Le interviste di Artiamo

Giacinto Di Pietrantonio (GAMeC di Bergamo), “In Italia, l’Arte come la cultura è in forte crisi’

Nei mesi scorsi abbiamo intervistato Massimiliano Tonelli, Direttore di Artribune, i fotografi Andrea Boyer e Gianni Berengo Gardin, oltre che l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno. Oggi invece...

Proseguono le interviste di Libreriamo ai personaggi più influenti del mondo dell’arte e della fotografia. Ieri abbiamo raccontato la storia della GAMeC attraverso le parole del suo Direttore, che oggi risponde alle nostre domande sul sistema dell’arte italiano e su quale è stato l’apporto della GAMeC in questi anni

MILANO – Nei mesi scorsi abbiamo intervistato Massimiliano Tonelli, Direttore di Artribune, i fotografi Andrea Boyer e Gianni Berengo Gardin, oltre che l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno. Oggi invece discutiamo di arte con Giacinto di Pietrantonio, Direttore della GAMeC, la Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

Quali sono i risultati raggiunti finora e le mostre che hanno riscosso maggior successo?
Immagino che questa domanda si riferisca al successo di pubblico, e in questo senso sono state senza dubbio le mostre collettive ‘War Is Over’ e ‘Il Futuro del Futurismo’, ma se oltre a questo si pensa alla qualità citerei quella di Alighiero Boetti che, tra l’altro, portata sempre a Buenos Aires nel 2004 è stata votata come migliore mostra dell’anno.
Siamo sempre molto attenti alla qualità delle mostre che proponiamo, che confermano un’apertura a 360 gradi, come ad esempio ‘Il Belpaese dell’Arte. Etiche ed Estetiche della Nazione’ (2011) in cui riconfermavamo la messa a confronto di generazioni di artisti diversi ma anche metodi creativi differenti, dagli ex voto alla caricatura, cimeli sportivi, design, architettura, evidenziando la totalità dell’arte, cosa che abbiamo visto fare alla Biennale di Venezia due anni dopo.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Diversi e molteplici, come sempre. Una delle nostre caratteristiche è quella di connetterci con le associazioni del territorio come The Blank, Contemporary locus, Arketipos, con cui da quest’anno promuoviamo la Summer School sul paesaggio, per la riprogettazione di Piazza Vecchia a Bergamo e Piazza Città di Lombardia a Milano. Inoltre, da qualche anno collaboriamo con l’agenzia Multiconsult di Bergamo per Dimore & Design, un progetto che include una serie di conferenze e di installazioni in alcuni edifici storici della città, quali Casa Trussardi, i Palazzi Agliardi, Terzi e Moroni e Villa Gismondi Finardi. Quest’anno, inoltre, abbiamo collaborato con il Gruppo Percassi per la mostra di Michele De Lucchi, di cui una parte è ospitata nello spazio Palestra della GAMeC. Da sottolineare, infine, la collaborazione con BergamoScienza e con la Fondazione Meru per il Meru Art*Science Award, quest’anno alla sua seconda edizione.
Le mostre del prossimo anno si concentreranno su un grande artista moderno e su un giovane contemporaneo, a partire dalla seconda metà dell’anno (nei primi mesi del 2015, infatti, il museo ospiterà la mostra dedicata a Palma il Vecchio).

(n.d.r. Attualmente la GAMeC sta ospitando le mostre di Robert Overby, Giuseppe Stampone e la VI edizione dell’Artists’ Film International)

So che siete stati tra i primi (nel 1998) a realizzare progetti speciali dedicati ai portatori di handicap e agli immigrati. Cosa significa essere un punto di riferimento nella didattica museale?
Siamo molto orgogliosi dei nostri Servizi Educativi, dipartimento che negli ultimi due anni ha beneficiato di un ulteriore supporto da parte di TenarisDalmine e che ci ha permesso di promuovere nuovi progetti, tra cui Art Fellowship, in collaborazione con l’Università di Bergamo, che ha avuto molto successo e verrà replicato il prossimo anno.
Nel 2006 abbiamo ricevuto un importante riconoscimento: il Premio Alta Qualità per l’infanzia “Il Grillo”, per la prima volta assegnato a un museo d’arte contemporanea.
Uno degli obiettivi del museo è “aprirsi” alle più diverse fasce di utenza, offrendo gli opportuni supporti didattici; la Galleria, infatti, può essere luogo privilegiato per la conoscenza diretta dell’arte moderna e contemporanea. I Servizi Educativi della GAMeC, costituiti da qualificati educatori e mediatori museali, continuamente aggiornati sul fronte dell’arte contemporanea, sono a disposizione di tutte le tipologie di pubblico (adulti, bambini, insegnanti, università, scuole, biblioteche, associazioni, CRE) per visite guidate, conferenze, programmi didattici, attività di laboratorio, workshop, visite per migranti e portatori di handicap. Dal 2006 il dipartimento Servizi Educativi della GAMeC porta avanti un progetto rivolto ai detenuti della Casa Circondariale di Bergamo. 

