Il fermento creativo del Quattrocento nelle mani di Antonello da Messina

La mostra del Mart di Rovereto, in dirittura d'arrivo e che consigliamo a chi ancora non l'ha vista, si è proposta di ricostruire l'ampia scena storica e geografica dalla quale emerge l'eccezionale individualità di Antonello: un pittore che, a metà del Quattrocento, si fa interprete, al massimo grado, di un fermento creativo mediterraneo ed europeo...

Ultimo weekend per ammirare alcuni dei capolavori della storia dell’arte di tutti i tempi, le opere di Antonello da Messina in mostra fino al 12 gennaio al Mart di Rovereto

 

MILANO – La mostra del Mart di Rovereto, in dirittura d’arrivo e che consigliamo a chi ancora non l’ha vista, si è proposta di ricostruire l’ampia scena storica e geografica dalla quale emerge l’eccezionale individualità di Antonello: un pittore che, a metà del Quattrocento, si fa interprete, al massimo grado, di un fermento creativo mediterraneo ed europeo incentrato sull’incontro-scontro tra la civiltà fiamminga e quella italiana. Questo moltiplicarsi di esperienze – dalla Sicilia a Napoli alla Spagna, dalla Provenza alle Fiandre, da Urbino a Venezia – fanno di Antonello un protagonista di respiro internazionale, da collocare in una prospettiva storico-artistica senza limiti geografici.

 

RIFERIMENTI FIGURATIVI – In questo senso, la mostra ha stabilito riferimenti figurativi rigorosi, tramite confronti che coinvolgono altri protagonisti della scena artistica del momento, da Colantonio a Fouquet a Van Eyck, da Bellini a Alvise Vivarini, ad artisti meno conosciuti, ma insigni, come il Maestro di San Giovanni da Capestrano, identificato con Giovanni di Bartolomeo dall’Aquila, Antonio da Fabriano, Zanetto Bugatto. Così, si vuole rileggere, su basi storicamente fondate, lo specialissimo carattere di un’opera che dipende direttamente dalla grande lezione prospettico-luminosa di Piero della Francesca, come già suggerito nel 1914 dal giovane Roberto Longhi.

 

L’INFLUENZA DI PIERO DELLA FRANCESCA – La novità, in questo senso, è che i curatori Ferdinando Bologna e Federico De Melis (con la collaborazione di Maria Calì e Simone Facchinetti) individuano l’influenza di Piero non solo nella fase matura, ma lungo l’intero arco della vita artistica di Antonello, secondo modalità ogni volta diverse, funzionali alle urgenze espressive del momento. Il Messinese diede di Piero della Francesca una versione fatta di pure geometrie, che spiega anche la sua particolare sintonia, tra i maestri antichi, con le dominanti stilistiche del Novecento. Non a caso Bernard Berenson, parlando della “Madonna Benson”, faceva il nome di Paul Cézanne.

 

IL PERCORSO ESPOSITIVO – Il percorso della mostra parte dalla formazione di Antonello, avvenuta nella Napoli di Alfonso d’Aragona tra esperienze provenzali-borgognone e fiamminghe, e si sviluppa con l’acquisizione progressiva della sintassi ‘italiana’ e l’aprirsi a una dimensione europea, fino all’esito veneziano e post-veneziano, che indica l’inizio di una nuova civiltà figurativa.
La mostra riesamina, a questo proposito, anche il dibattito relativo al rapporto di Antonello con la Milano sforzesca e al ruolo che egli può avere svolto rispetto alle nuove ricerche di tipo spaziale lì condotte dal giovane Bramante, come indicano, tra le opere in mostra, il “Cristo alla colonna” e il disegno “Gruppo di donne su una piazza, con alti casamenti”, entrambe provenienti dal Louvre di Parigi.

 

10 gennaio 2014

 

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