Le interviste di Artiamo

Intervista a Sarah Cosulich Canarutto (Direttrice di Artissima), ‘L’auspicio è che l’età dei collezionisti si abbassi sempre più, coinvolgendo i giovani.’

Dopo avervi spiegato cos'è Artissima e quale è la principale novità di questa edizione 2014, ovvero la sezione Per4m, abbiamo intervistato la sua Direttrice, Sarah Cosulich Canarutto, che da tre anni ricopre questo ruolo...In conferenza stampa è stato presentato anche il...
Intervista a Sarah Cosulich Canarutto (Direttrice di Artissima)

Il week end del 7, 8 e 9 novembre va in scena la ventunesima edizione di Artissima, la Fiera d’Arte Contemporanea di Torino, che da anni si pone come una delle realtà più sperimentali del panorama italiano. In occasione della conferenza stampa di ieri mattina, abbiamo intervistato Sarah Cosulich Canarutto, Direttrice di Artissima

MILANO – Dopo avervi spiegato cos’è Artissima e quale è la principale novità di questa edizione 2014, ovvero la sezione Per4m, abbiamo intervistato la sua Direttrice, Sarah Cosulich Canarutto, che da tre anni ricopre questo ruolo. Ci ha anche raccontato il concept di One Torino, progetto sulla e della città, curato dal trio Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah e Marta Papini. Il nome del progetto, ‘Shit and Die’ fa eco all’opera al neon di Bruce Nauman, intitolata ‘One Hundred Live and Die‘ del 1984.

Cosa significa dirigere –da donna- una fiera d’arte come Artissima? Dopo 3 anni della sua direzione, possiamo fare un bilancio?

Dirigere una fiera come Artissima significa ereditare un progetto importante, quindi una sfida, e il mio compito è quello di portarla avanti e di continuare a proporre idee nuove, mettendomi continuamente in gioco. Non mi piace dividere tra un approccio femminile e uno maschile ma posso dire che da quando sono arrivata io siamo una squadra di sole donne. Poi sta agli altri giudicare se questo elemento è qualcosa che emerge nel nostro modo di lavorare più che nei risultati e il mio obiettivo è quello di portare Artissima a crescere sempre più, continuando a rimanere propositivi.

Come nasce l’idea di inserire la performance in una fiera d’arte? Cosa comprare? Non si tratta per lo più di “documentazioni” della performance? Penso ad esempio agli schizzi preparatori o alle foto della serie ‘Esplosioni’ di Cai Guo-Qiang o a Tino Sehgal di cui si acquista un contratto orale…

Il progetto è nuovo proprio perché la performance viene trattata come performance nel senso che ci saranno 16 opere che saranno delle vere e proprie azioni, quindi non si tratta assolutamente di “documentazione” ma di opere che verranno realizzate dagli artisti e dai performer coinvolti, o in una piattaforma specifica o addirittura tra i corridoi della Fiera, quindi coinvolgendo il pubblico in modo inaspettato. Si tratta di 16 azioni della durata di circa mezz’ora ma in alcuni casi andranno avanti anche per un periodo prolungato e che si relazionano in modo fortissimo con i visitatori in modo molto diverso: sono performance che hanno linguaggi differenti, dalla live arts all’idea proprio di opera visiva. La novità è il voler dare visibilità agli artisti e trattare la performance come le altre espressioni artistiche, al pari della scultura, della pittura, della fotografia. 16 opere che hanno una precisa collocazione in una sezione commerciale, che sono rappresentate da altrettante gallerie e che sono parimenti rappresentate in catalogo, con una propria autonomia e autorevolezza all’interno della Fiera. Quindi l’atto del “comprare” è rappresentato dall’essere fisicamente presenti davanti al performer? Esattamente.

Artissima si conferma essere una vetrina fortemente votata all’esterofilia, con una folta presenza di gallerie internazionali. Qual è ad oggi la situazione del mercato artistico italiano?

Artissima quest’anno ospita 195 gallerie provenienti da 33 Paesi del mondo. La geografia intesa come allargamento geografico è il risultato di un obbiettivo di qualità, non di qualcosa raggiunto a tutti i costi. Vogliamo rimanere una fiera internazionale, che permette di portare il meglio della ricerca da tutto il mondo, trattando tutte le gallerie allo stesso modo. C’è il 70% di gallerie straniere, fermo restando che le gallerie italiane sono importanti però ben sappiamo che è un momento difficile per il nostro Paese. Non tanto per il collezionismo, che esiste, è sofisticato e “viaggia” ma quanto per le regole fiscali che attanagliano le nostre gallerie e che penalizzano l’acquisizione delle opere in Italia. Per noi è assolutamente importante sostenere le gallerie italiane, da quest’anno addirittura le ospitiamo, al pari di quelle straniere (n.d.r. ospitare nell’accezione logistica legata all’alloggio); e al tempo stesso cerchiamo di stimolare un collezionismo internazionale che risponda a quella che è l’identità della Fiera, quindi sperimentazione e ricerca. L’auspicio è che l’età dei collezionisti si abbassi sempre più, coinvolgendo i giovani.

Esiste un protocollo su come visitare la fiera? Partire prima da una determinata sezione, cominciare con le gallerie storiche e poi le new entry… Quale percorso suggerirebbe?

Artissima è una Fiera che dà molta importanza alla sua struttura (6 sezioni in tutto, inclusa Per4m) e grazie allo spazio che la ospita (n.d.r. l’Oval al Lingotto Fiere), permette di essere vista tutta e in modo ordinato. Fondamentale non è tanto creare un percorso per il visitatore ma piuttosto permettergli di differenziare e di capire dove si trova, di scegliere come vederla e soprattutto di scegliere dove direzionare il suo sguardo, per soffermarsi in modo diverso su questa o quella opera, indipendentemente dal fatto che si si trovi di fronte a stand con opere di tanti artisti o a stand monografici.

 

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