Ma vorrei spendere ancora una parola sul fronte dei migranti, per sottolineare il grande lavoro svolto dal museo, a proposito del quale vorrei citare un estratto dell’intervista pubblicata su “Zona Franca” (la newsletter dei Servizi Educativi che abbiamo attivato dallo scorso anno), alla mediatrice libanese Maedeh Ziarati che così racconta la sua prima visita guidata:

«La mia prima visita l’ho fatta per 15 donne arabe/marocchine, tutte alla loro prima visita in un museo. Sentivo la loro agitazione svanire man mano che la visita proseguiva. Ma davanti alla opera di Pistoletto “Venere degli stracci” le donne sono rimaste impietrite in un primo momento! Mi raccomandavano di non dire niente ai mariti! Ma dopo un attimo d’imbarazzo la complicità femminile si è fatta avanti e sono cominciati gli scherzi e il divertimento vero e proprio. È come se quest’opera le avesse fatte sentire a loro agio. Strano ma vero! Sono ritornate a casa contentissime e mi hanno ringraziato molto […]»

Quale è, ad oggi, la reale situazione dell’Arte in Italia? Qual è il ruolo dei Musei e delle Gallerie?
L’Arte in Italia non se la passa molto bene, ma questo vale per la cultura in generale, come sottolineato dal recente rapporto annuale di Federculture che ha lanciato un serio allarme per il forte calo dei consumi culturali. D’altra parte, crisi e conseguenti tagli hanno inciso fortemente sul suo consumo. Noi come GAMeC non ci siamo persi d’animo e ci siamo rimboccati ulteriormente le maniche addirittura aumentando l’offerta culturale, cercando maggiori risorse tra i privati, non solo in termini di finanziamenti, ma in quello che possiamo chiamare “sponsor service”. Pertanto, ai contributi ”tradizionali” dei nostri soci fondatori e benemeriti si aggiungono collaborazioni con case editrici, aziende per trasporto e allestimento, ecc.
In generale, il ruolo dei musei è quello di non mollare, ma di sviluppare strategie di sostegno per l’arte contemporanea in un paese che non solo per i tagli, ma anche per mentalità, ha poca considerazione per la contemporaneità.

I giovani e l’arte: che rapporto c’è? Quali potrebbero essere gli strumenti e le iniziative più adatte per avvicinare questi due mondi? In particolare, che ruolo hanno riviste, blog e community del settore?

Benché istituzioni pubbliche e private lavorino per risollevarlo, lo stato dell’arte italiano è in difficoltà da anni. Ci sono fattori storici contingenti che ci pongono fuori “mercato”.
A questo proposito l’AMACI – Associazione Musei d’Arte Moderna e Contemporanea Italiani che raccoglie 26 musei e che ha sede presso la GAMeC fin dalla sua fondazione (2003), ha promosso un’inchiesta che ha registrato come dal 2003 al 2012 le sole istituzioni museali italiane abbiano ospitato oltre 800 mostre di artisti italiani. Un lavoro non indifferente.
GAMeC ha ospitato diverse mostre di giovani artisti, alcuni dei quali esponevano per la prima volta in un’istituzione italiana. Ricordo, ad esempio, le personali di Roberto Cuoghi, Lara Favaretto, Sterling Ruby, Latifa Echakhch, che oggi sono diventate star internazionali.
Da alcuni anni GAMeC ha realizzato una serie di mostre in onore del collezionista Arturo Toffetti, mostre che, grazie a un fondo messo a disposizione del museo, ci permettono da un lato di realizzare la mostra e dall’altro di acquisire un’opera dell’artista ospitato, che entra in seguito a far parte della Collezione Permanente.
Altro fiore all’occhiello della GAMeC è il Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte, nato nel 2003 e primo nel suo genere, che ora vanta diverse imitazioni in Italia e all’estero (l’ultimo quello della Fondazione Prada), a dimostrazione dell’attitudine sperimentale, laboratoriale, e non solo conservativa, che un museo deve avere.
Tuttavia, gli artisti italiani vivono un periodo di sofferenza. Recentemente ho preso parte alla giuria del Pinchuk Art Prize a Kiev (uno dei riconoscimenti più importanti al mondo, che prevede per il vincitore una borsa di 100.000 euro) e tutti gli altri giurati, provenienti da vari Paesi, mostravano poco interesse per i giovani artisti italiani. Come se nella loro mente l’Italia non avesse artisti, come se fosse un Paese su cui non vale più la pena soffermarsi, nonostante le mie insistenze nello spiegare opere e contesto. Poi si aggiunga che artisti e istituzioni sono in difficoltà anche per altri motivi, da una parte dovuti ai tagli, dall’altra a causa di una disattenzione e disaffezione del pubblico dovute alla crisi.
In ogni caso, forse non siamo in grado di comunicare abbastanza quanto facciamo, perché non riusciamo più a produrre riflessioni e opere che abbiano un orizzonte di internazionalità. Certo, i blog e le nuove tecnologie possono aiutare, ma da sole non bastano: è necessario che anche il nostro Paese si modernizzi e non resti ancorato alla tradizione. Insomma, c’è bisogno di un cambio di mentalità generale, ma cosa possiamo aspettarci in un Paese in cui si elimina l’insegnamento della Storia dell’Arte dai programmi scolastici? Per fortuna pare che ora vogliano ripensarci. Un primo passo, ma non basta.

8 luglio 2014

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