umana: questa la tragica modernità trasmessa al visitatore che percepirà che le sculture di Giacometti creano attorno a loro lʼalone volumetrico di una drammatica cornice immateriale, invisibile ma sensibile.

6 febbraio 2014

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