ARTE - Mostra sul lapislazzuli a Firenze

”La magia del blu”, i lapislazzuli dei Medici in mostra a Palazzo Pitti

Sfumature di blu. Ci si perde nella bellezza di questo colore e nelle sue infinite variazioni cromatiche visitando le stanze di Palazzo Pitti allestite per una mostra fuori dal comune, nata dall’idea di Gian Carlo Parodi, mineralogista del Mùseum National d’Histoire Naturelle di Parigi, e dedicata ad una roccia.

La prima esposizione in assoluto che spiega, da un punto di vista artistico e mineralogico, come e perché il lapislazzuli è stato uno dei materiali più utilizzato in tutte le epoche. A Firenze fino all’11 ottobre sarà aperta al pubblico la mostra “Lapislazzuli. Magia del blu”, al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti

 

MILANO – Sfumature di blu. Ci si perde nella bellezza di questo colore e nelle sue infinite variazioni cromatiche visitando le stanze di Palazzo Pitti allestite per una mostra fuori dal comune, nata dall’idea di Gian Carlo Parodi, mineralogista del Mùseum National d’Histoire Naturelle di Parigi, e dedicata ad una roccia. Sì, proprio così, perché contrariamente a quello che comunemente si pensa, il lapislazzuli non è un minerale ma una roccia composta da diversi minerali e il suo colore blu è dato dal minerale che ne è dominante, la lazurite. La scelta di dedicare una mostra a questa pietra, carica di magici significati, si inserisce nell’ambito del programma “Firenze. Un anno ad arte” ed ha preso forma sotto la supervisione dei curatori Maria Sframeli, Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Giancarlo Parodi.

 
I LAPISLAZZULI NELLE DIVERSE EPOCHE –
L’utilizzo dei lapislazzuli per la fabbricazione di oggetti ornamentali o di culto è molto antica. Il percorso espositivo inizierà con reperti archeologici provenienti dagli scavi condotti nella valle dell’Indo (Mehrgarth, 7000 a.C.), in Mesopotamia (Sumer, 6000 a.C., Ur, 2500 a.C.) e in Egitto (durante la XVIII dinastia, 1500 a.C. circa). Nel Rinascimento la preziosità del materiale fu particolarmente apprezzata a Firenze. Proprio alla corte dei Medici ebbe inizio una delle più spettacolari collezioni di oggetti in lapislazzuli d’Europa: non solo coppe, vasi e anfore, ma anche mobili intarsiati, piani di tavolo. Il lapislazzuli, ridotto in polvere ad uso di pigmento, fu utilizzato dall’antichità fino al XIX secolo. Colore iconografico della Santa Vergine, colore simbolico della dignità reale, colore emblematico dei re di Francia, colore della moda: il blu diventa, verso la fine del Medioevo, il più bello e nobile fra i colori. Quando il lapislazzuli fece la sua prima apparizione in Europa, era conosciuto con il termine di “ultramarinum”, cioè proveniente da “al di là del mare”, da cui il nome di oltremare. Importato in Europa in quantità importanti dai mercanti veneziani, il lapislazzuli veniva pagato a peso d’oro e divenne il “blu” per antonomasia, uno dei colori più ricchi e preziosi, che veniva spesso associato alla porpora e all’oro. L’utilizzo del lapislazzuli in campo pittorico sarà oggetto di una sezione della mostra. Verso la fine del XVII secolo e per tutto il XVIII, a causa di una penuria di lazurite, ci fu una forte domanda di pigmento blu. È stato solo nel XX secolo che si è ridato al lapislazzuli il suo ruolo aristocratico: nel 1956 l’artista francese Yves Klein mise a punto un particolare blu, molto profondo, utilizzando un pigmento oltremare sintetico mescolato ad una resina industriale. Questo colore, ricordo quasi perfetto di quel lapislazzuli impiegato per dipingere i manti delle Madonne del Rinascimento, diventerà celebre con il nome di International Klein Blue («IKB»). Quest’ultima sezione raccoglierà i vari esempi di artisti contemporanei che hanno utilizzato per le loro opere questi nuovi pigmenti.

 

LE STANZE DEL TESORO – Le ‘stanze del Tesoro’ del Museo degli Argenti custodiscono una straordinaria raccolta di vasi intagliati in lapislazzuli, dalle mirabolanti forme ispirate dagli artisti del Manierismo fiorentino. E’ una collezione unica al mondo, iniziata da Cosimo I de’ Medici alla metà del Cinquecento e accresciuta soprattutto per volontà di Francesco I nei laboratori del Casino di San Marco e proseguita, alla sua morte, dal fratello Ferdinando, cardinale della Chiesa romana, che gli succedette nella carica di granduca di Toscana.

 
LE QUATTRO SEZIONI DELLA MOSTRA – Nel Museo degli Argenti la mostra si articola in quattro sezioni. La prima sezione Dalla Natura all’Artificio presenta una selezione di campioni di lapislazzuli di varia formazione e provenienza a diretto confronto con i massimi raggiungimenti nell’utilizzo del lapislazzuli in vasi e coppe, fiasche e mesciroba, originariamente destinati alle corti principesche del Rinascimento, provenienti dai più prestigiosi musei d’Europa. La seconda sezione Commesso in pietre dure e pietre dipinte racconta l’evoluzione dell’utilizzo del lapislazzuli nel primo Seicento in due ambiti, quello del commesso e quello della pittura su lapislazzuli, animati dallo stesso desiderio di rendere eterna e fissare la natura nei colori immutabili della pietra. La terza sezione La pietra blu nel fasto principesco mostra come, nel momento in cui il lapislazzuli diventa sempre più raro, la pietra viene destinata quasi esclusivamente a oggetti profani e suppellettili sacre di grandissimo pregio artistico e di elevatissima committenza. La quarta sezione Dall’Oltremare al Blu Klein è dedicata al pigmento. Quando si tratta dell’utilizzo del lapislazzuli in campo artistico il pensiero corre infatti all’azzurro ‘oltremarino’, decantato come “colore nobile, bello, perfettissimo oltre tutti i colori” nel trattato di Cennino Cennini che descrive nei dettagli il modo di ricavare il pigmento prezioso dalla macinazione della pietra. La mostra si chiude con un accenno alle sperimentazioni, tentate fin dal secolo dei Lumi e protratte per tutto l’Ottocento, per ricercare materiali che potessero sostituire la preziosa roccia, di cui si reperivano nuovi giacimenti, e creare un pigmento che potesse uguagliare l’intensità dell’oltremare.

 

11 giugno 2015

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