La favola di Amore e Psiche narrata attraverso le opere d’arte, dal classico al contemporaneo

Dopo il successo di pubblico e critica riscontrato a Palazzo Te di Mantova, arriva alla Villa Reale di Monza, dal 24 gennaio al 4 maggio 2014 la mostra 'AMORE E PSICHE. La favola dell’anima'...

La mostra, visibile fino al 4 maggio alla villa Reale di Monza, approfondisce la favola di Apuleio grazie a capolavori archeologici della Magna Grecia e dell’arte romana, per arrivare a Tiepolo, Tintoretto, Auguste Rodin, Salvador Dalì.

 
MILANO – Dopo il successo di pubblico e critica riscontrato a Palazzo Te di Mantova, arriva alla Villa Reale di Monza, dal 24 gennaio al 4 maggio 2014 la mostra ‘AMORE E PSICHE. La favola dell’anima’. La tappa monzese permetterà il confronto con la Rotonda dell’Appiani, edificio realizzato da Giuseppe Piermarini nel complesso della Villa Reale che conserva all’interno gli affreschi di Andrea Appiani del 1791 che rappresentano proprio i vari episodi della favola narrata ne L’asino d’oro di Apuleio. L’iniziativa, curata da Elena Fontanella, organizzata dalla Fondazione DNArt in collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, promossa dal Comune di Monza, con il Patrocinio della Provincia di Monza e della Brianza, della Regione Lombardia di EXPO 2015 e della Camera di Commercio di Monza e Brianza  presenta reperti archeologici della Magna Grecia e dell’età imperiale romana, provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dal Museo Archeologico Nazionale di Venezia, dalla Pinacoteca Civica di Teramo e da altri importanti Musei, Istituzioni pubbliche e private. A essi vengono accostate opere d’arte classiche di maestri quali Tiepolo, Tintoretto, Palma il Vecchio, Auguste Rodin, Salvador Dalì, Lucio Fontana, Tamara de Lempicka solo per citare i più importanti.

IL GESSO DI CANOVA – Una particolare attenzione va posta sul simbolo della mostra, il gesso di “Amore e Psiche” di Antonio Canova, di proprietà della Veneto Banca, che costituisce il modello per la realizzazione delle note sculture conservate al Louvre di Parigi e all’Hermitage di San Pietroburgo. L’opera rappresenta una riflessione filosofica sul concetto di anima espresso dalla farfalla che Psiche appoggia sulle mani di Amore; il modellato ricorda l’idealità formale delle sculture antiche che Canova riesce a rendere moderne nell’ideazione e nell’iconografia.

IL MITO DI AMORE E PSICHE – Le opere archeologiche e artistiche collocate negli spazi del Serrone della residenza neoclassica accompagnano il visitatore alla riscoperta dell’antichissimo mito di Amore e Psiche, ripreso da Apuleio nel II secolo d.C., che narra le vicende di Psiche, mortale dalla bellezza eguale a Venere, che diventa sposa di Amore senza mai poterne vedere il viso. Una notte, istigata dalle invidiose sorelle, riesce a scoprirne il volto ma viene immediatamente abbandonata dal dio. Psiche dovrà quindi affrontare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l’immortalità e potrà ricongiungersi al suo sposo.

ANDREA APPIANI E IL MITO – Il progetto acquista a Monza un ulteriore valore simbolico perché proprio nella Reggia di Monza si trova la Rotonda dell’Appiani. Costruita nel 1790 dal Piermarini, la Rotonda è l’unico elemento architettonico di forma circolare presente in questa struttura rigidamente lineare e squadrata. L’architetto folignate la concepì come una specie di dépendance scenografica dove l’Arciduca Ferdinando d’Asburgo potesse intrattenere gli ospiti e stupirli, mostrando delle porte che sparivano o delle fontane che zampillavano a suon di musica, facendo inoltre apprezzare le favolose piante esotiche fatte giungere da ogni parte del mondo. La Rotonda nel 1791 venne decorata da Andrea Appiani, in occasione del ventennale di nozze degli Arciduchi d’Asburgo. È proprio su consiglio del letterato milanese Giuseppe Parini che l’Appiani affrontò il tema mitologico di Amore e Psiche per gli affreschi della Rotonda. Le pitture sono collocate in posizioni diversificate per meglio comprendere la favola tratta dall’Asino d’oro di Apuleio: quattro dipinti curvi, di forma rettangolare, posti sopra le finte porte che scandiscono la circolarità della struttura.

IL RACCONTO DELLA MOSTRA – ‘Amore e Psiche. La favola dell’anima’ si basa sull’interpretazione del mito in chiave neoplatonica che venne data nell’Umanesimo, per la quale l’errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza. La mostra segue le diverse fasi del racconto di Apuleio – dalla passione alla serenità raggiunta attraverso la speranza. Il racconto prende le mosse dalla rivalità nel nome della bellezza. Psiche, nuova Afrodite terrestre, crea inconsapevolmente un sovvertimento dell’ordine cosmico che mette in grave rischio l’armonia stessa delle antiche regole del mondo degli dei. Dall’altro canto, Afrodite – dea della bellezza e dell’amore, che presiede alla fertilità del cosmo su cui agisce la potenza creatrice di Eros – è indignata per l’umana superbia di una mortale che vuole competere con il suo fascino. Si prosegue quindi con il tema delle nozze ferali di Psiche, prologo del dramma che sta per consumarsi. Una profezia vede infatti Psiche unita in matrimonio con un mostro; proprio per questo motivo, Eros ordina a Zefiro di rapirla per condurla nel suo palazzo dove, con l’ausilio della notte e del buio, potrà incontrare la sua amata. Psiche, felice nella sua nuova casa, subisce tuttavia l’invidia delle sorelle – simbolo della coscienza femminile, ovvero della voce interiore che determina l’evoluzione necessaria per attuare il superamento del semplice amore passionale – che le suggeriscono di uccidere l’amato.
Psiche, in quello che rappresenta il più antico modello di atto sacrificale, attende che Eros si sia assopito per sollevare su di lui la lucerna e vederne l’aspetto animalesco: una goccia di olio bollente colpisce però il suo corpo disteso, facendolo sobbalzare e fuggire. Mentre Psiche, con l’illuminazione, determina la conoscenza del proprio amore, Eros si trova a essere sopraffatto dall’amore totalizzante della donna, che impone non l’oscurità dell’inconscio ma la luminosità della coscienza e della consapevolezza, creando un percorso che inevitabilmente conduce anche al dolore e alla separazione.
Privata dell’amante, Psiche cade nella più cupa disperazione e si consegna ad Afrodite, sperando di poterne placare l’ira. La dea decide di sottoporla a una serie di quattro prove, l’ultima delle quali prevede di scendere agli inferi per chiedere a Persefone l’elisir della giovinezza perenne. Sarà una torre, simbolo del sapere umano, ad aiutarla in questa impresa; sulla strada del ritorno tuttavia la curiosità vince nuovamente la fanciulla che, inalando il fluido, cade in un sonno profondo simile alla morte. Solo Eros, che non si era mai rassegnato a vivere senza Psiche, riuscirà a risvegliare l’amata con le sue frecce amorose, assicurando al racconto il lieto fine e il tenero abbraccio.
Il mito porta così alla luce uno snodo epocale nello sviluppo della religiosità antica e della concezione dell’anima: la capacità di amare è una scintilla divina, e la trasformazione dell’anima attraverso l’amore è un mistero che avvicina a Dio.

 

17 gennaio 2014

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Commenti