Art Addiction

Le cinque opere multisensoriali per testare la tua dipendenza dall’arte

Può l'arte contemporanea, in alcune forme, dare dipendenza? Succede che alcune opere suscitino nello spettatore reazioni incontrollate. Tachicardia, capogiro, vertigini, confusione, allucinazioni, in poche parole: sindrome di Stendhal...

MILANO – Può l’arte contemporanea, in alcune forme, dare dipendenza? Succede che alcune opere suscitino nello spettatore reazioni incontrollate. Tachicardia, capogiro, vertigini, confusione, allucinazioni, in poche parole: sindrome di Stendhal. Ma quante opere possono provocare dipendenza? Per esempio, passare molto tempo di fronte a un video d’artista fino a 24 ore, farsi fare massaggi rilassanti all’interno di uno spazio espositivo, rinfrescarsi ”dentro” una fontana nella calura estiva o lasciarsi ipnotizzare da effetti psichedelici. Abbiamo scelto per voi alcune opere ad alto tasso di dipendenza che abbiamo sperimentato per voi e che ci hanno rapiti.

IL TEMPO_ Con l’installazione ”The Clock” l’artista americano Christian Marclay si è guadagnato un Leone d’Oro a una Biennale di Venezia. Si tratta di un collage di celebri spezzoni cinematografici in cui le immagini sono state montate in modo da scandire perfettamente ogni minuto e ogni ora della giornata. Il film scorre in tempo reale: in qualsiasi minuto della giornata vi capiti di visitare la mostra, le ore sullo schermo corrisponderanno all’ora reale. Immersiva, contagiosa, maniacale. 20% di dipendenza.

FOOD e MASSAGGI_ L’artista Rirkrit Tiravanija si è fatto conoscere a livello internazionale per aver trasformato il momento conviviale del pasto in un’opera d’arte. Il visitatore può mangiare ciò che l’artista e i suoi assistenti cucinano durante la performance. E c’è di più. Sempre Tiravanija colloca spesso nelle sue installazioni dei morbidi tappetini dove il visitatore può farsi fare massaggi thai. Ingrassante, rilassante, terapeutica. 20% di dipendenza.

DISCO_ L’artista giapponese Yayoi Kusama ha realizzato delle stanze specchianti dove il visitatore è letteralmente “bombardato” da luci e colori. L’effetto è quello di una disco anni Ottanta. Per la cronaca, l’artista vive a Tokyo in un ospedale psichiatrico. Ipnotica, sorprendente, selfie oriented. 20% di dipendenza.

DOCCIA_ E’ capitato qualche anno fa durante la Biennale di Venezia che di fronte alla Stazione dei treni fosse installata una piattaforma. I bambini sono stati i primi a saltarci sopra e a bagnarsi dalla testa ai piedi. Era infatti un’installazione dell’artista danese Jeppe Hein che invitava tutti a partecipare. Tecnicamente una vera e propria fontana azionata dai passanti. Rinfrescante, divertente, svelante. 20% di dipendenza.

SEX_ Succede anche che un artista di nome Abel Azcona decida per una performance di “concedersi” agli spettatori. Che so, rispondere alle loro domande, fare da guida alle sue opere? No, fare sesso con tutti/tutte coloro che lo richiedano. Questa non l’abbiamo provata per voi. Provocatoria, sperimentale, precauzionale. 20% di dipendenza.

Daniele Perra (80% di dipendenza)

28 settembre 2014

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